sabato 16 dicembre 2017

Usa 18 - Montréal


Foliage tra Québec e Montréal


La casetta in Canadà
La strada che collega Quebec a Montreal è un rettilineo con poche curve di oltre 250 km, che si snoda, mai parola si rivela essere meno adeguata di questa, in una bellissima foresta. Non puoi resistere alla possibilità di abbandonarla, chiamandoti fuori dalla teoria di enormi camion e SUV sproporzionati che fanno apparire minuscole le pur grandi macchine in circolazione, percorrendo quindi una sorta di complanare che costeggia la principale tagliando di tanto in tanto gruppetti di case. Evidentemente sono molti che preferiscono abitare fuori città, in questi boschi magnifici, anche se l'arrivo dell'inverno non deve rendere la vita così spassosa come sembra in questa stagione di mezzo. Non saprei come si mette con le zanzare d'estate, visti i continui spazi di acqua stagnante che costellano le radure, incantevoli peraltro in questa stagione, ma anche ad agosto non deve essere facile. Queste file di casette lungo le strade, seminascoste tra gli alberi rossi e gialli ti fanno davvero venire voglia di abitare qui; il senso di tranquillità e di pace sembrano avvolgere ogni cosa; forse è vero che la gente esce lasciando la porta di casa aperta o mettendo la chiave sotto lo stuoino o nella fioriera a lato, per lo meno questo si dice da queste parti. 

Il centro
Non senti neppure un cane che abbai, eppure ce ne sono, le motoslitte sono ancora ben coperte in garage, anche se i segnali di attenzione fanno prevedere che presto dovranno essere tirate fuori e preparate per l'uso. Insomma l'impressione generale, goduta facendo due passi sotto veri e propri archi di fogliame creati dalle chiome degli alberi che si abbracciano attraversando i due bordi delle strade più minuscole, che fatichi a comprendere se conducano ad una altra piccola abitazione, nascosta nella foresta, una sorta di riparo di zucchero alla Hansel e Grethel, è che da queste parti si viva bene, quantomeno si possa trascorrere una vita tranquilla, forse fin troppo tranquilla. Di certo le uniche attività visibili sono la rasatura dell'erba del sempre vasto praticello all'inglese che circonda la casa, a cui si dedicano i panciuti mariti continuamente e che, visto il clima deve avere una ricrescita talmente veloce, da provocare una indefessa attività nel tempo libero dell'uomo di casa, interrotta, temo, soltanto dal barbecue del fine settimana a cui invitare il vicino. Come sempre la bellezza più grande può accoppiarsi alla noia mortale e allora, meglio vivere in un basso napoletano o in una periferia degradata in mano agli spacciatori? 

La cattedrale
Certo ci sarebbe più vita, sicuramente più adrenalina, quantomeno per sfuggire agli scippi, anche se forse si potrebbe aspirare ad una terza via. Insomma può essere un altro degli argomenti da dibattere. Intanto continui a risalire il San Lorenzo, ora fiume normale, ora dilatato in continui laghi e spazi aperti occupati da isole, specie alla confluenza di altri fiumi, dove la quantità di acque raccolte in questi immensi bacini formano dedali di terre emerse e frastagliati arcipelaghi coperti di verde. Più o meno a metà strada arrivi a Trois Rivières, una vera e propria città, con un piccolo centro storico e la solita anonima distesa sconfinata di case e casette che si estendono nella piana dinnanzi al fiume. C'è poco da dire delle tante città come questa che incontri dovunque nel continente.  Anche le cose da vedere, in fondo latitano e gli sforzi fatti per magnificare i pochissimi punti di interesse sono commoventi. Basti dire che, se date un'occhiata su internet, tra le dieci cose da visitare è citato l'ufficio del turismo, dove sono sicuramente gentilissimi e attenti alle richieste, ma non è che abbiano molto da fare o da mostrare. 



