lunedì 21 agosto 2017

Ardèche 3: Pont Saint Esprit


Il ponte di Pont Saint Esprit


Lo strombo del portale della cattedrale
Una passeggiata per le antiche vie di Pont Saint Esprit ti riconcilia col passato, sono così strette e contorte che quasi nessuna auto vi si avventura, così arrivi in tutta tranquillità alla imponente cattedrale e subito vai ad affacciarti alla balconata sul fiume che con un alveo davvero vasto, quasi dal non scorgere la riva opposta, costeggia per lungo tratto il costone su cui sfilano le case. Il lunghissimo ponte che lo attraversa coi suoi 700 anni di vita sta lì a raccontare di questa città e dei secoli passati. Ma la storia più curiosa per cui questo paesetto della Francia centrale è noto, risale a pochi anni fa, al 1951 ed è così curiosa che va raccontata. E' noto alle cronache come l'affaire du pain maudit e rimane un caso studiato e molto interessante per capire come si possano creare anche in tempi moderni teorie complottiste e storie fantasiose per arrivare a linciaggi sulla pubblica piazza e non solo messe alla gogna morali. Veniamo al fatto. Dunque pochi anni dopo la guerra, periodo in cui ancora il ricordo della fame e delle privazioni sostenute era ben vivo nella mente di tutti, avvenne nel paese una gravissima intossicazione alimentare che colpì quasi al completo la popolazione, che oltre ai problemi fisici presentò anche episodi psicotici acuti come aggressioni, allucinazioni e deliri notturni, esplosioni di violenza e tentativi di suicidio. 

La cattedrale
A questi si aggiunsero presto scene di isterismo di massa e il presunto responsabile, il fornaio del paese, accusato di avere appositamente avvelenato il pane, ebbe la porta della bottega marchiata con una croce per scacciare i demoni che la abitavano. I più guarirono in pochi giorni, ma per molti si aprirono le porte degli ospedali psichiatrici e due morirono. Visto che l'esorcismo della croce non funzionava, alcuni tentarono di linciare direttamente il panettiere untore che fu allora tratto in arresto, si dice per salvargli la pelle. E' molto probabile, anche se non fu mai accertato con precisione che il pane fosse stato preparato con farina di segale e loglio in cui c'era una forte percentuale di segale cornuta che contiene tossine molto potenti che danno appunto questi sintomi. Inoltre sembra che il pane fosse stato sbiancato, essendo il pane nero un brutto ricordo dei tempi di miseria passati, con un altro prodotto altrettanto tossico, il tricloruro di azoto. Insomma il classico caso di frode alimentare scambiato con la molto più suggestiva ipotesi di stregoneria e di maleficio del demonio a cui il fornaio si sarebbe venduto. Tra l'altro era probabile che lo stesso fosse inconsapevole del fatto in quanto fu arrestato anche un mugnaio che distribuiva queste farine, pare noto per fare questi mescolotti truffaldini, che confessò subito il raggiro che gli avrebbe fruttato circa 2000 franchi, solo che questa volta aveva esagerato, un po' una storia del tipo vino al metanolo, sfuggita di mano. 

Vecchie case
Tuttavia l'inchiesta che si concluse con la condanna del mugnaio non stabilì la causa precisa per cui cominciarono a circolare le tesi più inverosimili. Le colpe erano via via del demonio, del panettiere per le sue vicinanze politiche a De Gaulle, delle moderne trebbiatrici e dell'infame progresso, delle potenze straniere, della guerra batteriologica, del Papa e di Stalin e delle nazionalizzazioni. Oggi certamente sarebbero state chiamate in causa, i banchieri, le multinazionali, la globalizzazione e la Monsanto, sono sicuro, in particolare quest'ultima data la sua continuità coni semi di frumento. Un giornalista americano invece, assicurò, prove alla mano,  che era stata la CIA che stava testando un aerosol all'LSD come arma batteriologica, mentre secondo altri poteva trattarsi di un avvelenamento di mercurio che veniva usato in alcuni prodotti per la concia dei semi, come accaduto in diversi altri paesi del mondo conconseguenze ancora più devastanti, in Guatemale e in Pakistan con oltre 100 morti, insomma un bel caso da manuale da confrontare con i tanti fatti gravi che accadono ogni giorno e che poi danno la stura ai complottisti di mezzo mondo. Va beh, il paesino è comunque molto grazioso, fateci un giro di un'oretta, ma poi, dopo un ricco petit déjener, con croissant che stillano burro, è ora di partire e fare i pochi chilometri che ci separano dall'ingresso delle gole.


La piana del Rodano




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domenica 20 agosto 2017

Ardèche 2: Orange


Orange - L'arcodi trionfo - I sec.


