lunedì 20 febbraio 2017

Madagascar 33: La strada per Maevatanana

Sulla strada N4



Voglia di Francia
Quando lasci un luogo hai sempre un piccolo senso di vuoto in fondo al cuore. Anche se sono gli ultimi momenti in cui rimani in quel paese e come sempre hai in testa solo la via del ritorno. Bevi avido il succo fresco di mango, butti giù di gusto le spesse fette di ananas e papaya, vuoi farti rimanere a lungo non il sapor d'acqua natìa che rimanga nei cuori esuli a conforto, ma al contrario per portare con te quel gusto di esotico che fa parte della tua continua ricerca. La barca che corre sul braccio di mare che separa l'isola dalla terraferma sembra battere l'onda ancora più duramente, come per darti un'ultima punizione per l'abbandono. Anche il barcaiolo ha fretta; altri stanno per arrivare, da te ha già avuto il suo e la ruota deve girare per fare tutti contenti. Il molo di Anfiky è gremito di gente, di merci, di mezzi che ingombrano ogni spazio contendibile. E' difficile anche per la barca avvicinarsi ad un punto di approdo. Alla fine si arriva al dunque e Congò, sempre ilare, guida i bagagli verso la macchina che aspetta silenziosa in un angolo riparato. Nella folla che si agita tra facchini, conducenti di mezzi, turisti e nullafacenti in attesa di opportunità che si raggruppano in cerchi ai margini dell'area, c'è vociare e movimenti disordinati. Poi in un angolo del molo, dalla melassa spessa della confusione salgono grida e agitazione.

Un villaggio
Un ragazzotto deve aver rubato una borsa ad una orientale svagata che pensava di essere in qualche tranquilla piazza asiatica. Il ladruncono viene acchiappato subito nel margine di pochi metri mentre tenta una improbabile fuga pedatoria. Braccia robuste lo trascinano fuori dalla vista mentre per aria si agitano nodosi bastoni intenzionati a dargli la paga. Il maltolto recuperato però, è subito restituito all'agitata ragazza, insomma si vuole evitare che le fonti di reddito portino con sé cattive impressioni sulla sicurezza. Poi è soltanto più la strada. Una strada lunga che attraversa tutto il nord del paese per ritornare fino a Tana. Sono quasi 900 chilometri che risalgono dal mare al centro dell'isola attraverso paesaggi severi, grandiosi, solitari. La statale N4 è in buone condizioni e consente di viaggiare abbastanza speditamente così ti puoi godere appieno questa terra. La prima tappa sarà di quasi 600 chilometri fino a Maevatanana, un punto di sosta obbligato, un piccolo paese tra le montagne dove chi va verso la capitale, riposa una notte prima di lasciare la pace degli altopiani per raggiungere la confusione della metropoli. All'inizio la strada corre ancora vicino alla costa ovest e la bassa quota permette ad una vegetazione fitta di nascondere i campi ed i piccoli paesi ai margini dell'asfalto.


L'abbeverata
Vere e proprie foreste di manghi si estendono a perdita d'occhio. Siamo in stagione e i rami pendono verso il basso, carichi come sono di una quantità esagerata di frutti la cui buccia, ancora verde chiaro, va mutandosi nel giallo carico che ne annuncia la perfetta maturazione. I banchetti che si affollano lungo la via ne sono pieni, così come al sud lo erano di litchi rossi. Ogni tanto grandi camion di grossisti sono circondati da donne con ceste piene di frutti che vengono caricati fino a che il mezzo non è strapieno e pronto a partire per le zone di consumo. Ogni tanto vedi anche altri punti di raccolta per un altro tipo di business. Mucchi altissimi di grandi sacchi cilindrici, richiusi da un lato da frasche o paglia, sono in attesa di acquirenti al passaggio o anche loro di un grossista raccoglitore per i mercati cittadini. Si tratta della carbonella, la principale fonte di energia del paese, indispensabile per tutti gli usi domestici dalla città alle campagne e praticamente uno dei più importanti settori di produzione e lavoro del paese. E' detto anche l'odore del Madagascar, è quello che pervade l'aria delle campagne e dei paesi, è quello degli alberi tagliati che bruciano sotto i monticelli di terra che crescono dovunque appena fuori da ogni gruppetto di case ed ai margini dei boschi, per produrre questo carburante semplice, di facile produzione e approvvigionamento che si fa da ogni parte e che è diventato una fonte di reddito per moltissimi malagasy.