Un palazzo della Vieille ville

Certo c'è sempre un bel parco cittadino dove andare a correre e a fare sport, una anonima chiesa di un centinaio di anni, un museetto cittadino, magari un punto della città segnalato per esservi accaduto qualche sconosciuto fatto storico e così via. Certo che il turista americano deve contentarsi e ben si comprende che vada via di testa se solo arriva in qualunque luogo dell'Europa e dell'Asia. Basti pensare che è sufficiente un pezzo qualunque, tirato fuori dalle cantine di un nostro museo e prestato per una mostriciattola, per far accorrere fiumi di visitatori in visibilio. E' comprensibile ed è anche una cosa scontata, ma tanto vale sottolinearla, solo per ricordarci quanto petrolio da sfruttare abbiamo sotto le chiappe, tanto per dire l'ennesima banalità, ma mi è proprio scappata. Comunque, criticando criticando, piano piano si arriva a Montreal, l'altra grande città del Quebec, ormai quasi al confine dello stato con l'Ontario. Qui ormai lo snobismo quebechiano si stempera un poco e la città è una vera e propria metropoli di quasi tre milioni di abitanti, moderna e cosmopolita dove l'inglese ed il francese godono alla fine di pari dignità, considerato che quasi il 30% degli abitanti è di etnia estranea, latina, cinese, africana o asiatica.

Mai più senza birra
Qui gli spazi si allargano e la visita a piedi diventa più impegnativa, tuttavia fattibile nella parte storica delle vie del centro, che si incrociano ordinatamente su un graticcio squadrato attorno alla Main, formate da edifici ottocenteschi di pietra nera, severi ed imponenti, a partire dalla maestosa cattedrale sulla piazza Jacques Cartier. Poi il quartiere scivola lentamente verso il porto dove la zona diventa decisamente più turistica con piccole vie costellate di negozietti di paccottiglia classica. Ma è possibile che in tutto il continente, questa specifica merceologia per turisti, quella dei ciapapùver, come dicono i mandrogni, sia ancora più brutta, insulsa e kitch che in tutto il resto del mondo? Eppure è così, non si può negare e credetemi non è solo questione di gusti differenti. Per fortuna, nella vasta area pedonale, ci sono anche tutta una serie di locali dove puoi fermarti nei dehors, a godere di qualche raggio di sole quando c'è e mangiarti una tartelletta ai frutti di bosco o berti una buona birra, mentre riposi i piedi fumanti. Quando la stagione lo consente è piacevole davvero starsene beatamente al sole sulle sedie in ferro battuto, mentre attorno a te scorre la gente, chiaramente in vacanza, mentre qualche artista di strada suona il suo strumento o fa girare le palle. 

La città coperta
Il sole scalda comunque e l'aria sempre frizzantina è quasi piacevole sulla pelle. Già perché qui siamo ormai bene addentro al continente e il mare è lontanissimo, non lasciatevi incantare dai larghi spazi d'acqua, creati dal fiume. Qui l'inverno è terribile, per molti mesi all'anno, neve, ghiaccio, vento polare, il famigerato blizzard e un freddo da far cascare i denti, quindi da un lato si approfitta del breve tempo in cui la temperatura è godibile, per il resto dell'anno ci si organizza. Ecco dunque una delle caratteristiche interessanti della città, alla quale merita dare un'occhiata. Infatti proprio perché siamo in una metropoli in cui la vita deve giocoforza continuare con gli stessi ritmi tutto l'anno, si è creata una vera e propria città alternativa, parte coperta, parte sotterranea, con una serie di corridoi, tunnel, camminamenti che collegano tutti gli edifici del centro commerciale, che è piuttosto vasto, per un totale di oltre 32 km, dove per molti mesi all'anno la vita continua regolarmente come se l'inverno non esistesse. Il Resò (dal francese reseau - rete) è stato creato oltre cinquanta anni fa ed ha continuato ad ingrandirsi, includendo centri commerciali, locali di ogni tipo, negozi, uffici pubblici, teatri, sale concerto, musei e luoghi di divertimento, incluse ben sette stazioni della metropolitana. 

Al porto
E' un'esperienza diversa ed interessante passeggiare in questa seconda città, cosa che dimostra come la capacità umana di adattamento superi qualunque situazione limite. La città e il freddo, la città e il ghiaccio, questo è il tema costante che pervade il sito, con la sua squadra di hockey, rivale storica di Toronto e oggetto di continui sfottò, col suo fiume presto ghiacciato ed il grande parco sull'isola del fiume dove ancora fanno da grande attrazione tutte le infrastrutture costruite per le Olimpiadi invernali del 76, nove anni dopo l'esposizione universale con la Biosfera, ex padiglione degli Stati Uniti, lo stadio olimpico e la torre di 175 metri, che resta coi suoi 45°, la più inclinata del mondo. Appena al di là di uno stretto canale l'isola di Notre Dame, dove si corre uno dei gran premi di Formula 1. Certo l'ideale sarebbe girarla in bicicletta, essendoci qui la pista ciclabile più lunga del nordamerica e anche perché gli spazi da percorrere sono notevoli, magari fermandosi a mangiare una tradizionale "poutine", patitine e formaggio fuso, un classico street food locale.