Fregi dell'arco
Orange è ormai sud della Francia, senti odore di Provenza e sei abbagliato da quella luce che colpì irrimediabilmente il cuore di tanti famosi pittori che arrivarono fin qui per compiere parte dei loro capolavori, però al tempo stesso Orange è anche impero Romano a tutti gli effetti, segnale inoppugnabile di una presenza che ha condizionato la storia e allora di Asterix e compagni, non si vedeva l'ombra. Così la città è segnata ancora oggi soprattutto dalle maestose vestigia di questo passato ingombrante che dopo duemila anni, rimane ancora lì a dire provateci un po' voi se siete capaci. Lo straordinario arco della vittoria che ti accoglie all'arrivo incittà, è uno dei più belli ancora così ben conservati. E' il più antico di questo genere, rimasto e i suoi bassorilievi raccontavano a chi arrivava dalla via Agrippa che collegava Lione ad Arles, storie di gladiatori e di guerre, assieme alle vicende della II legione di Cesare, i cui soldati fondarono la città. La sua pietra, tenera al punto che le intemperie hanno ammorbidito i dettagli scolpiti, rendendoli ancora più avvincenti e rievocativi, viene colpita dal sole forte del sud lasciando barbagli dorati che lo circondano di fascino esotico. L'altra gemma straordinaria è il teatro coevo, l'unico rimasto in Europa assieme ad altri quattro nel mondo a conservare la imponente scena completa, lunga oltre cento metri e alta 37 e capace di ospitare novemila spettatori. Altro che grandeur

Orange - Il teatro
Questa è una dimostrazione di tale potenza da fare chinare la testa a tanti regni e imperi successivi. Deve essere davvero coinvolgente assistere a qualche rappresentazione in questo immensa cavea, che a quanto si dice ha conservato una acustica del tutto eccezionale. Rimane il tempo di passeggiare nelle viuzze del centro storico, gradevoli come tutte quelle di queste cittadine francesi che sembrano invitare a fermarsi nei dehors dei tanti locali che si sporgono su deliziose piazzette, mentre dai un'occhiata alle pesanti muraglie dell'antica cattedrale, al municipio al centro della città e al piccolo teatro ottocentesco che testimonia l'attività culturale che ferveva da queste parti. Insomma un bel bagno di storia. Per tornare coi piedi a terra, basta fare qualche chilometro fuori città verso nord e passi da Piolenc, il paese dell'aglio come testimoniato dal monumento enorme che staglia la bianca testa dell'ortaggio in formato gigante, a benvenuto ai viaggiatori all'ingresso del villaggio, come a testimoniare l'importanza economica che il suddetto riveste per la comunità, oltre ad essere una delle caratteristiche più note e da qualcuno criticate della cucina d'oltralpe. Ma poco più in là non ho potuto fare a meno di fare una piccola sosta a Mornas, un paesino di vecchie case disposte lungo la statale che conserva i ruderi di un castello medioevale abbarbicato alla cima di un costone roccioso che sovrasta le case stesse. 

Mornas - La chiesa
Una volta trovato lo stradino che risale la costa arrivi ad un parcheggio di fianco al vecchio cimitero e alla chiesa di pietra antica, poi ti devi sobbarcare una scarpinata su una salita mortale con una pendenza tale da renderla impegnativa anche per le auto. Come sempre i francesi sanno vendere benissimo la loro merce e sfuttano questo rudere offrendo spettacoli in costume e visite  guidate che fanno lavorare un po' di gente comunque. Dall'alto comunque la vista è splendida, sulla campagna circostante e sul Rodano che scorre placido al passaggio, irreggimentato tra rive di cemento. Vale sempre la pena fare queste piccole soste per apprezzare scorci minori, ma che convincono col fatto che il tempo è stato comunque ben speso. Non fosse altro per scorgere sulla facciata della piccola cattedrale i caratteri sbiaditi che recitano Liberté - Egalité - Fraternité sormontata da un bel Republique Française, per testimoniare che qui la rivoluzione c'è stata e che il secolo dei lumi ha messo religione e soprattutto clero al posto dovuto, storia che purtoppo altri credi non hanno avuto e per questo dispongono di credenti decisamente più saldi nella fede. Ma adesso direi che è venuto il momento di raggiungere Pont Saint Esprit, la cittadina che rappresenta la porta delle gole dell'Ardèche, il fiume che con il suo lavoro di milioni di anni ha consentito la formazione di una delle meraviglie naturali di questo territorio.

Orange - Il teatro ottocentesco
SURVIVAL KIT

Orange - A 100 km a sud di Valence. Vale la pena di farli sulla strada normale perapprezzare ilpaesaggio tranquillodella Vaucluse. Da non perdere una breve visita di almeno un paio d'ore, per vedere l'arco, il teatro e il bel centro storico.

Mornas - Lungo la strada, verrete attiratidalla vista dei ruderidel castellochelo sovrasta. Merita la fatica per la vista dall'alto soprattutto.

