venerdì 22 settembre 2017

Recensioni: L. Troisio - Gli Dei scendevano tutt'intorno



Edito da Cleup e credo solo qui rintracciabile, questo lavoro del Prof. Luciano Troisio, che mi onoro di aver personalmente conosciuto, proprio durante uno dei viaggi che nei suoi libri racconta con disincanto poetico, è una sorta di collezione di ricordi e di momenti topici nella loro quotidianità che l'autore ha vissuto durante oltre venti anni di viaggi nell'isola del sogno, Bali, la gemma induista incastonata nell'arcipelago indonesiano. Venti anni di visite lunghe e meditate in luoghi che apparentemente sono sempre uguali pur nel cambiamento costante che impone il nostro mondo veloce. Un vero grande viaggiatore, di quelli che partono e poi decidono via via cosa fare, quasi che il caso decidesse per lui, a volte le costrizioni dell'ambiente, altre la malia dei luoghi. Il suo racconto pieno di ironia, a volte pieno di sarcasmo crudele che esamina e viviseziona la fauna che lo circonda, ti accompagna mentre cresce l'invidia di non poterlo seguire nelle sue quiete avventure e nei magheggi con cui cerca di sfuggire alle mille costrizioni che assillano l'occidentale in Oriente, quando si muta in turista, in una sorta di diario quasi quotidiano che quasi ti fa assaporare ogni singola fragola sull'orlo del vulcano o il profumo dei fiori dell'amato giardino. Tuttavia la parte più godibile è il racconto/romanzo breve finale, un regalino finale, esercizio di stile giallo per avere la scusa di raccontare il suo passato trascorso in Cina, con una serie di gustosi aneddoti di vita vissuta in cui spesso mi sono riconosciuto per altri risvolti. Al termine l'elenco della sterminata produzione poetica, saggistica, di narrativa di questo autore ingiustamente poco conosciuto.

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mercoledì 20 settembre 2017

Mare sverso

dal web


Sarà che sono un po' sverso per motivi vari e un po' per questi ultimi scampoli marini di poca soddisfazione, ma devo proprio dire che non riesco più a interpretare cosa ha così tanto modificato il mood della gente, per lo meno a dare una scorsa ai vari social, dove si vede bene quello che traspare nei meandri più luridi della pancia della massa, peggio che guardarsi una colonscopia in diretta  nello schermo del proctologo. Leggi soltanto di una preoccupazione folle, di timori orripilati, non già rivolti alla situazione economica o ai venti di follia che percorrono il mondo sempre più di frequente, come sembrerebbe abbastanza logico, ma all'orrido negro che stupra le ottantenni, al ladro slavo che ti svaligia e ti taglia la gola per la strada e allo zingaro che ti sfila il portafoglio mentre ti angoscia con la richiesta fastidiosa di elemosine, almeno a leggere i titolastri di certi giornali da fogna. 

Certo tutto serve per soffiare sul fuoco dell'odio. Ogni pretesto è buono meglio se capita con qualche ben negro di mezzo, ci si può sguazzare meglio. E' davvero un peccato quanto i fattacci sono provocati dal vicino di casa. Mi raccomando tenete in casa le figlie impuberi, per non parlare delle mogli castigate che non hanno più cuore di traversare i giardini pubblici della stazione, vanto imperituro della città del secolo scorso, ululano luride trasmissioni "a tutela del cittadino". Ma è tutta farina del sacco del misero cittadino o c'è chi soffia sul fuoco per raccattare, se possibile, ancora qualche voto, visto che non è bastato far falsificare prove per far cadere governi. Ma possibile che non si possa dare almeno un'occhiata ai numeri, quelli reali? L'ottimo Mattia Feltri ne riportava un po' sulla stampa di questa mattina. 

