martedì 14 febbraio 2017

Madagascar 29: Ambanja

Ragazza di Ambanja



Frutti di palma - foto T.Sofi

Alla fine non bisogna dimenticare che, sebbene questo sia un pezzo di Africa, è pur sempre terra di spezia, un potpourri creolo dove i profumi forti prevalgono su tutto; ricchezza e caratterizzazione di un paese che si sente a pieno titolo parte di quel mondo pieno di similitudini e vicinanze che è l'oceano Indiano. Questo senso si avverte maggiormente man mano che scendi verso il mare. Come dappertutto, il monte è spazio chiuso, fatto di mentalità volta alla difesa ed alla costruzione di steccati, mentre la battigia ha già nella sua costituzione naturale il senso di spazio aperto e senza confini, che si allarga all'esterno desideroso di accogliere per cogliere opportunità, scambiando merci ed idee. Nella terra di mezzo si incontrano il contadino ed il mercante, il primo guardingo e sempre timoroso di essere raggirato e proprio per questo condannato ad esserlo ed il secondo continuamente in ansia per cercare l'occasione di trovare la cosa giusta da acquistare a meno qui e rivendere altrove con guadagno. Uno produce ricchezza sfruttando  e coercendo la natura in modo del tutto innaturale, benché lo contesti, l'altro la produce attraverso uno scambio che, comprendendo tempo e spazio fa mutare di valore una cosa apparentemente uguale. 

Manghi
Al mercato di Ambilobe, uno dei più grandi e belli della zona, cominci ad avvertire questi languori. La ricchezza di varietà della frutta esposta è una delle più complete che si possano vedere. In ogni banco una serie di banane ti conquista subito l'occhio, dalle piccoline più acidule che mangi in un boccone a quelle didimensioni medie, dolci e morbide, accanto a quelle di buccia rossa, grassocce e dalla polpa gialla gustosa, fino ai grandi platani da cucina. I manghi poi, mostrano tutta la gamma di colori possibili, verdi e gialli dalle pezzature diverse fino ai grandi cuore di bue dalle sfumature rosse. Poi ananas succulenti e grandi cesti di litchi, che sono ormai in piena stagione, rossi come gli occhi del drago e tanti altri come le melecannella, le anone, guave e guayave oltre a tutti quelli di cui non conosci neppure il nome, che riempiono ceste e sono disposte a piccole piramidi ordinate da donne attente al marketing visivo. Avverti la sensazione della terra in cui basta allungare la mano per prendere un frutto dall'albero quando hai fame, anche se sai bene che non è così. Ma tutto il mercato è comunque pervaso da una miscela di profumi ed aromi che non è solamente quello che emana dai frutti esposti, ma la forza pungente della spezia che tutto ricopre in una mescolanza sapiente ed armoniosa. 

Vaniglia
Bisogna per forza fare conto di questa ricchezza, anche perché lungo la strada si stendono a perdita d'occhio i campi di ylang ylang, un alberello basso dai cui fiori, colti solo di primo mattino, si ricava un'essenza soave e caratteristica, che diresti facilmente sopraffatta da qualunque altra e che invece permane, senza lasciarsi confondere fino a divenire parte fondamentale di prodotti famosi come lo Chanel n.5 di cui rappresenta la base. Per capire meglio, bisogna dunque andare a trovare qualcuno dei tanti produttori di spezia che si possono incontrare prima di arrivare ad Ambanja. René è il proprietario di un'azienda produttrice di spezie e mantiene uno spazio dimostrativo lungo la strada dove molti si fermano per avere un'idea di questo tipo di coltivazioni. L'agricoltura non è una cosa romantica come la vogliono fare apparire i teorizzatori della fuffa che va di moda adesso. E' una attività economica, di fatica, sudore e, oltre che delle corrette pratiche agronomiche, anche di conoscenza del mercato, con cui devi continuamente fare i conti e venire a patti. Questa è sempre stata una delle terre di elezione della vaniglia, questa bacca lunga che cresce a cespi sulle infinite propaggini di una epifita quasi anonima, arrampicata su tronchi ordinati. 