Foresta da carbonella
Un senso di bruciato fuligginoso tipico della carbonella non ancora combusta, il legno che si annerisce in assenza di ossigeno sotto la terra, le donne che arrivano dal bosco cariche di legna che si ammucchia per creare un nuovo braciere, gli uomini che attizzano il vecchio e che dopo averlo spento, lo aprono per radunare i minuscoli frammenti in una nuova sacca da portare poi al margine della strada. Tutto il Madagascar brucia così lentamente, consumandosi lentamente e rilasciando nell'aria una sottile polvere nera ma invisibile che odora soltanto. Risalendo verso l'altopiano la strada si infila sinuosa in valli larghe dai rilievi rotondi. Minuscole abitazioni di terra si addensano le une alle altre in paesini lontani dall'asfalto. Anche gli alberi diradano fino a scomparire, bruciati o incapaci di sopravvivere ad un ecosistema decisamente più arido. E' terra rossa e dura di pascolo seccagno e povero, terra da capre che si aggirano anch'esse come gli uomini solitarie e lontane. E' terra da cui il turista si tiene lontano, fuori com'è dal bailamme della costa e dalle curiosità naturali di parchi e animali, perdendosi così la visione stordente di questo paesaggio grandioso e severo al tempo stesso, fatto di terre erose e rocce traforate dal vento, quadro impressionante che disarma e stupisce.

In fuga
Non appena riesci a raggiungere un punto un poco più elevato la serie infinita delle colline che si disperdono all'orizzonte, ti conquista per questa solitaria austerità. E' bellezza da meditare, da ascoltare in silenzio, una assenza vitale quasi perfetta, neppure turbata dalle rare auto di passaggio. Anche la gente è più ruvida e timorosa, come non fosse abituata all'estraneo. Congò ci conferma che qui girano voci di bianchi cattivi che vengono a rapire bambini per portarli chissà dove. Leggende di certo, paura, guarda un po' dello straniero, del diverso, forse anche aizzata da chi ha interesse a canalizzare odie paure su qualche cosa di esterno, di più semplice da etichettare. Però il carretto che arriva con una famigliola a cassetta e quattro bambini sul retro, si avvicina con cautela, poi il padre che al passaggio ci scruta con sospetto, non appena ci avviciniamo, frusta con foga la pariglia di zebù, spingendoli con brevi grida di incitamento, per scappare via, nel dubbio, alla maggiore velocità possibile, i ragazzi si fanno più piccoli quasi volessero nascondersi alla vista dei temuti vasà che stazionano sul ciglio della strada cercando solo un luogo un po' nascosto per esigenze fisiologiche da espletare al di fuori delleattenzioni dei passanti


Una sosta
Di tanto in tanto, grandi fiumi dal greto immenso con il rigagnolo fangoso che ne delinea il centro, scavano valli larghe. Dove l'acqua è più ricca subito compare il verde e la gente che arriva per goderne i benefici. Un bagno ristoratore, il lavaggio dei vestiti, le taniche gialle da caricare sui carrettini di legno dalle piccole ruotine, ma col volante, spinti dai ragazzi e che sono il mezzo di trasporto carico più frequente che vedi in giro. Più o meno a metà strada in un paesotto un po' più grande forse Andranomama o forse Labandy, ci si ferma in un baretto lungo la via principale per mangiare una omelette. La clientela e la gente che gira rappreseneta il classico movimento di passaggio. Le ragazze sono sbrigative, le facce di chi si ferma, intente solo a dove devono andare. Tipi strani, grossi zaini, ragazze bistrate e bardate con i vestiti stretti della città, gente con borse indaffarate che popolano gli autogrill di tutto il mondo. Nel retro dopo i cessi, ci sono pure due o tre camere dalle porte tenute insieme da quattro assi. Uno di quei posti che si definiscono molto basici e nei quali si cerca di non toccare troppo quello che ti circonda. Poi la strada sale ancora mostrando qualche fila di zebù lontani che scendono a valle. Maevatanana compare quasi all'improvviso quando il cielo comincia a scurirsi e la massa di camioncini, auto e taxi brousse si addensa, rallentando fino ad infilarsi in una delle cento vie laterali in cerca di un posto dove passare la notte.