Come mai gli stupri sono in calo costante e Salvini dichiara l'emergenza stupri? Come mai esplode l'emergenza rapine e le rapine sono calate del 23% negli ultimi anni? Perché siamo in piena emergenza furti se questi sono scesi del 22%. Sì ma c'è comunque una emergenza criminalità, vomitano teleimbonitori circondati da "cittadini" ululanti, ma se i reati sono complessivamente diminuiti del 26%!!!!!!! Tutti dati del Viminale eh! Ma l'emergenza è quella delle forze dell'ordine, mancano le guardie e la vigilanza (si dice nella lingua di Gagliaudo). Ma se non ci sono mai state così tante telecamere, tra un po' le avremo anche nel cesso e siamo il paese d'Europa con più guardie per abitante (terzi nel mondo dopo Russia e Turchia)! Bel primato non vi pare. Mi sa che qui la vera emergenza in Italia è la presenza di Salvini e compagni. Iena dice che ci fa addirittura rimpiangere Bossi!

martedì 19 settembre 2017

Mare autunnale

foto T. Sofi
E' incredibile questo settembre marino che sembra un novembre discreto. Sta  diventando un paese da ombre lunghe. Vento fresco e spesso pioggerella sottile che convince anche le più sfrenate espositrici di carne tremula debitamente frollata a rinfoderarla in fuseau attillati e contenitivi. Anche i macellai milanesi e badanti ucraine hanno abbandonato la spiaggia dove resistono solo i bagnati di lungo corso che vogliono tenere la battigia, almeno fino alla prossima estate, forse per tenere il posto duramente conquistato ad agosto. Residui ultrasessantenni con codini ormai ingrigiti dall'uso e l'abuso di buon pakistano e incartapecorite vecchie tarde epigoni delle gesta delle BB di epoca saintropeziana cercano invano di scurire ancora di più le loro pelli già pesantemente brunite come quelle degli odiati invasori che di tanto in tanto tentano di passare tra gli scogli della frontiera vicina. 

Una biondotta slavata a cui il vento fresco impedisce di esporre le borse pendule come borsellini vuoti, sfoglia la Stampa che elenca la quotidiana lista degli stupri alle turiste. Accidenti è qualche giorno che tra gli assatanati non se ne registra neanche uno nero, anzi diciamo pure negro, così gli odiatori professionali di facebook non riescono neanche più a spargere un poco del loro veleno seriale sugli invasori colorati da castrare anche non solo chimicamente se del caso. E' proprio una disdetta, sembrano quasi dispiaciuti di non poter esibire la loro trofia soddisfazione di fronte agli animali neri brutalizzatori. Ce ne fosse almeno uno al giorno, per poter montare la panna e menare il torrone, ci farebbero la firma alla faccia delle vittime, delle quali non gliene potrebbe fregare di meno naturalmente. Così la nostra amica ripiega il giornale delusa e si gira esponendo allo zefiro un ettaro di chiappe bianchicce. Il mare d'autunno è triste c'è poco da dire.

lunedì 18 settembre 2017

Mare mosso


Un sole che non ha più voglia di rompere le nubi e farsi largo nel cielo, fa mille stelline sull'acqua, una gibigianna maliziosa per ricordarti che l'estate è finita e che devi venire in spiaggia coperto, perché tira un venticello teso e freschino, che vuol forse soltanto ricordarti che l'inverno sta arrivando, che è tempo di migrare, andare a cercare lidi più favorevoli, più caldi o soltanto diversi, che basta questo a scaldare il cuore, l'ansia della conoscenza, del nuovo, del differente che sta al di là della collina. Bisogna solo preparasi, fare cose obbligate per questo mondo che mette ogni giorno nuove barriere, diversi steccati, brillanti ed inutili linee Maginot di cui la storia ha già fatto tante volte strame ma che servono a tranquillizzare le menti deboli, impaurite da interessati mentitori. 