Pont Saint Esprit - Conveniente base di sosta da cui partire per visitare le gole. Dispone di molti piccoli hotel, conprezzi non particolarmente bassi. Se pernottate, prendete l'occasione per passeggiare nel grazioso centro storico, di viuzza in viuzza per scoprire antiche case, chiese e soprattutto per arrivare alla balconata sul Rodano che permette una bellissima vista sull'antico ponte medioevale di oltre un chilometro che consente di arrivare in città attraversando il vastissimo greto del fiume e che dà il nome al paese.

Hotel Le Commerce - 1, rue étroite (In realtà l'ingresso è sulla via principale dove c'è il grande parcheggio, se no il navigatore vi farà perdere nelle viuzze del centro). Comodo con parcheggio davanti, sulla larga via d'accesso al paese. 66 € la doppiasenza colazione. Stanzetta microscopica con dotazioni minimali, con bagno lillipuziano e due gocce di bagnoschiuma nella bustina. No AC, TV, free wifi buono in camera. Alla reception si raccomanderanno soprattutto, uscendo o rientrando, di non far scappare il gatto.

Restaurant café Les voyageur - 3, rue des 3 journées - A pochi passi dall'albergo sempre sulla via principale. Servizio bistrot con griglia, specializzato in spiedini di varie carni che siordinano a unità. Buonoe abbondante. Servizio gentile. 3 birre piccole, 5 spiedini grandi, 2 frites, coppa gelato e tarte tatin ottima per 46€. 

Paesaggio col Rodano

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giovedì 17 agosto 2017

Ardèche 1: Per strada


Valence - Un cortile

Valence - La casa orientale
Ogni anno non resisto, un giretto nella vicinissima Douce France, non me lo leva nessuno. In fondo sono qui a pochi chilometri dal confine, anzi un tempo questa era proprio terra di delfinato, poi Regno di Savoia, insomma siamo anche un po' di più che cugini e poi davvero questa terra mi piace molto. Dunque qualche giorno all'anno le va dedicato e non voglio neppure considerare il tempo passato sul mare della Cote, quello anzi mi sembra territorio italiano a tutti gli effetti, in particolare per la fauna che lo popola. Dunque, questa volta dopo attento studio e valutazioni paragonative, alla luce dei consigli dell'amico Sergio, grande conoscitore del territorio, ho deciso per un salto nell'Ardeche, piccolo dipartimento dell'entroterra incastonato tra Drôme e Vaucluse  verso est e la Loira a nord. Dalla Val Chisone ci arrivi in un attimo,  anche se fai una sostina colazione sul colle del Sestriere, che pur essendo fine luglio, mantiene il broncio della montagna alta, poco usa ai vacanzieri estivi e che si sente come in standby in attesa della stagione invernale che le è decisamente più congeniale. Tra la nebbia bassa e la temperatura frizzantinna, la briochina sicca sicca ti va quasi di traverso; meglio apprezzerai maggiormente i petits déjeuners che ti aspettano ansiosi al di là del confine.

Valence - San Giovanni Battista
Il balzo fino a Briançon mi è ormai talmente consueto che mi scordo di apprezzare il bel colpo d'occhio della fortezza del Vauban che domina l'inizio della vallata della Durance e che prosegue verso Gap con un suo respiro ampio e invitante. Bisogna ammetterlo, dal nostro versante, specialmente in questo settore occidentale, le valli sono strette e tortuose, mancano di grandezza, le montagne stesse appaiono come più misere e sassose. Al di là, tutto appare più ampio, più grandioso, le cime, più lontane e quasi misteriose sembrano nascondere possibilità indicibili, ghiacciai ancora vivi e spessi, ancora poco toccati da questo clima ballerino da cui tanto sono angosciati. La Barre des Ecrins con le sue cime oltre i quattromila, ti segnala subito che qui è montagna vera, dove il limite dell'escursionismo si fa prossimo ad imprese più importanti. Già il passo del Lautaret ti pone in una dimensione diversa e più professionistica, anche se fai fatica a superare gli stormi di ciclisti incalliti che sudano su queste rampe storiche, in attesa di prendere l'imbocco dela strada per il famoso Galibier, misuratore di fatiche disumane che invogliano all'aiutino per poter dire almeno di essere arrivato in cima, pestando su quei pedali maledetti che sono i chiodi della croce a cui rimani appeso per poter raggiungere ancora vivo quel traguardo.

Valence - Una via
Poi, con quelli con cui parlerai di biciclette, di sudore e fatica, di gare raccontate, te lo potrai appuntare, sul petto nudo, come medaglia al valore, al pari di tanti altri nomi storici, Alpe d'Huez, Isoard, Mont Ventoux e il fatto che più d'uno ci abbia già lasciato la pelle, non perché schiacciato come una rana da automobilisti distratti, ma perché il cuore scoppia e non per l'emozione, lo fa rà diventare ancor più bello. L'uomo brama il rischio, l'adrenalina e la fatica passa in sottordine. Quando le gole della Romance si allargano e tutto diventa piano e scorrevole, quasi ti spiace aver perduto quel panorama di alta montagna, curve continue tra pascoli secchi e senza alberi, che ti segnalavano una quota importante e tutto il panorama si addolcisce, tra piccoli paesi pur popolati di vacanzieri amanti della semplicità e del profumo delle tome di montagna. Poi non si può resistere al richiamo autostradale, che i chilometri non saran tanti, ma se paghi pedaggio arrivi in fretta e in un soffio sei a Valence, capoluogo della Drôme al confine col nostro traguardo. Un colpo d'occhio bisogna pur darlo a questa cittadina sulla riva del Rodano dal centro storico ben conservato che invita ad una passaggiata per ammirare la sfilata di vecchi palazzi, le rovine dell'antico castello, i giardini quasi sospesi sulle rive del fiume vicino.