Al fiume


SURVIVAL KIT

Hotel Betsiboka - 4 Maevatanana - Bisogna fare di necessità virtù, anche perché probabilmente non c'è di meglio e questo è un punto di tappa obbligato sulla via verso Tana. Hotel molto scalcagnato con annesso ristorante sulla via centrale, ha due o tre camere "nuove", al 2° piano, dotate di AC e ventilatore (del tutto inutili in quanto verso mezzanotte va via la corrente, inoltre sono rumorosissimi). Camere molto minuscole, si fatica a chiudere la porta ed estremamente basiche a 60.000 Ar. Rarissimi gli stranieri, per cui nessuno parla nemmeno il francese. Si viene presi in carico da una simpatica ragazza con cui ci si deve intendere a gesti. Si può cenare con 2 o 3 euro per un piatto di zebù molto coriaceo e riso, patate o altra verdura. Colazione consueta. Siate comprensivi e adattatevi. Dalla terrazza potrete godervi il passaggio dato che siamo propria la centro dle paese con relativo mercato sottostante. La strada obbligata per arrivarci da Anfiky è la nazionale N4 di quasi 600 km, abbastanza buona e molto panoramica, che potrete coprire con una auto normale in cica 8 ore, più le soste.

Autobus



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Camaleonte mosaico
Mad 11: Gli Zafimaniry

domenica 19 febbraio 2017

Recensioni: Ristorante I 14

Insalata

Coniglio
Vellutata
Sapete bene che io penso che non si può soltanto nutrire l'anima, ma anche il corpo necessita di sostanza per non soccombere alla durezza della vita. Già che questa necessità è condivisa da molti, ricorderete che di tanto in tanto vi racconto qualche luogo di delizia che mi ha colpito particolarmente. Ieri, grazie alla squisita ospitalità di un caro amico ho avuto l'opportunità di pranzare in un luogo che vale la pena di una sosta e perché no, anche di ripetuti ritorni di approfondimento. Se avrete la ventura di andare a Carmagnola, attirati dalla possibilità di acquistare i loro famosi peperoni utili sia alla bagnacauda che ad altri lussuriosi utilizzi, non dimenticate, dopo congrua prenotazione perché logicamente è sempre pieno, di fare visita a questo bel ristorante ben posizionato nel centro storico, in Via dei Lomellini 14. E appunto I 14 si chiama il locale, dove si viene accolti con professionalità e cortesia. Già dall'ingresso ti dà una impressione di calore e piacevole convivialità. 

Plin

Nidi di salciccia
Ricciola
Essendo in un gruppetto di amici ho avuto modo di vedere sfilare ed anche assaggiare, dato che i mei conviviali conoscono la mia attitudine di ghiottone impenitente, diversi piatti presenti in un menù costituito da 6 antipasti, 5 primi, 5 secondi ed una buona e variata carta dei dolci, che tuttavia mi dicono viene aggiornato almeno ogni paio di settimane e che potete controllare sul sito qui, che espone anche i prezzi. Si apre con un preantipasto cortesemente offerto di uno sformatino al tonno, seguito, per me, da una insalata di coniglio arrosto tempestato di perle rosse di melograno gradevolissima (ma posso dire che molto invitanti, sapidi e curiosi erano i nidi di salciccia e  blu e l'insalata di radicchio, arance e avocado). Per il primo non ho saputo resistere ai classici plin sposati ad una saporita crema, ma ottima faccia avevano la vellutata di porri con crostoni al lardo ed i tagliolini verza, speck e ricotta. Al secondo la tagliata di scamone di fassona piemontese, piatto forte che viene sempre mantenuto nel menù, è assolutamente superba, sia per la qualità della carne, che si scioglie in bocca che per la sua ottima cottura e preparazione, abbondante e soddisfacente. 

Calamari
Ho avuto un assaggio di ricciola, delicata e ghiottissima e dei calamari su crema di cannellini, altrettanto gustosi. Per i dolci, dopo un predolce di mousse di cioccolato con confettura di albicocca, il tavolo è stato assalito da una scelta in cui non è stato facile decidere. Benissimo presentati, sono arrivati la mattonella di gelato coi frutti di bosco, il gelato di marroni, la coppa alla vaniglia del Madagascar (per cui ovviamente ho avuto un attimo di languore), nonché sorbetti vari. I piatti sono serviti in porzioni generose e potrete accompagnarli con vini scelti in una carta molto ricca e consigliata dalla somellier di sala che mostra di conoscerli ed a richiesta raccontarveli come si conviene. Non negatevi questa esperienza ad un prezzo che, come potrete vedere nel sito, è assolutamente congruo, anzi se rapportato alla qualtà, decisamente positivo. Vi metto una serie di foto di pessima qualità fatte col telefonino, insomma, tanto per rendervi conto.