La spiaggia adesso è quasi deserta, un kitesurf si libra nell'aria, forse anche lui sogna di volare verso lidi lontani, Solo qualche russofona callipigia che offre il fianco allo scatto esibito, alzando la gambetta in pose che vogliono essere miglioratrici o famigliole di milanesotti bauscianti, i cui bimbi di cinque o sei anni non giocano più a biglie con paletta e secchiello, ma la stessa usano per confezionare tortine di sabbia ornate di pietroline e conchigliette per preparare sfiziosi piatti da master chef, offrendo alla mamma estasiata una tartare speciale fatta con doppia salsa alla pera e alla senape, attenzione, menù stellato. Insomma il mondo cambia, non c'è verso. 

Eppure ci sono ancora le mezze stagioni, insomma almeno di questo non lamentiamoci. Diciamolo pure, siamo incontentabili, vogliamo sempre di più e sempre meglio, il meraviglioso, a noi sazi di straordinario, appare banale e scontato così da fare apparire la ricerca della felicità, come una mitica ed irraggiungibile pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno. Dicono invece i cinesi : 一口田,衣禄全 - Yīkǒu tián yī lù quán, Se hai vestiti da indossare e un campo da coltivare, hai tutto ciò che ti serve per essere felice.

giovedì 14 settembre 2017

Recensione: A. Nair - La ferocia del cuore



Modesto giallo di maniera della famosa autrice del sud dell'India, nota soprattutto per il best seller Cuccette per signora, a mio parere di ben altro spessore, con la sua fine introspezione psicologica e le intriganti atmosfere da gineceo esotico. In sostanza, un ben articolato racconto in cui si svolge la ricerca di un serial killer truculento che l'investigatore di grande intuito, ma vinto dalla vita e in perenne contrasto coi superiori, scoprirà alla fine, tra mille vicende e avventure. Di interesse soltanto per chi come me ama la letteratura indiana, scritta da indiani, dalle cui pagine traspaiono soprattutto affreschi e scene che raccontano del paese che tanto mi affascina. Qui si parla e si descrive di Bangalore e dintorni, la capitale dello stato del Karnataka, nota soprattutto per essere la culla della cibernetica indiana. Poco altro da dire, insomma una classica lettura estiva da ombrellone, condita di sesso, truculenza e bassifondi in salsa masala. Da questa autrice mi aspettavo di più.


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mercoledì 13 settembre 2017

Mare di fine estate

Menton - Francia
Quando l'estate sta finendo, il mare ha un altro colore. E' un azzurro più pallido, un poco più triste, sembra che tutta quell'acqua abbia voglia di trattenere la gente ancora un po', insomma che cerchi di convincerti a non andartene. La spiaggia è finalmente meno affollata, per il tuo piacere naturalmente che un poco soffri la folla agostane e luglienga, ma il mare ha bisogno di gente, di corpi flaccidi da arrostire al sole, di animali da bagnasciuga in tutte le declinazioni del rosso, dal rosato pallido al vermiglio intenso, con larghe chiazze che denunciano i brani di epidermide caduta, forse persa per sempre, gode del fatto che non si veda quasi la sabbia o le pietre a seconda della location, insomma il mare senza bagnanti che mare è. Non sembra neanche vacanza. Gli ombrelloni adesso sono radi, qui sulla côte, già da giorni hanno ritirato il bagnino della municipalité, anche le boe sono state rinfoderate. Lungo la passeggiata vedi già qualche serranda abbassata, le auto girano più in fretta, quasi che non ci siano camminatori che cercano di raggiungere la battigia. 

Alla spiaggia adesso scendono tardi, non come prima che se arrivavi alle nove dovevi farti strada a zigzag tra gli asciugamani stesi con arte per occupare più spazi, per conquistare posizioni. Intanto sono spariti bambini e ragazzini vocianti, tutti a scuola direte voi, francesi ed italiani, uniti nello svolgimento del dovere, nonni al seguito naturalmente. Tuttavia la striscia davanti al mare rimane comunque preda dell'anziano o della single attempata che si ostina ad esibire la tetta cadente, fidando su qualche nuova scoperta antigravitazionale. Qualche coppietta di varia avvenenza si lascia carezzare dalla brezza. Gruppetti isolati di russi hanno conquistato spazio e si sentono a loro agio sguazzando nelle acque improvvisamente diventate più gelide, al contrario di quanto dovrebbe garantire la stagione. Anzi sembra proprio che il mare sia un poco arrabbiato per questo senso di abbandono e l'onda più lunga e movimentata quasi ti respinge se cerchi di entrare in acqua. 