Ingresso a Chinatown
Potrai così continuare poi, degnamente corroborato se vuoi goderti ancora ad esempio, dopo aver attraversato una vivace Chinatown dai mille negozi pieni di roba asiatica, l'ampio parco cittadino di Mount Royal situato proprio dietro la Vieille ville, che in questa stagione dispiega tutta il suo splendore, col rosso vivo degli aceri che contrastano con il verde dei prati perfettamente tenuti. Qui puoi farti un giro tra le bancarelle degli agricoltori che portano la loro produzione di verdura in città, dato che anche qui ormai incombe la supercazzola del teobiologico e del famigerato chilometro zero. Adesso intanto è tempo di zucche, che si ammucchiano a centinaia con il loro arancione vivo e sfacciato come in ogni dove. Insomma, la città dei Pepsi come la chiama il resto dei canadesi (che qui si trova solo quella), val bene una sosta e quindi giustamente abbiamo dato. Ho deciso invece di saltare Ottawa, per mancanza di tempo, d'altra parte non si può fare tutto e qualcosa indietro bisogna pur lasciare se vogliamo avere la scusa di voler tornare, come diceva una mia amica. Dunque timone a ponente verso l'avversaria storica di Montreal, la modernissima Toronto, di cui parleremo la prossima volta.

Grattacieli del centro

SURVIVAL KIT
Il primo grattacielo
Montreal - 267 km da Quebec sulla riva sinistra del san lorenzo, più panoramica, circa 3 ore di auto. Alla città va dedicato come minimo mezza giornata piena, senza contare visite a musei (c'è anche quello della Barbie) o altri luoghi. Per l'isola di S. Elena occorre calcolare altro tempo, almeno un'altra mezza giornata. Se siete in auto considerate che molti parcheggi prevedono una tariffa flat che vale per tutto il giorno ma è piuttosto onerosa, tipo 20 C$ e quindi se prevedete di spostarvi qua e là dovete scegliere soluzioni orarie a parchimetro (Tutto pagabile con carta di credito). La cattedrale di Notre Dame, imponente in stile neogotico, si visita a pagamento, 6 C$. Sulla mappa distribuita all'ufficio del turismo (zona porto), è indicato un percorso a piedi che consente di vedere bene la Vieille ville, la Chinatown e l'area turistica. Di lì allungando un po' (oppure con una fermata della metro) arrivate all'area commerciale per un giro nella Montreal sotterranea. A 35 C$ c'è un giro sull'Anphi-bus che porta in tutte le zone interessanti della città e poi si butta nel San Lorenzo per raggiungere l'isola e farvi avere un punto di vista diverso della città. Comunque se pianificate la visita del Canada Orientale, questa città non si può saltare. Ovviamente l'autunno è il periodo migliore, ma anche l'inverno col fiume ghiacciato deve avere il suo fascino. Appena fuori città il parco delle Laurentians mountains.





Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 15 dicembre 2017

Usa 17 - La città di Québec


Le case di Quebec



La foresta attorno a Quebec
Dal parco Cartier a Québec è un attimo, una trentina di chilometri. Sei sempre in un ambiente forestale che circonda la città fino a lambirla, tanto che di volta in volta sei combattuto dal desiderio di arrivare finalmente in città e terminare la strada e quello di rimandare il piacere, fermandoti ancora un po' bel bosco, facendo una deviazione lungo qualche stradina laterale sterrata e rimanere in una radura ai bordi di un laghetto a spiare tra gli alberi la presenza di qualche animale, circondato dalle foglie rosse che si specchiano nell'acqua. Rimandare il piacere, frutta altro e più delizioso piacere, che serve a rendere più intenso quello finale. Deve essere un tarlo insito nel genoma umano. Quindi vada per il bosco. Fatto sta che arrivare in città non è così immediato come avevo calcolato, complice il fatto che il navigatore americano, in Canada non funziona, capirà, non ci avevo mica pensato. Comunque in qualche modo sembra che in questi paesi, basti andare sempre dritto seguendo la corrente ed arrivi al punto che rappresenta alla fine la tua meta. 