Valence - La cattedrale
La grande cattedrale di Saint Apollinaire e la chiesa di San Giovanni Battista, sono in realtà molto più imponenti dal di fuori che all'interno, dove appaiono un po' spoglie, prive di quella ricchezza di quadri e sculture che invece riempiono a dismisura le nostre cattedrali. Grandi architetti insomma i nostri cugini, ma un pochino sotto nel resto. Una pioggerella fine ma fastidiosa mi obbliga prima a cercare riparo nella piazza centrale tra i chioschi ed i tendoni dei ristoranti all'aperto, poi induce a raggiungere l'auto per procedere nel viaggio. L'autostrada segue per ancora parecchi chilometri il confine tra i dipartimenti dell'Ardéche e della Vaucluse, scorrendo lungo la riva destra del Rodano. Qualche vigneto sulle colline lontane ricorda che qui siamo in terra di grandi vini, la Côte du Rhone proverbiale, man mano che si procede verso sud e comincia a sentirsi il profumo della lavanda di Provenza e quando arriviamo quasi ad Orange, bisogna ricordare che siamo a un tiro di schioppo dal famoso Chateauneuf du Pape, un nome una tradizione. Insomma dici Francia, dici vino un po' dappertutto. E con questo vi do appuntamento a domani, lasciandovi sul gusto dei sentori di romanità che emanano dalla città che andremo a visitare.

L'interno della cattedrale



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venerdì 11 agosto 2017

Il tarlo dell'Oriente

Myanmar - Mruak 'U - Preghiera

Mentre la brezza di questa aria che spira leggera tra i monti e le forre che scendono tra i pini, mi parla di lievi sensazioni che ormai nascondono ed ottundono definitivamente le calure estive (forse finite?), la voglia di pensare ha la sgradevole tendenza ad andarsene, forse alla ricerca di una pensione meritata, checché ne dica Boeri, ed emerge un po' spocchiosa come una grillina mai in vacanza il desiderio di rimanere lì, come inebetito di fronte al paesaggio per assorbirne gli odori, le sensazioni sulla pelle, i rumori attutiti, da subire senza approvazioni o dinieghi. Forse è questa la meditazione? O più semplicemente è lo sprofondare in una forma di otium così apprezzato dai latini, che non è ben chiaro se snervi la coscienza o la vivifichi. Sembra però facile non pensare, invece nel gorgo nero di questi meandri profondi, dove forse c'è davvero di tutto, come in una soffitta abbandonata di un film horror e dove puoi pescare a volontà, ricordi sbiaditi che forse erano squallida routine e che ora ti appaiono rosati splendori; desideri mai avverati, forse perché impossibili da raggiungere, forse soltanto rimasti lì per pigrizia o ignavia o incapacità; pulsioni represse di cui forse ci sarebbe da vergognarsi oppure così comuni da diventare banali, in ogni caso da studiare da partedi psicologi, anche bravi. 

Guardi la sagoma del Forte in lontananza, così vituperato da alcuni, così splendido e unico, così prorompente nella sua personalià da far di sé un manifesto inoppugnabile per una valle ed intanto le domande ti salgono da dentro, se le consideri, generando allo stesso tempo risposte così difficili da trovare e così inutili da ricercare. Una perdita di tempo che bene si affianca all'inattività, cercata certo, mai forzata per fortuna. Intanto, mentre una nuvola chiara si sposta verso sud aumentando lo spazio di azzurro sopra di me, ho una questione che mi arrovella. Ma perché l'oriente mi affascina a tal punto da costringermi come un assuefatto irreparabile ad andarci continuamente e quando ne sono distante, mi rimugina dentro una specie di groppo spinoso che non mi dà pace fino a quando non ricomincio a macinare progetti, itinerari e informazioni. Eppure di paesi di quell'area ne ho ormai visti parecchi, dal vicino all'estremo, dovrebbero bastarmi come esperienze rimuginate e invece no, il tarlo continua il suo lavoro incessante, spesso fastidioso. Io credo che sia una questione di fascino dell'esotico. 

