mercoledì 18 gennaio 2017

Madagascar 17: Il mercato di Ambalavao

L'altipiano prima di Ambalavao


Il mercato del bestiame
Sugli altipiani il clima è decisamente migliore, più secco e fresco e anche se piove un poco, dopo l'aria diventa cristallina e quasi lucida, puoi guardare lontano e quando si avvicina la sera, una luce magica avvolge ogni cosa, le casette lontane, le terrazze di riso, i contrafforti scavati dei rilievi graffiati dalle acque e dal vento, tutto assume una colorazione tra il rosso e il dorato, un tono di rame che ti riempie i giga delle schede di memoria in un attimo. Ma anche durante il giorno non mancano i momenti giusti per fermarsi. Se attraversi una cittadina senza nome, e come fai a ricordarli tutti quei toponimi chilometrici di questo idioma agglutinante, fatto apposta per creare parole scioglilingua, che cominciano tutti per Anta (luogo) o Amba (monte) o similari, è gradevole fermarsi in uno dei tanti locali lungo la strada. Una terrazza, una tettoia, qualche tavolo malandato di legno antico e pesante, un ristorantino. Beh da queste parti la cucina ha mantenuto una bella eredità dalla Francia e a parte l'onnipresenza di fragranti e un po' tozze baguette, è molto comune trovare, orroreorrore, del fois gras di ottima qualità che, quale che sia il trattamento riservato alle povere oche, è una gran delizia soprattutto a questi prezzi. 

Pastori
La ragazza dai lineamenti orientali che ce lo serve, sotto il controllo della madre cinese ancor giovane, è splendida, in ottemperanza al lussureggiamento degli ibridi. Il padre francese invece è uno dei tanti bolsi rimasugli del passato, appollaiato dietro il bancone con lo sguardo perduto nella nostalgia e nel rimpianto di un passato migliore. Se potesse di certo voterebbe Le pen. Qui si contenta di aver importato una moglie, scelta su catalogo, in cerca di opportunità economiche migliori di quelle offerte da qualche sperduto paese della campagna del Guang Dong, cosa che pare avvenga con una certa frequenza da queste parti. Lei lavora con la alacrità propria dei cinesi, libertà in cambiodi sicurezza, mentre lui, da vecchio flaneur quale, probabilmente, è sempre stato, gigioneggia con altri residuati come lui, arnesi da colonia che si radunano nel locale a bere birra, qualcuno ancora col vecchio basco di ordinanza, favoleggiando i vecchi tempi, senza neppure riconoscere la fortuna avuta per non essere stato cacciato malamente, come in molti altri casi meno fortunati. 

Bambina di Ambalavao
Ma il tempo stringe e bisogna arrivare presto ad Ambalavao se vogliamo vedere ancora gli ultimi momenti del suo famoso mercato degli zebù, il più grande del Madagascar, che comincia il mercoledì, giornata in cui le mandrie arrivano, vengono osservate con cura dagli acquirenti che poi procedono alle trattative e prosegue il giovedì, quando i contratti vengono conclusi e gli animali portati via a poco a poco. Migliaia di animali convergono da tutto il sud del paese in una transumanza che può durare anche due mesi, per essere ammassati a gruppi omogenei in ampi recinti alla periferia del paese, dove si ammucchiano tutti gli interessati alle transazioni. Tutto è un po' cambiato negli ultimi anni. Un tempo la bellezza ed il portamento degli animali, le dimensioni e la forma delle corna contavano sopra ogni altra cosa, oggi altre considerazioni più pratiche hanno preso il sopravvento. Si sono presentati nuovi attori sul mercato. Da qualche anno i cinesi hanno costruito in tutto il paese una rete di macelli con annesse piccole fabbriche per la produzione di carne in scatola che poi viene esportata in Cina. 

Recinti del mercato
E' lo stesso ciclo che un tempo seguivano le spezie, il legname o le altre ricchezze primarie che partivano dalle colonie verso il territorio metropolitano. Oggi, che orde di antichi poveri hanno la possibilità di acquistarsi il cibo, la fame di prodotti agricoli supera ogni altra richiesta e le derrate hanno preminenza su prodotti che facevano la ricchezza dei vecchi mercati. Uno schema consueto, i paesi più deboli visti come produttori di materie prime a basso costo. Tuttavia questa richiesta anomala, ha spostato i termini del discorso con la conseguenza che in pochi anni i prezzi degli zebù sono raddoppiati. La bellezza dell'animale ha perso di valore, ilsolo parametroormai considerato è il suo peso. Questo ha provocato turbative notevoli nell'economia dei villaggi che adesso trovano l'approvvigionamentiodi carne, un tempo consumo normale di una dieta abbastanza mista, molto più difficile ed oneroso. E' la globalizzazione bellezza. D'altra parte il pastore adesso può pensare di permettersi non solo il telefonino, ma anche il piccolo pannello, naturalmente cinese, per ricaricarselo. 