Il porto
Comunque il centro cittadino, che offre tutta l'area di interesse turistico, è piuttosto piccolo ed effettivamente tutte le strade portano alla piazza centrale, sulla cima della collinetta su cui era sorta la città, che devo dire è davvero bella ed accattivante, con la sua aria marcatamente franco europea. E qui dobbiamo forzatamente spendere due parole sul problema della francofilia o come volete chiamarla, di questa parte del paese. Non ci sono dubbi che questa regione e credo anche quelle più ad est, siano marcatamente francesizzanti e che mal sopportino l'anglicizzazione del resto del paese, spinte forse dal fatto che non vedono di buon occhio, pur senza astio per carità, il loro ingombrante vicino del sud, sentimento assolutamente ricambiato. Infatti mi è sembrato di avvertire che gli americani del New England, che sicuramente si ritengono più fighetti e detentori del merito primigenio dell'arrivo su questi lidi, ritengano i canadesi dei rozzi (figuriamoci) vicini campagnoli e neppure troppo furbi, dai comportamenti bizzarri, nella più gentile delle ipotesi. Dal canto loro i canadesi e particolarmente quelli dell'area francofona, li ripagano di uguale moneta, ritenendosi di certo ad un livello di superiore raffinatezza, grazie proprio alle loro origini. 

La cattedrale
Di certo questa ascendenza gallica, la ritrovi dappertutto, nello stile delle città, nei ristoranti e nella cucina, che vorrebbe, anche se spesso si tratta soltanto di un desiderata, mantenere uno gusto ed un aspetto molto francese e anche per le strade, nell'architettura antica delle città e nella apparenza dei negozi che espongono la merce, avverti bene un certo gusto europeo. Non parliamo della lingua. Noti infatti sempre un certo senso di condiscendenza se non di irritazione se parli inglese, mentre al contrario ti si apre un largo sorriso se usi il francese con un minimo di scioltezza; un senso insomma di: questo è dei nostri. La sensazione è proprio quella che ai quebecchesi o come diavolo volete chiamarli, pesi molto l'assimilazione a questo continente anglofono e che vorrebbero, scioccamente secondo me, starsene per conto loro, secondo la ben nota tendenza divisiva, comune a larga parte del genere umano, specie quella che sta meglio rispetto al vicino, che ignora il principio che l'unione fa la forza. Avverti dovunque un certo tono aristocratico di chi si sente un gradino più in alto o semplicemente diverso e la lingua serve a marcare questa diversità. 


Un quartiere della città vecchia
Si tratta di un francese particolare, il cosiddetto juvàl, con un accento molto curioso che deforma alcune consonanti allargando all'estremo della sguaiatezza alcune vocali, ma che identifica immediatamente la nazione. Per esempio la t e la d seguite dalla i o dalla u, diventano un sibilo simile alla zeta, così petit diventa pezì e lundi lo senti come lunzì. La prima parte della negazione ne, viene quasi sempre abolita e molti vocaboli sono poi traslati dall'inglese, come ovvio data la prossimità, ad esempio niente voiture ma chàr. Ma questi sono dettagli, la realtà è che in questa parte del Canada, che poi è anche la provincia di maggiori dimensioni e in alcuni territori limitrofi ci si sente francesi a tutti gli effetti e forse anche grazie al fatto che ho parlato in francese, il cerbero giubba rossa mi ha perdonato la multa che mi avrebbe rovinato la vacanza. Vedi che serve sapere le lingue! Comunque eccoci qua, nella elegante place de l'Hotel de ville, a prendere lumi all'efficientissimo ufficio turistico, dove la solita anziana, mi sa che anche qui si deve lavorare fino alla morte per sopravvivere, mi segnala un buon itinerario pedestre per vedere tutte le cose basilari del centro città. 

Halloween
Le eleganti vie del centro con i bei negozi già riccamente addobbati in attesa delle feste in arrivo, con profluvio di zucche gialle per il prossimo Halloween, il camminamento lungo le mura ed i bastioni ben conservati che dominano il porto, le chiese ed i palazzi antichi, l'imponente Chateau Frontenac, trasformato in albergo a mille stelle dove vedi arrivare le opulente limousines che scaricano i clienti più facoltosi, la cattedrale di Notre Dame e infine la cittadella che domina sul fiume, sono alcuni dei punti chiave che puoi goderti lungo la passeggiata. Per scendere nella zona del porto puoi prendere la vecchia funicolare che ti scarica direttamente in mezzo alle viuzze ormai completamente occupate dal turismo di consumo che affolla ogni negozietto di oggettistica classica del livello della palla di vetro con la neve ed i classici peluche della tradizione nordica. In questa stagione, trionfo anche delle palle e altri oggetti per l'albero di Natale.