Mentre il sud, l'Africa ha sempre rappresentato per me il selvatico, il misterioso, l'ancestrale che mescola alla voglia di conoscenza anche un misto di paura e diffidenza, l'Oriente sta lì come un insieme di sirene esotiche che invitano ad avvicinarsi, a bearsi nel farsi sfiorare, a mostrare i suoi misteri esibendoli come orchidee voluttuose ed invitanti, cariche di passione, di sensualità, di bellezza. Sono luoghi sognati fin dall'avvicinarsi alla letteratura dell'infanzia, Salgari, Kipling, che ti raccontavano mondi di bajadere, di tigri e di re dalle vesti dorate; di caverne misteriose, di immense statue di divinità feroci o misericordiose, di montagne bianche e inaccessibili, di paradisi perduti da raggiungere, di saggi dalle barbe bianche da ascoltare. In fondo tutte cose create dalla fantasia, esagerate e mitizzate al punto da deludere spesso chi ci arriva finalmente, magari con sacrificio. Tuttavia questo mondo è talmente ricco ed è capace di regalare tali e tante sensazioni, che tutto il negativo che riesci ad immaginare, la sporcizia, la puzza, il disgusto per la povertà carogna, l'affollamento barbarico e tanto altro, diventa ad un tratto, appena varcato quel limite invalutabile del pregiudizio e della ripulsa, parte dell'attrazione fatale, tratto positivo da reinterpretare, assimilare, sopportare in nome del tutto quanto puoi ammirare, godere, vivere. 

Quanta arte incontri per le vie dell'Oriente, quanta storia, quanto sapere e poi aggiungi natura e paesaggi sconvolgenti, ambienti selvaggi, deserti, foreste, mari e spiagge, colline verdeggianti e picchi innevati così estremi da non trovare paragoni. E poi gli uomini che ci vivono, molti vicini a noi o per lo meno ansiosi di raggiungerci inseguendole nostre stesse chimere, altri invece così lontani e diversi, isolati e nascosti, ma portatori di differenze e culture che puoi trovere solo lì e quasi da nessuna altra parte del mondo; un passato ancora e profondamente presente e forse non per molto. Insomma un insieme di attrattive che riescono a stimolare anche una statua di marmo, mi sembra o forse sembra soltanto a me, attaccato da questo virus che non lascia scampo, che una volta riuscito ad attirarti in questo gorgo, non ti lascia andare più, sei costretto periodicamente a ritornarci. La scusa è la solita, non ho ancora visto il tal posto, non ho ancora percorso quell'itinerario, mi manca ancora quel paese. Tutte storie, la realtà è questo profumo di Oriente non ti lascia più e continua a mandare dei richiami ai quali è impossibile resistere. Comunque il prossimo viaggio lo farò a Ovest, tanto per coerenza e poi, in fondo non era anche questo il desiderio di Colombo, buscar el levante por el ponente?


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mercoledì 9 agosto 2017

Recensioni - Severgnini - Signori si cambia



Ennesimo libro di questo intelligente giornalista, che sa sfruttare al massimo il suo lavoro, lavora viaggiando perché si diverte, ci fa trasmissioni televisive e articoli di giornale, alla fine dato che nel viaggio, come per il maiale non si butta via nulla, alla fine ci esce anche un libro. Insomma un po' quello che piacerebbe fare a me, senza riuscirci, purtroppo. Stavolta si parla del viaggio in treno, visto come categoria esistenziale, nel racconto di alcuni viaggi effettuati attraverso l'America, l'Australia, L'Europa e perché no, l'Italia. Ma il file rouge del libro, non è quanto avviene in questi viaggi, ma proprio il senso stesso che li accomuna, quello stare sul treno, quel contatto inevitabile con gli sconosciuti compagni di viaggio, quel mondo che sfila continuamente dietro quello schermo fisso che è il finestrino. Ricordo inestinguibile dei miei tanti e lunghi viaggi in treno in una Russia che non esiste più, salvo solo forse in quell'ambiente anomalo che corre all'infinito su quelle due rette parallele da Mosca a Vladivostok e non solo. Insomma un libro che può interessare solo lettori particolari e che se ne va via in un paio d'ore, il tempo giusto di arrivare da Milano a Firenze.


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sabato 5 agosto 2017

60 Motivi + 1 per andare il Malaysia

Peherentians Islands - Turtle beach


A conclusione del giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi sulla Malaysia, stimolandovi al viaggio (e stavolta è davvero quella definitiva, poi passeremo ad altro), vorrei fare un piccolo elenco di cose imperdibili di quel paese o che se la volete mettere giù in altro modo, valgono la pena di sobbarcarsi le ore di volo che sono necessarie a raggiungere quella terra lontana.