Al mio fianco una signora disattenta, forse abituata alla docilità dello scorso mese, è stata sbattuta a terra dall'onda potente e deve avere sbattuto la gamba su un pietrone, forse se l'è addirittura rotta. Per lo meno così sembra ai solerti omaccioni dell'ambulanza che sono subito arrivati a prelevarla dopo averla imbardata in una speciale crisalide gonfiata con la pompa da bicicletta che l'ha immobilizzata. I russi aiutano nel trasporto. Certo che rompersi la tibia in spiaggia è una bella sfiga, direte voi. Eh, non si è mai abbastanza attenti. Anche qui, sdraiati al sole a pancia all'aria e leggere il giornale o un libro, merce rara sulla spiaggia, mentre sullo sfondo ogni tanto passa, cercando di rendersi invisibile, qualche clandestino, riconoscibilissimo, per chi lo volesse, ma non visto da chi, qualche metro più in alto, munito di mitra ed elmetto da combattimento protegge la patria dall'invasione. 

Migranti di fine estate, l'importante è far credere al popolo beota la propria decisa durezza, l'invalicabilità della frontiera e del sacro suolo, il voto chiama dappertutto. Intanto l'aria è più fina, si respira meglio sulla spiaggia spopolata, verso l'una quasi tutti se ne vanno; rimane la madama che era attaccata al telefono già da un'oretta, che pacchia adesso che il roaming è aggratis, ma forse è la stessa che telefonava anche prima, quando si pagava. Ma sì, si sta proprio bene, anche se l'aria di smantellamento di fine stagione rende il tutto un po' più sdilinquito. E poi accidenti io sono un convalescente che va accudito con amore e questo luogo da baronesse russe tubercolotiche fin de siècle, mi si addice assolutamente. Quindi lasciate che mi crogiuoli ancora per qualche giorno prima di ritornare ad occuparmi della prossima partenza che si avvicina a grandi passi, ma che comunque non riesce ancora a distogliermi dalla mia accidiosa pigrizia.



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venerdì 8 settembre 2017

Ritiro spirituale 7: Un'altra storia TURP(e)



Bene questa mattina, l'ashram di Novi ha aperto le sue porte e con l'approvazione del gran maestro e dei suoi adepti sono uscito finalmente libero e mondo da ogni bruttura, interna naturalmente, di quelle esterne non sono ancora riuscito a liberarmi. Ho abbandonato lo stato peraltro naturale della nudità vestita di vento dei sadhu indiani, che avevo fatta mia per cinque cicli solari, per calzare nuovamente le vesti diuturne e sono ritornato alla vita normale, al traffico quotidiano, alle incombenze di tutti i giorni, bollette da pagare, riunioni condominiali, progettazione e preparazione del viaggio in cantiere. Anche il gruppo delle encomiabili vestali del tempio mi ha salutato con simpatia, dopo avermi amorevolmente accudito anche se, come qualcuno di voi già sa, altri lo avranno immaginato, si trattava di un lavoro TURPe (Transuretral resection of prostate) causata da banale IPB. Anzi se vogliamo mettere i puntini sulle i era soltanto un ritocchino, dato che il lavoretto originale lo avevo già fatto, anzi subito 9 anni fa, (ne avevo parlato qui per chi non si ricorda) una robetta banale, che poi così banale non è, almeno per chi la subisce e va già bene che noi uomini, io in particolare, abbiamo una soglia di sopportazione che che a 37,1 di temperatura chiamiamo il pronto soccorso. 