Il castello
Però l'atmosfera gioiosa fa il resto e passeggiare in mezzo alla folla festosa non è mai spiacevole, oltretutto sono viuzze pedonali in cui le macchine non riescono a passare così non rischi neppure il terrorista pazzo che prenda di infilata la folla come ormai è consuetudine. Deliziosi gli ampi spazi verdi come il parco Montmorency e davvero bello il quartiere un po' più tranquillo alle spalle del castello, con le antiche vie circondate di palazzi d'epoca a tre piani, tutti trasformati in piccoli hotel de charme, dove di certo ci si sentirà immersi in una atmosfera d'antan, piacevole e tranquilla. Insomma una città che mi ha conquistato, proprio per questo suo aspetto misto tra la moderna e ricca America e la elegante Europa ricca di tradizioni. Certamente qui ci si sente più a casa che in altri luoghi. Dispiace persino lasciare questa collina affacciata sul fiume per riprendere la strada delle periferie affollate e caciarone dei motel e delle catene di fast food, accanto alle stazioni di servizio, ma tant'è, bisogna fare di necessità virtù e mantenere un occhio al cuore ma, ça va sens dire, anche uno al portafoglio.



I remparts


SURVIVAL KIT

Il castello
Québec - Città imperdibile della costa est.di certo la più caratteristica e diversa del paese che bene illustra la sua anima legata alla Francia ed all'Europa. Se avete poco tempo a disposizione considerate una mezza giornata per farvi un itinerario a piedi che vi consentirà di vedere abbastanza bene tutto il centro storico. Utilizzate i consigli e le piantine distribuite all'ufficio del turismo sito nella piazza centrale. I parcheggi a pagamento sono tutti nelle vicinanze. I punti più interessanti li ho già elencati qui sopra.

Hotel Normandin - 3390 B. Sainte Anne - Quebec - Catena alberghiera presente sul territorio (due hotel in città). Questo in periferia sempre nello stile motel di serie A. Bello, nuovo, camere molto belle e spaziose, letto King. Bagno molto bello e con dotazione  ricche. TV, frigo, free wifi molto buono in camera. Pulito, tranquillo e personale molto gentile. La doppia 73 €. Consigliato. Sembra che disponga anche di una navetta gratuita per raggiungere il centro. non c'è colazione ma danno un coupon sconto del 20% se la fate al vicino ristorante della catena.

Normandin restaurant - Di fianco all'albergo, della stessa catena. Grande e piuttosto affollato, via di mezzo tra fast food come cibo e ristorante per il servizio ai tavoli. Più americano che francese. Salmone discreto, lasagne (all'americana annegate nella salsa), ali di pollo, 2 dolci e due coke per C$ 68. Personale ovviamente gentile. 



Una delle piazze del centro


Sottobosco
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 14 dicembre 2017

Regali di Natale

Se non avete idee per i regali di Natale, ricordatevi che un libro è sempre la cosa migliore, ancora meglio se si tratta di un mio libro!!!!

Ecco dunque il link che vi manda direttamente su Lulu.com per acquistare il mio ultimo libro uscito:


Madagascar
Terre rosse





Per acquistarlo vai qui:


Se invece vi interessano gli altri di fianco ci sono tutti i tasti che conducono al carrello.



mercoledì 13 dicembre 2017

Fare calcoli sbagliati



Devo dire che non si riesce ad uscirne. Ce n'è sempre una. Insomma pensavo di aver finito con tutte le granette varie, sistemazioni di macchine, rogne da commercialista, bollettame vario che ti aspetta ogni volta che torni da qualche giorno di svago e di meditazione sul senso dellavita ed eccola lì, la rogna in agguato che non ti lascia stare tranquillo un momento. Stavolta si tratta di un problema matematico, anche se si potrebbe dire altrimenti ed io in matematica non sono mai stato molto bravo. Non è una cosa complicata per carità, devo solo farmi un calcolo, ma un bel calcolo piuttosto grosso che richiederà capacità e perizia e anche un impegno di almeno un paio di giorni. Dato che come ho detto in questo campo non sono un'aquila, sono stato costretto a mettermi nelle mani di professionisti. Dunque, mi ritirerò nuovamente per qualche giorno per cercare di risolvere il problema. D'altra parte ogni calcolo,per complicato e grande che sia, ha una sua soluzione e penso che anche stavolta ci riusciremo. Quindi se per qualche giorno non mi sentirete, non preoccupatevi più di tanto, siamo lì che incolonniamo numeri, analizziamo dati, per arrivare alla soluzione finale, che essendomi al momento incognita, non dico che mi tolga l'appetito, ma in qualche modo mi condiziona anche nella soddisfazione dei bisogni primari, come quella, ad esempio, di sgranocchiarmi una tavoletta di cioccolata tanto per tirarmi su. A presto dunque, a calcolo risolto.