Il carico degli zebù
Ma è ormai giovedì pomeriggio e gli affari sono quasi tutti conclusi. Si formano gruppetti di pastori che ormai hanno venduto; li riconosci subito dalle facce brunite dal sole sotto i cappellacci consunti, appoggiati ai loro lunghi bastoni, con volti tristi. Forse sono tutti così gli allevatori di animali, quando si sono liberati del loro fardello che che da anni assistono. Certo sapevano che questa sarebbe stata la fine usuale del ciclo, di un lavoro basato forzatamente sulla ricerca di un guadagno, un reddito che serva a garantire la sopravvivenza di una famiglia, ma anche loro sanno che questo non è un lavoro come un altro. Non passi anni a camminare sull'altopiano in cerca di pascoli migliori per loro, a difenderli dai predatori, dai malannie e dalle intemperie, senza conoscerli ad uno ad uno, senza amarli, se ha un senso usare questa parola. Quegli animali di cui certo conosci la fine che avranno, sono parte della tua vita, hai avuto con loro un rapporto di vicinanza empatica, li conosci uno ad uno e di certo ti sei preoccupato del loro benessere non solo perché questo  si identifica con un reddito. Per questo i visi dei pastori sono sempre tristi quando rimangono senza le loro bestie, anche se nella bisaccia hanno un piccolo rigonfiamento in più, il prezzo di un abbandono consciuto, previsto, calcolato ma sgradito anche al pensiero. 

Il bar del mercato
Forse Michel si ubriacherà questa stasera pensando a quella fila di magnifiche corna, di gobbe altere che non sono più sue compagne e che ora si spingono le une con le altre prima di essere stipate su camion mai conosciuti, per andare incontro al loro destino. Ha dato un'ultima pacca sulla groppa del toro più grande, il magnifico pezzato bianco e nero, quello con le corna perfettamente arcuate che tutti gli invidiavano al paese, che ha girato il muso all'ultimo verso di lui, quasi a salutarlo, prima di venire spinto via dagli altri che lo seguivano. Ha sentito e riconosciuto soltanto il suo muggito profondo, lontano, attutito dalla distanza, ma ben riconoscibile tra gli altri, mentrelo caricavano. Lui è rimasto di spalle, appoggiato al recinto, lo sguardo rivolto a terra senza voltarsi e senza parlare coi vicini. I commercianti che li circondano, invece sono molto più attivi, si muovono qua e là, qualcuno dà ordini agli autisti, qualcuno si accorda con altri inservienti, altri registrano acquisti e terminano gli ultimi affari. E' tardi ormai.  Anche questa settimana la fiera sta finendo. Da domani alla spicciolata arriveranno altri pastori, altre mandrie, altri animali.

Piccola pastorella

SURVIVAL KIT

La carta Antaimoro
Ambalavao - Cittadina dell'altipiano sulla N7 a 70 km circa a sud di Fianarantsoa. L'abitato è caratterizzato da tipiche casette a due piani con veranda dei Betsileo, un sottogruppo dell'etnia Bara. Nota per essere il più importante mercato del bestiame del paese che si tiene il mercoledì e giovedi di ogni settimana. La città è anche nota per la produzione della carta Antaimoro, una sorta di papiro di fibra della pianta avoha, fatta a mano e decorata con fiori freschi inseriti sulla pasta prima della essiccazione, come avviene in alcuni paesi dell'Indocina (Myanmar, Laos, Vietnam). Da visitare anche il grande mercato all'aperto, tutti i giorni fino al calar del sole, coloratissimo e tipicamente africano. Inoltre ci sono molte attività di produzione e filatura della seta.

Hotel Aux Bouganvillées - Ambalavao - Comodissimo di fronte al merato. Grande giardino ben curato. Boungalow consueti, spartani ma puliti, con zanzariere. All'interno produzione della carta con visita gratuita. Sui 100.000 Ar. Personale gentile. Free wifi al ristorante annesso.  Menù più ricco del solito, abbiamo avuto filetto di zebù al pepe verde o allo zenzero discreto anche se un po' coriaceo. Patate e frutta con 14.000 Ar. Colazione consueta con croissant. 

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3 commenti:

Dottor Nomade ha detto...

Bella descrizione, bei personaggi. Un pezzo davvero avvolgente e convincente -in qualche modo mi ricordava l'Africa descritta da Céline (un bel ferro vecchio fascista anche lui, e persona probabilmente spregevole, ma scrittore eccellente).

Enrico Bo ha detto...

Grazie. Ovviamente concordo su Céline.

tentare, nuoce ha detto...

Mort à crédit: io il Louis-Ferdinand me lo adoricchio

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