Tutti gli amici del club della prostata sanno di cosa parlo e mi capiscono benissimo. Comunque anche questa è fatta e non mi resta che ringraziare davvero caldamente tutto il reparto di Urologia dell'Ospedale di Novi Ligure a partire dal primario Dr. Montefiore e tutto il suo staff e a tutte le infermiere che si sono alternate al mio capezzale di finto moribondo (ah che paziente molesto!) con pazienza e affetto. Io le chiamo impropriamente infermiere, naturalmente, adesso ci sono un sacco di qualifiche specifiche, ma noi anziani siamo abituati a usare termini semplici, se no non ci capiamo più niente. Quello che comunque va rimarcato assolutamente che non è soltanto l'altissima competenza e professionalità che ognuno metteva nel suo lavoro, dio solo vede quanto pesante, impegnativo e anche mica tanto piacevole, ma quel di più conta è quello che tutti coloro che si sono alternati attorno a me e ai miei vicini, mettevano in termini di umanità, cortesia, sorrisi e battute che sono poi quelle cose immateriali che fanno tanto piacere a chi si trova in condizioni di paziente e diciamolo pure fanno la differenza. Se a questo aggiungete che il tutto non mi è costato una lira, vorrei che tutti coloro che parlano male del sistema sanitario italiano andassero ogni tanto a dare un'occhiata all'estero prima di aprire la bocca e dare fiato. E con questo direi che il ritiro spirituale si è concluso ed è ora di passare a cose più interessanti.


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giovedì 7 settembre 2017

Ritiro spirituale 6

La recita continua dei mantra resa potente dall'azione del cilicio, ieri è arrivata al cielo. Di certo questo è uno strumento davvero potente per svilupparsi senza soluzione di continuità. Soprattutto durante la notte, durante la quale ha provveduto a farmi rimanere ben sveglio senza il rischio di distrazioni. Anche il mio compagno di meditazione,  dal suo giaciglio ha proceduto nella litania, ancora con più foga di me, essendo in arretrato di un giorno rispetto al mio programma. Tuttavia ogni cosa ha prima o dopo il suo compimento e all'alba sono arrivate le mie due vesta li preferite, Occhi di ghiaccio e Rosy la sognatrice per compiere il rito della liberazione dal cilicio, visto che il Gran maestro aveva stabilito che avevo ormai compiuto le previste stazioni della mia personale via crucis.  Non è una passeggiata,  il cilicio si è fatto predatore delle tue carni per ricordarti continuamente la difficoltà della purificazione,  dunque fatica a mollare la presa che ormai è feroce su e dentro di te. Lacrime e sangue si potrebbe dire per poter liberare finalmente il corpo e la mente. Ma infine il risultato è raggiunto. La vesta le dea termina il rito sollevando in alto il cilicio strappato via da te con fatica e dolore, a certificare la conclusione del tormento, il ritorno alla vita normale. Te ne vorresti subito andare, sono mondo, pulito, certificatamente idoneo al mondo, ma sapete com'è da certe sette è facilissimo entrare, un po' più complicato uscire. Così il Gran maestro vuole tenermi ancora un giorno per essere certo che il risultato sia davvero raggiunto al completo e mi sottoporrà ancora a qualche prova di destrezza. A chi la tocca la tocca,  diceva Tonio seduto sul gradino dopo che la peste lo aveva ridotto come il fratello scemo Gervaso. E questa è una grande verità,  perché poi la morale è sempre la stessa, quella che ripeteva continuamente Vittorio Emanuele II al Conte di Cavour che gliene combinava una nuova tutti i giorni: -Vuiauti i fave e i dive, ma a sun semper mi cul ch'à là an tel sempronio- cosa che poi rimane sempre la verità fondamentale. 