Ore 12:00
Contrordine compagni. In questo momento mi comunicano che l'operazione matematica viene rimandata e che pertanto i miei importanti calcoli saranno risolti a gennaio. La cosa mi innervosisce molto ma, come si dice tra mandrogni, bisogna mordere l'aglio e dire che è dolce. purtroppo la prorogatio è consuetudine italica e bisogna che me ne faccia una ragione, d'altra parte la matematica non è un'opinione. Quindi ne riparleremo.


martedì 12 dicembre 2017

Usa 16 - Il parco Jacques Cartier



Cervo maschio

Lago Saint Jean
Ma alla fine cosa siamo venuti a fare fino al lago Saint Jean, visto che non è particolarmente suggestivo dal punto di vista paesaggistico? Il motivo è che proprio qui a Saint Felicien è molto propagandata una particolare attrazione turistica che potrebbe anche dare spazio a discussioni. Si tratta del molto famoso Zoo sauvage, attrazione che convoglia in questa area torpedoni di turisti con frotte di bambini al seguito. Si tratta di un'area molto vasta, a qualche chilometro dalla città, dove viene ospitato un gran numero di specie endemiche del Canada e di zone similari, come la tigre siberiana. Il parco si gira a piedi per la parte che concerne gli animali che sono tenuti in spazi ristretti come gli orsi bianchi o i grizzly e qui direi che non ci sono differenze significative rispetto ai classici zoo moderni, in fondo sempre un po' tristi, in quanto il vedere animali costretti in maniera comunque innaturale in aree sempre troppo piccole per le loro esigenze non è mai molto bello. Altro discorso invece per la parte in cui molte specie animali sono in semi libertà in un ampio areale che rappresenta il tipico territorio della prateria e della foresta nordamericana.


Orso bianco

E' chiaro che comunque alla fine ci sarà da qualche parte un recinto, seppure poco o per nulla visibile, ma la sensazione che si ha compiendo il giro di oltre un ora su un trenino protetto è di essere a contatto con una situazione naturale. Ovviamente in natura non avresti la possibilità di vedere un così grande numero di animali, e qui gli orsi bruni, i cervi, i caribù, gli alci, i bisonti e buoi muschiati, i cani della prateria ed i coyote si sprecano. Praticamente li hai quasi a portata di mano e alla fine è sempre un bel vedere. Nel percorso sono visibili anche tutta una serie di costruzioni che vanno dagli accampamenti dei nativi agli insediamenti dei primi coloni cacciatori ricostruiti con molta cura. Per carità si può criticare la situazione degli animali recintati che alla fine camminano avanti e indietro come sappiamo, istupiditi dall'impossibilità di muoversi in spazi a loro congeniali, ma è anche vero che qui gli orsi bianchi mangiano tutti i giorni e allora se fate le mammolette animaliste, non andate a commuovervi poi per il video dell'orso che muore di fame, che sta impazzando sul web in questi giorni. Sai come sarà stato felice quello lì che si trascinava sul terreno ormai privo di ghiacci senza più avere alcunché con cui nutrirsi.