Fave di cacao
Paiono lunghi baccelli di fagiolini verdi quando si allungano a mazzetto prima di cominciare la loro maturazione che li farà seccare assumendo la caratteristica colorazione marrone che genera all'interno l'intenso profumo, dolcissimo, quasi di frutta troppo matura. Ma questa pianta, come tutte modificata dall'uomo per avere un prodotto migliore, come sempre accade per i bimbi troppo curati, è diventata delicata e problematica e per esempio, necessita di essere fecondata manualmente per fruttificare. Tecnica lunga e precisa che necessita di personale attento e consapevole. Quindi anche in una terra dove il lavoro è sempre considerato come il costo minore, questo è cominciato a diventare un problema, così a poco a poco la coltivazione è diminuita fino ad essere quasi del tutto abbandonata, sostituita dal molto più redditizio cacao. A questo punto il mercato si è risvegliato ed la cifra necessaria all'acquisto di un chilo di bacche è cominciato a risalire vertiginosamente ed oggi il prezzo all'ingrosso è almeno di venti volte superiore a quello di un paio di anni fa.

Pepe
Chi ha estirpato in favore di altre colture più redditizie adesso si morde le mani; chi ha resistito, magari anche solo per pigrizia o per scarsa imprenditorialità, adesso fa i soldoni. Girando per il giardino puoi riconoscere, tra i vari tipi di pepi, nero, rosa, bianco, selvatico, gli alberi di chiodi di garofano, l'onnipresente cannella, il luogo dove si scaveranno le radici di curcuma o i rizomi di zenzero. Più in là, cespi di erba limoncina e poi la piantagione di cacao, la cui produzione è tutta conferita ad una cooperativa che ha fatto un contratto di esclusiva con la Nestlè. Oltre la staccionata campi di ylangylang da cui arrivano le donne con le ceste ripiene della raccolta mattutina. L'aria è intrisa di profumi che rimangono a lungo e che neppure la polverosa strada centrale di Ambanja riesce ad attutire. Incontri due ragazzi dall'aria volenterosa di una onlus che si occupa di insegnare l'italiano che si muovono tra i banchi in bicicletta distribuendo volantini e coppie di anziani residenti che girano al solito con ragazzine incongrue. Qui ricomincia l'Africa amici, con le sue infinite bancarelle ricoperte di niente e il suo andirivieni continuo di una folla apparentemente sfaccendata che non si sa da dove venga e non si capisce dove vada.

La chiesa di Ambilobe

SURVIVAL KIT

Hotel Hibiscus - Sulla via principale di Ambanja. Posizione comoda se volete fare due passi fino al mercato. Tipico hotel cinese con le scale di piastrelle. Economico ma decisamente trasandato, usato solo dal business locale. Doppie con AC, ma acqua fredda, free wifi, ventilatore. Solo clientela locale Colazione discreta con anche le uova, che normalmente il petit déjener non include. Non sembra esserci ristorante. Abbastanza nuovo ma conmolte cose guaste per mancanza di manutenzione. Pulito ragionevolmente. L'elettricità arriva solo dopo le 18. Consideratelo dunque per la ricarica batterie. 
Banane

Patricia restaurant - Ankatafaeli 203 - Ambanja- E' uno dei risstoranti più popolari della cittadina, Popolato soprattutto da residenti stranieri e dai pochi turisti, Si mangia all'aperto sulla terrazza. Molte mosche e zanzare. Cucina francese e africana. Il filetto di zebù era davvero coriaceo. Omelette discreta emolta scelta. Prezzi bassi ma siamo fuori del turismo. 

Ambanja  - Piccola cittadina a 240 km da Diego sulla N6, senza interesse turistico ma comoda tappa per raggiungere la costa prima di traghettare a Nosy Bé. Le case si distribuiscono attorno ad una lunga strada centrale circondata da un a serie di bancarelle per alcuni chilometri e che finisce su una piazzetta col mercato coperto dove sostano i taxi brousse e i pulmann. Da qui in 18 chilometri si raggiunge l'imbarcadero di Anfiky per l'isola.

On the road

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