mercoledì 14 gennaio 2015

Per valli e colline



Le colline attorno a Kalaw


Raccolta del thè
Alle sei di mattina tutta la valle di Kalaw è coperta da un leggero strato di nebbia che si muove a banchi e a strati un poco più alti nella parte bassa della città. Dalla terrazza del mio albergo sulla cima della collina, questo mare di latte che si muove piano, attutisce i rumori che vengono da basso, mentre il cielo si rischiara lentamente. Spuntano per prime le guglie degli zedi dei templi, anche l'oro assume le sfumature di rosa proprie dell'aurora e neppure fai caso all'umidità fredda della montagna che si condensa sui mancorrenti di metallo lucido. Oggi bisogna camminare per i monti. Meglio partire di buon ora, zaino in spalla con il fresco del mattino, specialmente se si è un po' pesanti, per soffrire meno verso il mezzogiorno. Tutta l'area delle alte colline intorno a Kalaw è famosa per le sue possibilità di camminate nei boschi e nelle campagne e incrocerai spesso gruppi di baldi trekkers armati di tutto punto di scarponi, di zaini affardellati e dato che oggi è molto moda, di bastoncini da nordic walking. Poi la zona è talmente vasta che per fortuna si perdono subito di vista e si rimane da soli per tutto l'arco della giornata. Subito fuori dal paese si passeggia beatamente su sentieri che percorrono un fondovalle agricolo ben coltivato, con piccole risaie di montagna, dove qualche spiazzo piano lo consente, ma senza i terrazzamenti così intriganti di altri luoghi indocinesi. 

Donna Palaung

Orti rigogliosi tra le capanne e campi di zucche e cipolle. Di tanto in tanto incroci qualche donna con la gerla carica sulle spalle, una ritardataria che sta andando al mercato in città. In un campo una coppia di zebù tira stancamente un piccolo aratro mantenuto in linea da un vecchio magro e allampanato sotto un grande cappello a cono. Gruppi di bufali grigi ruminano nel fango alzando appena al tuo passaggio, il muso interrogativo, con le corna lunate all'indietro. Quando passi tra i gruppi di capanne, noti solo qualche anziano seduto davanti alla corte o che si occupa di piccoli lavoretti, lisciando stecche di bambù o riempiendo il mortaio di foglie secche aromatiche da pestare. Tra gli alberi, quando il bosco si fa un poco più fitto, spuntano guglie gialle, piccoli punti di devozione e di riferimento, un po' come le nostre edicolette con la madonnina all'incrocio delle carrarecce. Poi il sentiero largo e comodo comincia ad inerpicarsi tra le colline che diventano via via più alte e scoscese. I terreni aumentano la pendenza, l'agricoltura si fa più difficile e cominciano le sequenze di piantagioni di thè, con qualche contadina che raccoglie qua e là le foglioline verdi e tenere sulle punte dei cespi e le getta nella gerla dietro le spalle. Basta fermarsi e tutti mostrano interesse al contatto, al sorriso, al mostrarsi gentili con l'estraneo, eppure qui di gente ne passa parecchia, si vede che è proprio questo il carattere.


Al villaggio
Queste colline sono abitate da diverse minoranze, rigorosamente separate villaggio per villaggio, Pa'o, Danu, Danaw, Taung e molti altri, ma non aspettatevi la varietà di costumi e di colori che si trovano tra le montagne del Laos o del Vietnam del nord, qui la gente si è ormai piuttosto omologata e tranne qualche copricapo colorato troverete vestiti interessanti solo in qualche anziana dei villaggi più remoti. Un tempo anche qui c'erano le long houses su palafitta di tek, dove viveva tutta una famiglia per diverse generazioni, oggi le case in muratura col loro bravo tetto di lamiera stanno prendendo il posto delle capanne e lungo i sentieri, convenientemente allargati, transitano i motorini e anche qualche mezzo più grande. Naturalmente se scema l'interesse del viaggiatore sempre alla ricerca dell'inconsueto e del primitivo, nella realtà la gente sta molto meglio in termini di benessere materiale, qualità di vita e sicurezza alimentare e sanitaria. Rimangono solo i problemi di carattere genetico, considerando l'alta percentuale di matrimoni endogami e tra parenti stretti che la scarsa penetrabilità di queste comunità tribali impone. Su di una delle colline più alte, un villaggio Palaung  occupa tutto il crinale ponendosi a cavalcapoggio tra le due valli. Tra le case in ogni spazio libero, lunghe stuoie sono ricoperte da uno strato di foglioline arrotolate di thè ad essiccare. 