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Fritto misto

venerdì 17 febbraio 2017

Madagascar 32: Spiagge bianche




La spiaggia è un ecosistema particolare, in fondo niente di più che una sottile linea di confine tra terra e mare. Difficile definire il motivo per cui sia così fortemente attrattiva per la maggior parte delle persone. In fondo è un non luogo di permanenza provvisorio, neppure particolarmente accogliente; per renderla confortevole devi attrezzarla in qualche modo, stendere teli, per non parlare di ripari per l'ombra o lettini vari. E' un misto di contrasti tra il desiderio di riposo e distacco dalla frenesia del campare quotidiano e l'offerta di un vivere differente da quello a cui si è normalmente abituati, la sicurezza delle protezioni, dei tetti sotto i quali trovare riparo, la liberazione dai vestiti e infine la promessa del contatto con l'elemento acqua, specialmente se calda, quel liquido amniotico la cui perdita ci perseguita per tutta la vita e del quale cerchiamo così di sopperire la mancanza. Difficilmente trovi qualcuno che non ami passeggiare sul bagnasciuga. Camminare, muoversi sulla linea di confine con quel leggero solletico dell'onda timida che ti lambisce come la carezza di un'amante desiderosa di attenzione, che ti chiama continuamente perché tu vinca la ritrosia e ti lascia andare al suo caldo abbraccio. Senti il tocco gentile della brezza che asciugandoti le perline di sudore che il sole sempre forte, pretende, ti danno quell'attimo di fresco concesso dell'evaporazione sulla pelle. Il ruvido morso del sale sull'epidermide che a poco a poco si scurisce, l'ombra che si accorcia prima e poi mentre il giorno muore, diventa sempre più allungata, mentre il sole perde tutto il sangue sul pavimento del cielo nella speranza di rinascere domani. 

Questi mari delle isole del sud amplificano ancor di più queste sensazioni. In fondo ci staresti tutto il giorno tra la corona dei palmizi e la marea, che qui è sempre importante, accresce il senso di esotico che contribuisce al piacere. Questa acqua che si ritira mettendo a nudo lentamente il fondo irregolare, mostrando tutta una vita in equilibrio tra due ambienti, tra aria e acqua, lo scoprirsi di rocce  corrose e taglienti, i residui ormai morti, frammenti di conchiglie, pezzi di corallo sbiancato che non rappresentano una fine, ma soltanto l'inizio della spiaggia futura, tutto diventa attrazione e spettacolo, mentre potrebbe sembrare di primo acchito come la faccia deteriorata della riva. Poi, mentre stai lì, inconsapevole ed incurante del tempo che passa, senza che tu riesca ad avvertirlo, ecco che c'è l'inversione di tendenza, il va e vieni dell'onda seguente che prima era sempre, anche se solo di un tratto infinitesimale, meno aggressiva e morbosa, fermandosi ogni volta un poco prima, adesso pare avere cambiato idea; si spinge, dapprima quasi vergognosa, poi sempre più ardita, sempre un po' più avanti, come l'innamorato che attenta al corpo dell'amata ritrosa, che pare non voglia concedersi, ma poi trattino dopo trattino, attraverso accettazioni successive, abbandona la sua timidezza, si lascia andare alla passione, mentre le dita insistenti si allungano sulla sua pelle di sabbia distesa e calda di sole, cercando di averla tutta per sé ancora una volta. 

