venerdì 6 gennaio 2017

Il genocidio dei Rohingya

da La Stampa


Mi dispiace davvero tornare su questo argomento, ma il fatto che anche i giornali italiani ne parlino in questi giorni (anche LaStampa di ieri), mi spinge a dire ancora due parole sull'argomento. In Myanmar continua la pulizia etnica dei Rohingya, di cui vi avevo raccontato a suo tempo, a dimostrazione che non ci sono religioni buone o cattive, ma soltanto consuete prevaricazioni di chi ha in mano il potere contro chi è minoranza che non si può difendere. Due anni fa ero nello stato birmano del Rakhine dove vive questa minoranza di quasi un milione di persone da altre un secolo, un paese bellissimo fatto di fiumi e di foreste. Erano stati deportati lì dal colonialismo inglese bisognoso di mano d'opera, dal vicino Bangla Desh, allora Bengala indiano e lì sono rimasti. Sono quasi un milione e vivono confinati in villaggi lager da cui è loro vietato uscire, non hanno diritti, documenti, nazionalità, né vengono riconosciuti in alcun modo. 

Sono classificati "clandestini" da eliminare in qualunque modo. L'esercito, sulla spinta popolare, li perseguita, brucia i villaggi e possibilmente li uccide. Persino i buoni monaci buddisti fanno cortei per invitare il governo a liberare il paese di quella marmaglia con toni e slogan ancora più violenti, se possibile, dei leghisti salviniani; insomma dicono e scrivono quello che i leghisti nostrani pensano soltanto, per ora. Questo a dimostrazione che non ci sono religioni buone o cattive, ma solo gruppi di prevaricatori e deboli da eliminare. Ed è facilissimo passare da una parte all'altra della barricata. La santa Aung San Suu Kyi, perseguitata da decenni dal regime, premio Nobel per la pace, icona della resistenza al potere tirannico della giunta militare, adesso che è al potere, ignora deliberatamente la situazione e mentre la pulizia etnica continua con centinaia di morti, stizzita non risponde alle domande che le arrivano da ogni parte del mondo, inclusa la petizione che le è stata rivolta da una dozzina di suoi colleghi Nobel o la loro lettera inviata all'ONU

Come è facile da torturato diventare torturatore, da perseguitato cambiare vestito e trasformarsi in aguzzino spietato. Nell'ultimo mese oltre 50.000 persone hanno cercato di fuggire attraverso il confine verso il Bangla Desh. Sono stati inseguiti, bombardati, bruciati e moltissimi annegati sui barconi si cui hanno cercato di fuggire. Eppure lì comanda il buddhismo, la religione del sorriso, della bontà, della com-passione, della non violenza a prescindere, quella in cui i buoni monaci sono capaci di immolarsi bruciandosi vivi pur di sostenere la giustizia e la pace. Ma nell'uomo c'è una tara inestinguibile di sopraffazione e di violenza, appena diventi tu il potere, ecco che c'è qualcuno su cui buttare le colpe del mondo per poterlo a tua volta sterminare in qualunque modo possibile, senza nessuna pietà, anzi agitando ottime ragioni per farlo. La foto del bambino annegato, emulo del piccolo siriano morto nell'Egeo qualche mese fa, commuoverà il mondo per qualche giorno, poi appena ci sarà qualche cosa di altro su cui puntare i fari dell'informazione, si penserà ad altro. Tutto passa in questo mondo, poi in nome delle religioni (tutte) si continua a perseguitare e a uccidere.


Per saperne di più






2 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

I sempre bravi inglesi ce li menarono in massa per il loro civile five o'clock tea

Enrico Bo ha detto...

sempre le porcherie fatte si capiscon dopo cent'anni

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