  • Rimanere senza fiato davanti alle Petronas towers illuminate
  • Stupirsi della modernità delle vie del centro di Kuala Lumpur, guardando grattacieli a testa in su
  • Apprezzare l'architettura antica di Merdeka square passeggiando nel prato
  • Camminare tra le vie di Chinatown ed i mercatini di Petaling street trattando roba taroccata
  • Aspirare i profumi di spezia a Little India mangiando fette di mango fresco
  • Guardare le abilità tessitorie dei lavori tradizionali al National Textile Museum mentre fuori vien giù una bella ramata monsonica
  • Godersi le delizie di un ristorande libanese in Batu Bintang tra i colori al neon delle strade
  • Riposarsi al fresco del central market prima di cuocersi al sole sulla collina verde del giardino botanico, tra orchidee e ibiscus
  • Contrattare alla morte con un negoziante grassottello e che parla solo cinesee che crede che voi lo capiate
  • Fare un salto a Kampong Bharu per vedere un autentico tradizionale quartiere malese
  • Disperarsi cercando di trovare la strada per uscire da Kuala Lumpur con la macchina a noleggio e finalmente trovare il modo di risolvere la sistuazione
  • Percorrere le tortuose strade di montagna delle Cameron Highlands godendosi la bellezza della foresta impenetrabile. 
  • Visitare una piantagione di thé Boh e assaggiarne una tazza
  • Mangiare l'hot pot della cucina nyonya senza scottarsi le dita
  • Fare un giro a piedi nella foresta a 2000 metri tra alberi secolari coperti di muschio sentendosi Harry Potter
  • Fermarsi al mercato a comprare frutta scegliendo tra fragole, mangostini, manghi e banane
  • Cercare di districarsi nella automazione autostradale per arrivare al ponte che porta a Penang
  • Godersi ad uno ad uno gli edifici antichi del centro di Georgetown e bersi un caffé locale
  • Fotografare le ragazze che fotografano i murales in pose sbarazzine
  • Godersi gli hot spot di Penang dalla spiaggia, ai templi, stupendosi dei colori del farfallario più grande del mondo
  • Vedere l'isola dall'alto della collina dove arrivi con la funicolare, mentre gli innamorati si fanno le foto nel tunnel dell'amore e quelli che ci sono arrivati a piedi si fanno massaggi profumati ai piedi
  • Perdersi nel museo della Pinang Mansion mentre a due sposini fanno il servizio fotografico
  • Traversare il parco Belur con una strada tortuosa rischiando di investire gli elefanti senza vedere neanche un tapiro.
  • Farsi prendere dal giro vorticoso di chi organizza il trasporto alle Peherentians Islans
  • Prendere un water taxi per andare su una spiaggia deserta dove sentirsi Robinson fino a che non ti vengono a riprendere
  • Traversare un'isoletta a piedi in un sentiero della foresta gocciolando di sudore
  • Godersi una grigliata di pesce in un baracchino sulla spiaggia serviti da bambine col velo
  • Fare il bagno nel brodo tra le tartarughe e non aver più voglia di uscire
  • Sentirsi a disagio in costume da bagno tra le ragazze in burkini
  • Visitare il Teman Negara di notte tra ragni giganti, scorpioni velenosi e batteri fosforescenti
  • Percorrere un canopy walk a 50 metri di altezza tra le cime degli alberi
  • Imparare ad accendere il fuoco ed a tirare con la cerbottana tra gli Orang Asli
  • Giocare con un varano che cerca lentamente di scomparire nel sottobosco
  • Cercare di capire le problematiche della palma da olio traversando infinite piantagioni
  • Gustare una magnifica omelette al formaggio prima di traversare il fiume in barca
  • Evitare di cascarci di nuovo dentro come quell'altra volta, tentando di risalire sulla riva
  • Guardare un bradipo illuminato dalle torce che si arrampica su un palo della luce, dopo aver visto in tutto il giro di notte niente altro che un maiale e una mucca
  • Salire faticosamente la scalinata delle Batu Caves e vedere la città lontana
  • Stupirsi di vedere il vecchio palazzo di legno del sultano di Malacca costruito senza un chiodo
  • Farsi rincorrere dai ciclo rischiò truccati da pokemon
  • Girare per Malacca tra vecchie case cinesi e moderni murales, immaginando l'antica città commerciale di un tempo
  • Fare una crocera di notte sul fiume che attraversa sinuoso la città
  • Meravigliarsi del fatto che il Borneo non sia così selvaggio come si credeva e sfondarsi di pesce alla food court del Top Spot di Kuching
  • Dormire in un ostello dagli avvisi inquietanti, tranquillizzati dalla padrona di sesso incerto
  • Vedere nasiche e serpenti nel parco di Bako, inseguiti da un barbuto babiroussa
  • Godersi gli oranghi del centro di riabilitazione di Semengooh
  • Dormire in una longhouse degli Iban trascorrendo qualche giorno tra fiumi e foresta.
  • Trascorrere le serate ballando e bevendo grappa di riso e sentendo discorsi da ubriachi
  • Fare un picnic nella foresta con quello che regala la natura e abbattere una palma per mangiarne il cuore
  • Chiacchierare con un anziano Iban di tatuaggi e di teste tagliate
  • Cenare con la famiglia del capo villaggio e distribuire doni alla comunità
  • Passare una giornata a conoscere il Brunei, tra moschee, giardini, petrolio e hotel di lusso
  • Visitare il parco Kinabalu con sorgenti calde, ponti tibetani e animali selvatici
  • Rimanere ammirati davanti alla Rafflesia, il fiore più grande del mondo
  • Passare un giorno tra le isole tra una folla di turisti cinesi e di locali coperte fino ai piedi
  • Vedere di nascosto gli oranghi e gli orsi del sole di Sepilok, mentre mangiano
  • Trascorrere qualche giorno sul fiume Kinabatangan, girando in barca all'alba e alla sera per vedere elefanti pigmei, oranghi, nasiche e macachi, buceri, aironi ed aquile, rane e coccodrilli, rimanendo estatici davanti ai colori dei martin pescatori addormentati
  • Dormire in un hotel su palafitte ascoltando lo sciabordio dell'acqua e del resto sottostante
  • Passare un giorno girando per le isole dell'atollo dell'arcipelago di Sipadan tra i fondali più belli del mondo
  • Saltare da un punto all'altro del paese per pochi euro con la lowcost Air Asia
e infine:
  • Disperarsi perché non hai programmato almeno ancora una settimana per vedere quello che hai lasciato indietro
E spero con questo breve elenco di avervi convinto. Questo era il mio ultimo invito al viaggio. Per la serie completa dei dettagli pratici preparerò una pagina apposita. Chi vuole maggiori dettagli e info, mi scriva.