Quando il mare ha conquistato definitivamente la riva, rimane sì un poco a godersela tutta, poi, stanco amante soddisfatto, si ritira lento. Ricomincerà il suo assedio prepotente e inarrestabile tra sei ore, instancabile e fedele per sempre. Tu stai lì a guardare questo amplesso a cui titubi se partecipare o no, mescolandoti ad esso per avere anche tu la tua porzione di piacere. La spiaggia è calore e soddisfazione al tempo stesso, è tempo lento da spendere senza occupare la mente, ristoro e riposo senza rimpianto di tempo perduto. L'isola del sud ha spazi dilatati, la striscia di sabbia coronata da palme è sempre estesa a perdita d'occhio, chi ci cammina si perde nella sua estensione, difficilmente c'è contatto con l'altro da te, che rifiuti di norma per una misantropia malcelata. La solitudine voluta non pesa mai, respiri salsi sentori di mari sconosciuti, assieme al desiderio di vedere un giorno cosa ci sia al di là di quell'orizzonte tremulo, ancora se possibile più lontano. Non hai neanche voglia di mangiare, seduto sulla sabbia ad ascoltare il rumore dell'aria. Rimane solo lo spazio per l'appuntamento della sera, la pelle ormai asciutta dall'acqua, ad indovinare quali saranno i colori del cielo di questa sera, ogni volta nuovi ed imperdibili, per imparare la bellezza delle nubi alte che rimangono immobili. Anche il mare sembra immobile come il tempo o forse sei tu che lo vorresti fermare. Domani bisognerà ripartire. 


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giovedì 16 febbraio 2017

Madagascar 31: Nosy Bé


Tramonto a Nosy Bé

La spiaggia di Bemoko
Nosy Bé, l'isola dell'oceano indiano, il paradiso vacanziero, la punta di diamante del turismo malagasy, insomma l'interessante officina su cui discutere su  uno dei fenomeni del nostro tempo. La base consiste nella presenza di un posto bello a prescindere, con peculiarità interessanti quando non uniche che lo rendano spendibile; una popolazione che possa fornire forza lavoro per attività e servizi, meglio se altrimenti priva di possibilità economiche di sviluppo; investimenti esteri che mettano in moto un meccanismo che a ruota smuove anche lo spirito imprenditoriale locale a diversi livelli; la creazione di un brand attrattivo per l'utenza internazionale. Questi sono i presupposti che devono avere i luoghi da inserire in questo giro, in un tempo in cui la domanda internazionale formatasi attraverso la globalizzazione, è in crescita costante anche in questo decennio dominato da una crisi economica non ancora conclusa. Nosy Bé è stata catalogata tra i luoghi che più o meno rispondevano a tutte queste condizioni. Terra esotica, circondata da un mare delizioso e buono per gli amanti di tutto quanto è legato a questo elemento, da chi vuole il relax sulla spiaggia di sogno a chi vuole approfittare delle delizie della barriera corallina con le sue meraviglie subacque. 

In paese
Flora e fauna particolare ed unica che attiri i naturalisti; background francese che può mantenere riminiscenze di gastronomia e hotellerie già su un buon punto di partenza. Dimensioni e popolazione ideali, situazione politica tranquilla e senza scossoni assieme al resto dell'arcipelago che offre tutta una gamma molto ricca per infinite soluzioni di tour giornalieri; posizioni riservate per resort di lusso e zone abbondanti anche per un turismo secondario a budget limitato; non ultime, opzioni per vecchi bavosi che benché riprovevoli si presentano sempre in questi luoghi. Per questo è stata scelta e il business si è sviluppato in questa direzione. Ora il discorso è: tutto questo è un bene o un male per coloro che qui ci vivono? Gli abitanti se lo dovevano augurare o è stata una maledizione? Io credo che a questi interrogativi sia molto difficile dare una risposta corretta ed univoca. C'è il discorso teorico. Se tutto fosse svolto in maniera corretta ed attenta, certamente i risvolti positivi sarebbero preponderanti e l'abbondante flusso di denaro in arrivo potrebbe distribuirsi più o meno correttamente dando luogo ad un ciclo virtuoso di cui tutti o almeno la maggior parte potrebbero beneficiare. 