Orso nero
Per la parte "sauvage" invece che comunque sauvage non lo sarebbe fino in fondo, allora questi andateveli a vedere nelle foreste del nord con settimane di appostamenti, dormendo in una comoda tenda, che volete che vi dica. Io mi sono goduto assai il bramito del cervo maschio in mezzo alle sue compagne, i musetti dei piccoli cani della prateria che facevano capolino dalle loro tane, lo sguardo freddo dei lupi che ci ha seguito al passaggio, i gruppi di bisonti dall'occhio placido che ti lasciano immaginare come dovevano essere le grandi praterie un tempo, i tanti orsi neri che caracollano attorno alla strada, insomma tanti scorci che non avrei mai potuto vedere diversamente. Al limite, se proprio bisogna fare una critica, potrei lamentarmi del fatto che c'è sempre un sacco di gente e sul trenino sei un po' costretto e hai difficoltà a fare delle foto decenti in quanto hai sempre qualche testa davanti all'obiettivo. Quindi non criticherei più di tanto il sistema in sé, al limite potrei auspicare che venissero ampliate le aree chiuse di alcuni animali specifici. Bisogna a mio parere avere per queste cose approcci il più possibile pragmatici, poi ognuno la pensi un po' come gli pare, io alla fine mi sono divertito.
Cane della prateria
A questo punto si tratta di riprendere la strada verso sud, dopo aver costeggiato il lago le cui coste sono oggi meglio visibili grazie a un minimo di tregua climatica che ha fatto cessare la pioggia e di tanto in tanto offre qualche scorcio soleggiato, mentre il cielo è percorso dalle grandi V degli uccelli che stanno migrando verso sud, un altro chiaro segno che si sta avvicinando l'inverno. Appena lasciato il lago e le vaste pianure dedicate all'agricoltura ci si inoltra in un'altra grande area forestale che ricopre completamente alte colline che proseguono fino al San Lorenzo e che circondano completamente la città di Quebec. Si tratta del Parco Nazionale de la Jacques Cartier, una spettacolare riserva a soli 30 minuti dalla città che è costituita da una serie di montagne piuttosto impervie che seguono il percorso del fiume Cartier per una cinquantina di chilometri. Qui i percorsi sia stradali che di trekking sono molto suggestivi, tra vere e proprie gallerie tra gli alberi e gli scorci che compaiono all'improvviso dalle radure consentendo vedute dall'alto di grande impatto. Uno dei punti più suggestivi è quasi al centro del parco stesso dove sorge il complesso informativo per le visite proprio alla confluenza di due fiumi. Qui la percentuale di aceri è molto elevata e il rosso carminio che ricopre completamente le rive scoscese risalendo verso i fianchi della montagna fino a mescolarsi col giallo ed infine al verde cupo delle conifere in alto, ha pochi altri paragoni.


Lupi
Davvero una visione di grande impatto scenografico. Nella strada che percorri verso la città non si può resistere nel fare qualche deviazione che in qualche chilometro ti porta in zone all'apparenza selvatiche, laghetti silenziosi dove la barriera del bosco si riflette nei calmi specchi di acqua. Qualche casa di tronchi sta lì nelle radure sparse in attesa di essere affittata per qualche giorno di vita nel mondo della foresta. Odore forte di legno e di resina, nell'aria già avverti quel sentore di neve che sta per arrivare. Lontano si sente bramire il cervo o non sarà per caso l'alce in amore, che deve evidentemente pullulare da queste parti, vista l'ossessionante esposizione di pericolo che compare sui cartelli al lato della strada. Forse qui meriterebbe davvero passare un paio di giorni, fare rafting sul fiume o addentrasi nelle sue insenature in canoa. Come sempre la distanza tra viaggiatori e turisti si amplia e il groppo alla gola aumenta quando devi risalire in macchina avendo dedicato a questa meraviglia soltanto qualche ora. Va bene ce ne faremo un ragione, bisogna sempre considerare che c'è chi non avrà mai neanche questo, quindi bando ai lamenti che la città di Quebec ci aspetta per illuminarci meglio su cosa sia davvero questa parte di paese così legata alla francofonia.

Bisonte

SURVIVAL KIT
Grizzly
 Zoo sauvage di Saint Félicien - A 7 km dal paese. Zoo moderno con grande parco annesso in cui vivono liberi una cinquantina di specie animali di questi territori. Costo 33,5 C$ per gli over 60. Molte attività accessorie come proiezioni e altro. Il momento dell'alimentazione agli animali viene annunciato via megafono per permettere a tutti di assistervi, così come le partenze del trenino che fa il giro dell'area libera in un'ora e un quarto. Il lato meno bello è che c'è sempre moltissima gente che si affolla nei punti di maggiore interesse. Ovviamente molto dedicato ai bambini. Ci si può passare anche tutta la giornata con un minimo di 3/4 ore.

ParcoNazionale de la Jacques Cartier - Arrivando dal lago Saint Jean per un centinaio di km lungo la 169 e poi la 175 che lo attraversa. Meriterebbe fermarsi almeno un paio di giorni per godere dello spettacolo del foliage se siete in stagione e delle attività che offre il centro informazioni. Ci si può arrivare anche in bus da Quebec in una mezz'oretta. Il fiume serpeggia in una valle a V profonda più di 500 metri e le foresta è ricca di aceri e abeti neri. Forte presenza di alci e caribù. L'ingresso dovrebbe essere sugli 8 C$ ma non so dirvi di preciso perché nel 17 è tutto gratis.