Teman negara - Radici

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Arrivo

venerdì 4 agosto 2017

Malaysia 48 - Considerazioni finali


Le torri Petronas


Signore in gita
Come sempre è arrivato il momento di tirare le somme. Sono passati già quattro mesi da quando sono tornato da questo viaggio in Malaysia che ha avuto, tra le altre cose, il merito di farmi completare la conoscenza, sommaria per carità, di tutti i paesi del sud est asiatico. A consuntivo, se proprio debbo essere sincero fino in fondo, la Malaysia è quello che tra tutti presenta interessi inferiori ai suoi concorrenti dell'area, probabilmente a causa della mancanza di pezzi di assoluta eccellenza come possono essere considerati Angkor wat, in Cambogia, le popolazioni dei montagnard di Laos e Vietnam, con la sua baia di Halong, le città buddiste di Patan e M'rauk U, in Birmania, la modernità più avanzata del mondo di Singapore ed i templi thailandesi, le diversità naturalistiche e culturali dell'Indonesia, insomma un concentrato di arte e di cultura raro a vedersi e che porta tutta questa zona ai livelli più alti di interesse del mondo. Nel mio discutibile giudizio, gioca inoltre il fatto che, arrivato per ultimo nel mio carnet di paesi visitati, ha perso alla mia vista quella fascinazione esotica che ti prende alla gola le prime volte che arrivi in Oriente e che, ad esempio, mi colpì perdutamente quando nel 1974 arrivai per la prima volta a Bangkok, momento che, probabilmente rilasciò nel mio sangue quel virus maligno dalla cui dipendenza non sono più guarito. Tuttavia non posso negare che la Malaysia, terra dalla sua personaòlità assolutamente particolare e che la distingue da tutti i suoi vicini, ha moltissimi punti che fanno considerare assolutamente consigliabile una sua visita, anche approfondita. 

La moschea di Georgetown
Intanto devo premettere che come sempre, a conclusione del mio viaggio, si sono affieviolite o sono scomparse del tutto molte delle idee preconcette con le quali ero partito, rivelandosi questo, un paese molto diverso da come me lo aspettavo. L'aspetto di maggiore rilevanza riguarda essere la Malaysia un paese dichiaratamente islamico, come struttura di governo e che, ufficialmente per lo meno, considera questa religione ed i suoi dettami parte fondamentale della sua esistenza e della sua organizzazione. Mi aspettavo dunque una decisa presa di posizione nei comportamenti in generale, nella posizione femminile, nella gestione della vita pubblica in generale, insomma una certa intransigenza sunnita piuttosto integralista. La realtà che mi si è presentata è invece molto diversa o almeno questa è stata la mia sensazione. Questo assunto religioso rimane, almeno nella vita comune visibile dall'esterno, assolutamente teorico e non pervasivo, essendo presente in effetti, una libertà totale per chi professa credi diversi. Gli unici accenni che puoi avvertire girando per le strade, sono la presenza di hijab (velo che copre solo i capelli e lascia libero il viso) per le donne mussulmane, che sono all'incirca la metà della popolazione, ma sempre di colori vivacissimi e apparentemente parte di un modo di vestire di tradizione e non avvertito come obbligo; la dichiarazione su alcuni manifesti agli aeroporti di essere la Malaysia un paese islamic friendly; l'indicazione su molti ristoranti diservire cibi adatti alle regole dell'Islam e la scarsa presenza di bevande alcooliche nei normali esercizi pubblici, mentre si trovano regolarmente nei locali rivolti agli stranieri. 