martedì 5 settembre 2017

Ritiro spirituale 5

Il cilicio imposto mi dal gran maestro è una vera tortura. E credo dovrò tenerlo ben stretto per un altro paio di giorni. Capisco anche io che è meglio così, ti impedisce ogni distrazione e anche di assopirsi  naturalmente rischiando di distrarre la mente dalla fase meditativa, anzi è proprio mentre tu elenchi una serie di mantra che le purissime orecchie delle vestali fanno finta di non udire, che il cilicio compie la sua santifica opera di mondatura della tua mente, ma soprattutto del tuo corpo, percorrendolo nei suoi meandri più segreti come un fiume in piena per portar via lontano da te ogni sporcizia, ogni brutture.  Insomma bisogna sopportare. Il gran maestro ha detto stamane che la mia via verso il nirvana è ormai aperta e che presto potrò lasciare l'ashram.

lunedì 4 settembre 2017

Ritiro spirituale 4

Finalmente il rito si è compiuto. All'albe come si conferma a tutti i riti iniziatici più noti, uno stuolo di vestali sorridenti si sono alternate nella preparazione. Come giusto, se vuoi ricercare l'integrità dell ' anima, devi in primo luogo mandare il tuo corpo per renderlo degno e puro alla bisogna. Poi devi lasciare tutto dietro di te, ogni orpello,  ogni copertura che ti leghi al mondo. Per il sacro rito devi rimanere come i santi sadhu jain  dell' India, vestiti di vento. Poi giù giù fino al sancta sanctorum di questa congrega meritoria, dove ti attende il sommo sacerdote con i suoi accoliti. La cerimonia si prepara nei dettagli. Luci accecante,  abiti cerimoniali, droghe esoteriche per farti perdere la mente ed il controllo del corpo. Legato e disteso ormai non senti più nulla, lo sguardo inebetito, accecato dalle luci, si aggira sulle verdi pareti. Non senti più nulla se non il sordo salmodiare degli astanti. Intanto il Gran maestro guarda dentro di te, esplora come lui sa fare i tuoi segreti più nascosti e scava, scava per liberarti di quel peso del quale da solo, non avresti saputo liberarti mai. Pochi minuti e tutto è finito, le ancelle ti liberano delle pastore senza le quali forse avresti cercato di fuggire e ti riportano nella tua cella, dove per completare il rito dovrai percorrere ancora un lungo cammino meditativo. Cilizi fastidiosi ti verranno applicati perché nulla si ottiene senza sofferenza. Avrà tutto questo mai fine? Intanto il digiuno continua.

domenica 3 settembre 2017

Ritiro spirituale 3

Sono nella celletta che mi è stata assegnata. Ho un compagno di avventura anche lui in cerca di aprire nuove vie dentro di sé. La giornata è proceduta come previsto, tra la serie dei mantra che aiutano la meditazione e la completa e contemporanea purificazione del corpo. La mente non può essere pura se il corpo non si sa liberare di ogni brutture,  di tutta la inutile zavorra accumulata. Prima di dormire attendo l'ultima visita di una misericordioso ancella che mi preparerà per l'incontro col gran maestro domattina all'alba, che guardando dentro di me cercherà di liberarmi definativamente del peso che mi porto dietro,  di aprire nel mio corpo e nella mia mente nuove vie perché mi possa unire alla soddisfazione del nirvana. Spero di essere pronto. Serena notte.