Al villaggio
Poi c'è la inevitabile realtà, connaturata con la naturale avidità umana, che comprende corruzione, sfruttamento e volontà di depredare al massimo tutto ciò che è possibile, sentimenti che ancorché antipatici, sono propri ed inevitabili della nostra specie e dovrebbero essere frenati al massimo, poichè non del tutto eliminabili, da un intervento di controllo politico amministrativo che ne moderi le conseguenze peggiori. Infine, anche quando tutto questo avesse successo ci si potrebbe domandare se è un bene che in seguito a questo impatto, indubitabilmente molto forte, non si snaturi definitivamente la cultura, la vita ed alla fine l'anima di un popolo, abituato ad altri ritmi, ad altre attese di soddisfacimenti materiali e morali. A questo dubbio forse non è corretto che rispondiamo noi dall'esterno decidendo se è bene che un popolo viva nella fame e nella miseria con una vita media inferiore ai 50 anni e condannato all'analfabetismo, pur deliziato dalle sue cerimonie tradizionali, dalle cure dei suoi sciamani, costruendo con perizia millenaria le sue capanne di frasche, cosa che fa soprattutto impazzire il turista alla ricerca delle realtà incontaminate, oppure se a poco a poco la disponibilità di beni faccia migliorare la qualità di vita, per lo meno di quella materiale, anche se a discapito della serenità di chi non sa cosa come si vive nel resto del mondo, della cultura ancestrale, dei ruoli di importanza della società tradizionale.

Un lemure della riserva
Ho notato che in generale questo infastidisce e viene deprecato soprattutto da chi va in questi posti pensando di trovare tribù di buoni selvaggi intenti solo a salvaguardare la natura e l'ambiente con i loro antichi saperi e diventa nervoso quando, arrivato nel villaggio, gli abitanti si tolgono i jeans e ripongono gli smartphone per calzare il gonnellino di rafia e fare un balletto al suono dei locali putipù. Ragazzi fatevene una ragione, forse la gente sta oggettivamente meglio se i bambini vanno a scuola e poi diventati grandi si ingegnano per avere un pasto decente tutti i giorni, poi arriverà la bicicletta, quindi il motorino ed infine la macchina. Erano più felici quando si dovevano fare cinque chilometri per prendersi una tanica di acqua fangosa e di quattordici fratelli ne sopravvivevano due o tre? Forse, e di questo mi sono sembrati convinti anche molti malagasy residenti (appartenenti però ad una fascia di popolazione media che la macchina ce l'ha e anzi ne vorrebbe una più grande) che rimpiangono una perdita di identità culturale deleteria per un popolo, ma se andate a raccontare queste cose in qualche villaggio dell'interno o ai pescatori dell'arcipelago, state pur tranquilli che vi portano dietro le capanne e poi vi fanno una bella festa, questa sì molto tradizionale. 

Fiori in giardino
Insomma fare i puristi con le necessità degli altri è facile, poi ci si scontra con la vita reale. Poi ci sono ovviamente gli aspetti negativi del sogno. L'aumento dell'inquinamento ambientale, ovviamente prodotto da una maggiore pressione antropica e dai nuovi consumi non ancora digeriti; la deturpazione degli ambienti, che la foga cementificatrice, se non controllata, produce; lo sfruttamento della parte più debole della popolazione che ha meno forza contrattuale. Tutte cose che potrebbero essere mediate e ridotte al minimo dal buon governo se ci fosse. A questo punto dove si inserisce la nostra Nosy Bé? Diciamo che ci si trova in una via di mezzo. Il flusso turistico è abbastanza numeroso e tale che si può dire che tutta la popolazione è impegnata direttamente o indirettamente in questa attività. La costa è stata progressivamente occupata da strutture ricettive che, essendo fatte massimamente da costruzioni basse ed in stile locale, non hanno ancora deturpato più di tanto l'aspetto generale. Il maggior benessere ha provocato un aumento dei prezzi consistente rispetto al resto del paese, ma non sembra abbia incentivato i fenomeni di disordine pubblico che spesso si accrescono in questi casi. 

Un banco di spezie
Una parte dell'isola e diverse zone di mare, sono state protette in modo più o meno severo per mentenere quell'impronta originale che è parte dell'interesse per i visitatori. Insomma per ora potrebbe andare, bisogna vedere se la curva di crescita futura non provocherà peggioramenti esponenziali come è accaduto in molti litorali famosi del mondo (noi con la nostra Liguria dovremmo essere gli ultimi a parlare) oppure se l'accresciuto sentimento di rispetto "ecologico" non aiuterà ad evitare un peggioramento ireversibile. Intanto qui devi goderti il mare e il relax dell'isola tropicale. Bagni, pesci, griglie, pesca e amache tra le palme, al massimo passeggiate sulla spiaggia. Che tra l'altro non sono tutte così spettacolari come quelle delle piccole isolette o come quella di Andilana, all'estremo nord, occupata per il tratto migliore dal famoso villaggio italiano Bravo, che ha dato unpo' il via alle danze, a cui il resto dei visitatori vengono portati in pellegrinaggio. In giro per l'isola poi, non c'è molto da vedere. La capitale è Helltown, il porticciolo a cui arrivi con la barca. Non fatevi impressionare la nome che con l'inferno non c'entra nulla; in realtà deriva dall'ammiraglio Louis de Hell che la fondò ed è un tranquillissimo paesotto con  mercato e traffici vari da cui partire per la location scelta sull'isola. 