Tempio confuciano
A complemento si trovano ogni tanto nella capitale grandi manifesti che dichiarano, almeno ufficialmente la vicinanza del paese alle popolazioni Ronghya, discriminate e oppresse nella vicina Birmania a causa della loro fede islamica. Per la verità, mi risulterebbe che quando si tratta di accogliere barconi di fuggitivi dai campi di prigionia birmani, il clima diventa subito più freddo e restrittivo. Nella vita di ogni giorno le donne invece, non mostrano affatto la ritrosia comune a molti paesi dell'area mussulmana mediorientale, anzi, sono molto amichevoli e anche da sole  parlano volentieri, se cercate di attaccare bottone, spesso lo fanno loro per prime e non si ritraggono scandalizzate quando scattate qualche foto, anzi direi che ho notato una certa civetteria. Inoltre i templi di tutte le altre religioni, incluse le chiese cattoliche, sono numerose, normalmente aperte al culto e frequentatissime; basta fare un giro nei molti santuari induisti. Considerate anche il fatto che quasi la metà della popolazione, o non ha interessi religiosi, come molti della comunità cinese o aderiscono ad altri culti, inclusi quelli tradizionali animisti. La seconda cosa che non si può non notare è che questo paese non appartiene certamente a quel gruppo di paesi poveri che faticosamente stanno uscendo da una situazione terzomondista con fatiche, lotte sociali e sfruttamenti, comuni nei vari buchi neri del mondo. Il paese è abbastanza ricco e sviluppato, di certo grazie al petrolio e ad una posizione favorevole ai commerci ed all'esportazione dei prodotti cosiddetti di piantagione, presenti da secoli nella zona, dal thé al caffé, al cacao, alla gomma e oggi dal grande interesse gravitante sull'olio di palma. 

Isole Peherentians
Anche nelle zone meno sviluppate del paese si vede comunque la presenza di un minimo di benessere diffuso, considerato che la Malaysia si situa comunque attorno al 65° posto come PIL procapite. Le strade sono molto belle e curate, le città ragionevolmente pulite, ben servite di mezzi pubblici ed automatizzate. Insomma un paese civile in cui è facile e piacevole muoversi. Certamente avvertirete il desiderio di avvicinarsi nello stile e nelle modalità di sviluppo alla vicina Singapore che probabilmente rimane il faro conduttore a cui si cerca di somigliare. In ogni caso il punto di forza del paese, che dovrebbe rappresentare la motivazione principale per visitarlo, è la natura. Una natura strabordante e potente, invasiva e rigogliosa che l'uomo domina a stento, grazie ad un clima, per noi terribile e monotono, che corrisponde ad una quasi unica stagione sempre attorno ai 30/32°C, umidissima grazie al fatto che in certi mesi piove e in altri piove a dirotto. La bellezza straordinaria delle immense foreste, dei parchi nazionali, vi conquisteranno con la possibilità di penetrarle con difficoltà per vedere animali particolari e presenti solo lì. Il verde assoluto che vi circonderà sempre sia che vi ritroviate in montagna o al mare, dove troverete l'altra faccia splendente delle isole dei mari del sud, delle coste di tipo granitico dai grandi massi arrotondati, alle lingue lunghe di sabbia bianca e farinosa degli atolli della barriera, spesso affollati dal nuovo turismo d'oriente, ma sapendo allontanarsi di pochi metri, assolutamente deserti, che vi sapranno dare sensazioni davvero speciali. 

Popolazioni Iban del Borneo
Della vita subacquea non parlo, non essendo titolato, ma questo potrebbe essere probabilmente il punto topico del vostro viaggio. Calcolate poi che la parte del paese che si estende sulla parte nord del Borneo, gli stati federati del Sarawak e del Sabah, presentano le cose che vi ho appena descritto, in maniera più che raddoppiata. Qui troverete zone ancora davvero selvatiche, foreste ancora più impenetrabili e popolazioni che ci vivono con le quali vale sicuramente avere un contatto ed una conoscenza anche solo superficiale. A consuntivo, come ulteriore punto positivo, bisogna confermare che si tratta di un paese facile ed economico da raggiungere; dove la gente è molto cordiale ed amichevole; che si può girare in tutta tranquillità, facilmente da soli e senza problemi, addirittura con mezzi propri, pubblici o affittando un auto; dove la vita è molto economica sia per il cibo che per gli alberghi, dignitosi anche nel basso livello (ostelli o due stelle) e dove gli spostamenti aerei sono semplici ed economicissimi, ricorrendo alle grandi compagnie lowcost come Air Asia. Insomma, come sempre, e, badate bene, non mi è ancora capitato per nessun paese che ho visto di dire il contrario, anche questo è davvero un posto che vale la pena di visitare, per le sue bellezze, per le sue diversità e per le esperienze che ti consente di avere attraverso la conoscenza diretta dei suoi abitanti. Che altro dire, cominciate a prenotare i biglietti.

Il the delle colline




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