Ritiro spirituale 2

Eccomi qui, il ritiro è cominciato. Poiché la pratica di purificazione dura diversi giorni e tra esercizi, preparazione fisica e mentale e momenti di attività concrete, rimane molto tempo libero per meditare e prepararsi, ho deciso di raccontarvi in diretta questa esperienza, almeno fino a quando le possibilità mentali me lo consentiranno. La purificazione è una necessità del corpo e della mente ed ogni tanto diventa una necessità reale per sentirti davvero meglio. Trascorsi una settimana in questo stesso tempio nove anni fa e ricordo che, benché i passaggi per arrivare al termine dell'esperienza fossero stati duri e ne fossi uscito provato, dopo, raggiunta faticosamente la purificazione,  mi sentii molto meglio e per molto tempo.  Quindi mi appresto a vivere di nuovo questa esperienza con molta fiducia. Il tempio non è cambiato per nulla. Silenzio e ambienti asettici per aiutare nel percorso, pareti verde chiaro in cui lo sguardo si adagia e che favoriscono la meditazione. Si,  tutto l'ambiente prepara al rilassamento della tensione, calma le onde mentali, evoca la liberazione dal di più,  da quanto il nostro essere non necessita, insomma bisogna lasciar fuori da sé il superfluo, trattenere solo il necessario. Le vestali addette ad occuparsi dei penitenti vanno e vengono scivolando leggere e sorridenti. Il sacerdote con cui farai la parte fondamentale del percorso, ti ha già chiesto di aprirgli il tuo cuore e non solo, solo così può capire l'essenza del problema e aiutarti a risolverlo. Questo primo giorno di pratica, è solamente preparatorio,  per mettere il corpo e la mente in condizione di compiere il rito domani. Poi servirà qualche giornata ancora per prendere atto della buona riuscita della pratica.  Digiuno e meditazione insomma, come per ogni religione che si rispetti. Adesso vado a calzare le vesti adatte alla cerimonia. Vi renderò edotti di come procede la cosa.

Ritiro spirituale

Campana tibetana per ritiri meditativi

Cari amici è venuto di nuovo il momento, se non mi sentirete per qualche giorno non vi preoccupate, ma ogni tanto bisogna prendere delle decisioni, che poi speso sono obbligate. Mi occorre un breve attimo di ritiro fisico e mentale, lasciare questo mondo frenetico per ritirarmi a meditare sulle cose importanti della vita e a contatto con maestri consumati, lasciare che penetrino nelle profondità del mio corpo e della mia mente per depurarmi di tutto quello che è inutile, quando non spesso anche dannoso. Tornerò, spero presto, se non ci sarà troppo da investigare, più leggero senza dubbio, più pronto ad affrontare le durezze della vita, meglio corazzato all'aggressività del mondo moderno. Potrò così, se il ritiro funzionerà a dovere, liberarmi con maggiore facilità di tutte le impurezze che la vita ogni giorno tenterà di sovraccaricare sulle mie membra anziane e stanche. Insomma ci sentiamo.

sabato 2 settembre 2017

Ardèche 6: Gastronomia e paesaggio

La chiesa  di Boucieu le Roi


Antraigues  sur Volane
E siamo quasi alla fine anche di questa breve puntata nell'Ardèche, piccola regione interna, poco battuta dal turismo internazionale, ma che sa offrire piccole e gustose gemme a chi le voglia apprezzare. Il paesaggio soprattutto di questa parte nord è particolarmente inselvatichito e apparentemente ostile, con i suoi boschi di castagni e querce così fitti da nascondere ogni traccia di uomo. I rilievi delle Cévennes non sono severi e ripidi ma contorti e complessi tanto da rendere le stradine che le percorrono, sinuose e difficili, quasi fatte apposta per seguirle con la calma e il respiro che ti consentono di ammirarne le continue variazioni, non appena ti affacci sulle parti sommitali dei colli facendo brevi soste che ti consentono di dare un'occhiata attorno per capire le direzioni lungo le quali proseguire. Qua e là intravedi solo qualche antica casa isolata di pastori o di agricoltori davvero estremi, qui dove non si nota assolutamente l'azione antropica e totalizzante dell'agricoltura della pianura. Ogni tanto banchetti che vendono frutta, pesche, albicocche che appaiono saporose e invitanti. In qualche baita semi abbandonata compare un cartello di Vente de fromages, ma quanto ti fermi speranzoso di qualche esperienza un poco fuori dal comune, ecco il bigliettino attaccato alla porta: Escusez nous, mais tous notres fromages ont été vendu. Venez la semaine prochaine. Insomma c'è una certa richiesta. 