Donna Palaung
Basta fermarsi ad osservare e subito la nonna ti invita ad entrare, ti mostra la macchina a rulli che tutte le famiglie possiedono per sminuzzare le foglioline e poi metterle nei sacchi prima che il grossista venga a ritirarle. Beviamo un thè. E' verde e di sapore forte, quasi hai l'impressione che il tannino si attacchi ai denti. Al centro della grande stanza, tre bambini giocano un po' sguaiati, cercando di farsi notare mentre in un angolo una piccola amaca-culla dondola con l'ultimo nato che dorme beatamente. Certo ogni tanto senti lo spernacchiamento di un motorino che passa e appena fuori, un gruppo di ragazzine con ciocche inusitatamente bionde, ti saluta ridendo, solo distraendosi un attimo dallo smanettamento degli smartphone, però l'atmosfera generale del paese è ancora ferma nel tempo e rimane la sensazione di quella disattenzione alla fretta che ritrovi in campagna e che rimarrà sempre disabituata all'ossessione del tempo che fugge propria delle città. Le ore passano tra salitelle e discese, colline ricoperte di verde, orti di cavoli e melanzane e ripidi pendii pieni di alberi di arance, un agrume proprio di queste parti dalla buccia verde e sottile, molto succoso e abbastanza dolce. In un angolo della strada, c'è uno spazio più ampio che consente la manovra dei mezzi. 

Donna Danu
Sotto imponenti tettoie, ce ne sono grandi mucchi di questi piccole arance, continuamente rimpolpati da raccoglitori che arrivano con le gerle ricolme, mentre ragazze accoccolate a terra le scelgono, le dividono per pezzature e le dispongono in contenitori per essere portate ai mercati. Il capataz subito ne offre un po' per rinfrescarci la bocca, che ormai siamo proprio nell'ora più calda  e accidenti ai chili, in salita manca il fiato e le gambe dei camminatori più bolsi cominciano a essere stanche. Se Dio vuole prima o poi la tortura finisce e ritorni in città giusto in tempo per dare un'ultima occhiata al mercato grande, dato che proprio oggi cadeva la turnazione dei cinque giorni. Molte postazioni sono già sul punto di essere abbandonate, le donne ammucchiano l'invenduto nelle gerle per tornarsene a quei villaggi che noi avevamo attraversati semideserti. Qualcuna fa un giro per fare i suoi acquisti coi soldi incassati nella giornata, poi è tutto un andirivieni di motocarri, minibus e motorini stracarichi che partono rombando. Rimangono solo gli abitué del mercato a riordinare le merci per gli ultimi acquirenti e a preparare i banchi per il giorno dopo. Il sole scende su Kalaw. La giornata è stata dura, bisogna andare a rifocillarsi dal nepalese, prima che arrivi la folla dei camminatori e che anche lui, con l'aria del vecchio gurka in pensione finito per caso tra queste montagnole così diverse dalle vette himalayane a cui è aduso, assieme a tutte le sue figlie e nipoti, vada in confusione coi curry e i dal. C'è movimento anche in cucina, intanto arrivano montagne di chapatti caldi, forse la aggiustiamo anche questa sera.

Tramonto a Kalaw

SURVIVAL KIT

Essiccazione del thè al villaggio
Trekking a Kakaw - Questa è una delle zone più note della Birmania classificata come il paradiso dei trekkers di tutto il mondo. Naturalmente c'è ampia scelta con giri dai diversi gradi di difficoltà, da mezza giornata a quattro giorni per arrivare fino al lago Inle. Diciamo che si tratta di piacevoli passeggiate in un paesaggio collinare non troppo selvatico, in cui si vede una vita campestre non troppo primitiva. L'interesse etnografico rimane comunque piuttosto scarso, come ho detto prima, anche se chi ama soprattutto camminare, lo troverà ugualmente piacevole. Le guide, reperibili facilmente nei diversi Hotels, concorderanno il giro secondo le vostre richieste ed esigenze. A seconda del numero  dei partecipanti costano all'incirca 15/20.000 K al giorno. A mio parere, questa esperienza si può anche saltare, se non siete degli assatanati del camminare ad ogni costo e se disponete di poco tempo e dovete saltare un giorno. Comunque fate voi.

Famiglia Palaung


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