Souvenir da spiaggia
Isola che viene messa sottosopra ogni 15 giorni quando arriva la nave della Costa Crociere e tutti gli abitanti si mettono al servizio delle migliaia di invasoriche sbarcano in preda alla furia visitatrice. E' il momento della vendemmia e allora tutti i mezzi a disposizione, taxi, minibus e ogni mezzo rotabile si prendono cura, assieme a centinaia di accompagnatori per portare in giro, nutrire e far divertire questo esercito che solo alla sera abbandonerà il terreno di conquista temporanea. Questo giorno è l'incubo dei vacanzieri residenti perché i servizi a disposizione diminuiscono drasticamente, ma è una opportunità formidabile per l'economia locale che aspetta la nave delle vacche da mungere, come la manna dal cielo. Insomma io direi, non fatevi troppi problemi. Godetevi i tramonti, contrattate un souvenir con le donnine sulla spiaggia, così poco insistenti. Trascorrete il tempo nei dopo cena a sorseggiare rum arrangé, con anziani legionari francesi che a 83 anni vengono qui per due o tre mesi ad immergersi a 40 metri, oltre magari a fare altro; chiacchierate lungo la spiaggia con i fai da te scambiandovi informazioni su come risparmiare sui voli eo sulle destinazioni meno battute; andate se vi piace, a pescare il marlin al largo sentendovi Hemingway e godetevi il luogo per i suoi, moltissimi, aspetti positivi, la gente è cordiale, si mangia benissimo e il relax sotto i cocotier (non troppo sotto, che un cocco in testa ti ammazza sicuro) su un'amaca dondolante, bevendo succo di ananas o mango frescho, in attesa del pesce, non hanno prezzo, anzi per la verità ne hanno uno molto modesto.

A colazione
SURVIVAL KIT

Nosy Bé - Isola vacanziera per eccellenza congrande possibilità di scelta nelle sistemazioni, da quelle più esclusive dei resort di lusso ai piccoli B&B dove ci si sente ospiti in famiglia a prezzi per tutte le tasche. Muoversi per l'isola è facile anche se le distanze prevedono sempre l'uso di un auto, taxi o di qualcuno che si improvvisa taxista al momento, anche il padrone di casa. A parte il giro delle spiagge non c'è molto da vedere, (qualche tomba, palazzo del principe, la riserva e qualche spettacolo tradizionale tipo proloco), quindi chi sta qui più giorni usufruisce soprattutto della vita di spiaggia o si sposta in barca negli isolotti circostanti alla ricerca di una delle molte spiaggette solitarie oper la pesca al marlin. Ovviamente posto ideale per snorkelling e diving subacqueo con tutte le possibilità offerte in ogni struttura. C'è chi ci starebbe mesi, chi dopo tre giorni è già annoiato, vedete voi.

In giardino
La maison des Parfums- 504 Bemoko - Delizioso B&B con 11 stanze con terrazzino in legno (40 € con colazione), molto curato in stile lodge africano, ben rimodernato di recente a 15 km da Hellville. Proprietari gentilissimi che si fanno in quattro per accontentarvi e menù di mare di grande gusto. Colazioni imperiali di frutta spettacolare. Free wifi anche nelle camere. Giardino magnifico con fiori di ogni genere. Possibilità diorganizzarsi tutte le escursioni. Ovviamente siamo inAfrica e non vi innervosite per qualche ingenuità come la mancanza della tavoletta del water. Molto consigliato. La spiaggia non è certo quella che sognavate, fangosa per la bassa marea molte ore al giorno. Le alghe colorano di sfumature diverse da quelle turchesi attese, ma praticamente questa lunga costa di qualche decina di chilometri dove sono situate una dietro l'altra tutte le sistemazioni alberghiere, è così. Al di fuori del villaggio italiota ad Andilana, questa è la situazione e se volete immergervi nel paradiso dovete prendere una barchetta e girare.

La sera a Nosy Bé

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