Chalençon
Comunque l'altra forza della regione sono i piccolissimi paesi, che loro chiamano de caractère, che invitano a brevi soste per compulsarne le viuzze, le case antiche, le chiesette, ahimé chiuse, le piazzette dove qualche vecchio sta seduto a vedere se arrivi qualcuno. Laboule, dove si è istallato qualche artista nelle case semiabbandonate, speranzoso di vendere qualcuna delle sue improbabili opere e Antraigues sur Volane, sulla cima di un colle a cui giungi attraverso una contorta stradina laterale. E poi ancora su e giù per le colline fino ad arrivare al colle dove si adagia Chalençon, un tempo forse importante snodo commerciale su tre versanti, che conserva belle costruzioni di pietra, sulla sommità del centro antico racchiuso da mura. Un villaggio in granito grigio sul versante meridionale del plateau del Vernoux, dove lungo le stradine rimangono ancora le misure di capacità in pietra davanti ai negozi che evidentemente commerciavano granaglie. Se sarete fortunati potrete vedere anche l'interno del tempio dove si svolgevano le cerimonie clandestine dei protestanti, in quei tempi oscuri che precedettero l'editto di Nantes. Ancora pochi chilometri, mentre il paesaggio si addolcisce e sarete a Boucieu le Roi, altro villaggio in pietra assolutamente delizioso, da dove parte un trenino turistico che vi farà fare un bel giro pieno di vedute e di scorci di paesaggi accattivanti. 

Boucieu Le Roi
Magari avrete anche l'occasione di capotare nel giorno del mercatino, tanto per dare un'occhiata alle specialità locali. Per la verità la ricerca gastronomica nei luoghi di produzione è una gastrofighetteria a cui ormai siamo adusi e anche un po' viziati. Così essere a pochi chilometri da Saint Félicien, dove si produce il famosissimo formaggio, uno dei miei preferiti nell'ampia gamma francese, non poteva lasciarmi indifferente. Così eccomi sulla piazzetta del centro a girare per negozietti in cerca di quanto il nome promette, visto che il caseificio del paese non ha uno spaccio di vendita. La madame cicciolona e simpatica, capisce subito le mie esigenze e tira fuori dall'arbanella di vetro diverse formine appena arrivati "da la fèrme". Me ne faccio impacchettare al volo tre di latte misto e tre di pura capra che alla sola vista mi ingolosicono assai, praticamente chilometro zero, pagandole ça va sens dire, a prezzo di affezione, ma si sa, la qualità si paga, sul posto poi, ancora di più. Come sempre la dura realtà mi metterà di fronte alla constatazione che l'acquisto in oggetto, ancorché bramato, costosissimo e accattivante alla vista, non presentava quelle caratteristiche organolettiche degne di nota, assolutamente superiori che bramavo provare.

Vigneti dall'allevamento particolare
Anzi devo dire con sincerità che erano assai meglio i pezzi acquistati al supermercato di Briançon (che il navigatore insiste a segnalarmi come Brianzoni). Comunque, non è finita, perché il cercatore di tartufi ha sempre il naso in azione e quindi altra sosta sulla strada del ritorno alla vista del cartello che segnala l'uscita di Saint Marcellin, altro nome scolpito nella fronte degli amatori dei formaggi, solo per scoprire dopo giri e rigiri nel centro del paese, che ormai la produzione di detto formaggio avviene esclusivamente nei lontani caseifici industriali. Altra piccola delusione, mitigata dall'ultima sosta lungo la bella strada che costeggia il fondovalle alpino vicino a Grenoble, dove viaggi per chilometri circondato da infiniti boschi artificiali creati dai coltivatori di noci. Anche qui la madame della fattoria dove mi fermo per acquistare un bel sacchetto di questa specificità della zona, me ne decanta la qualità, rivelatasi poi piuttosto deludente al palato. Insomma niente di speciale, ma se sai vendere, il business funziona, potenza del marketing. Insomma, il viaggio è finito, non resta che traversare di nuovo le Alpi, lasciarsi alle spalle il Col del Lotaret e raggiungere casetta mia, almanaccando con gusto i ricordi che sono riuscito a riportare con me, in questa breve balade française, che consiglio caldamente. 


Il giro fatto in tre giorni



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