Il fiume Cartier





Gli aceri del parco
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 11 dicembre 2017

Usa 15 - Il fiordo di Saguenay


Il parco di Saguenay



Il fiordo di Saguenay

Dopo la mezza delusione baleniera, il programma sarebbe quello di risalire il fiordo formato dal fiume Saguenay e l'omonimo parco che ne occupa le rive, una bellissima foresta che ricopre le sue coste a volte ripide e contorte. Una unghiata profonda che risale verso nord ovest il territorio del Quebec fino al lago Saint Jean. Qui ormai si sono dispiegati in pieno tutte le sfumature di colore che la stagione impone e la varietà di essenze forestali impiegano completamente la tavolozza a partire dai verdi cupi delle conifere fino a tutta la varietà di gialli delle latifoglie ed infine alla gamma dei marroni, mentre i rossi degli aceri stanno cominciando a conquistare il campo per il finale ultimo show dell'anno prima della caduta della neve. Un paesaggio completato magistralmente dalle venature blu dell'acqua che fa capolino continuamente tra i rami degli alberi dietro le curve della strada, nei bracci minori laterali formati da piccoli corsi d'acqua e da una miriade di laghetti iconograficamente oleografici, da cartolina insomma. Se spunta un raggio di sole, tutti i colori si ravvivano di colpo come illuminati da un filtro di photoshop, le sfumature si magnificano e si moltiplicano al'infinito. 

Laghetti
Quando invece la pioggerellina continua, fredda e fastidiosa scende da un cielo uniformemente grigio, tutto si appiattisce, così come la voglia di  scendere e fare quattro passi tra i boschetti fino alle rive morbide che ti portano a contatto con l'elemento liquido. Tante stradine laterali conducono attraverso gallerie di fogliame colorato a case isolate o gruppi di piccole costruzioni di vacanza fatte di tronchi come nella più classica tradizione delle casette in Canadà, come recitava una canzone dei miei tempi. Vedi ancora qualcuno che evidentemente ama passare le sue vacanze in questi boschi selvatici e allo stesso tempo gentili, anche se la sensazione è che si stia cominciando a sbaraccare. L'ambiente certamente non è mai stato così bello, neppure durante la breve estate, ma sta arrivando l'inverno, le temperature cominciano a scendere, i camini ormai fumano di continuo anche durante il giorno ed è ora di caricare le macchine e sbarrare le porte per tornare in città, che poi magari è un altro paesino di quattro case, lasciando spazio libero al bosco ed ai suoi abitanti abituali, che non badano alle stagioni. Le teste dei caprioli e chissà di quali altri soggetti stanno ormai sempre più di frequente, facendo capolino dietro i tronchi e brucano l'erba tra le canoe ormai ritirate sulla riva erbosa. 

Affluenti laterali al fiordo
Il Sainte Marguerite è un affluente secondario del Saguenay, che scava nel fianco del monte una stratta fenditura e termina nel fiordo principale con un porticciolo grazioso, circondato da casette di legno con qualche struttura turistica. Peccato che piova, ma qui davvero la sensazione di paciosa tranquillità ti inviterebbe a rimanere almeno un poco, a goderti l'ambiente, chi sa, a prendere un'imbarcazione per pagaiare lentamente tra i riflessi degli alberi nell'acqua scura che si colora ad ogni spazio delle sempre diverse sfumature circostanti. Un mondo molto slow tanto per seguire il mood del momento. Ma l'altra acqua, quella che cade dal cielo con costante tediosità, non concede tregua e allora conviene proseguire verso il lago principale, una vastissima superficie di acqua in un ambiente ormai piatto in cui una forma di agricoltura estensiva ha preso il sopravvento sui boschi e l'uomo, essere estraneo e divoratore di spazi che ne ha ormai conquistato il predominio, pur essendo presente in misura apparentemente non invasiva. Si vedono fattorie sparse su un territorio piatto e solo leggermente ondulato dove indovini grandissime superfici coltivate. 

La V dei migratori
Le patate, le oleaginose o i cereali, tanto vituperati da un becero ed ignorante battage che impazza a casa nostra, senza sapere o forse neppure sospettare che, privati di questa fonte, non mangeremmo un pane decentemente lievitato. Ma ognuno si bei pure liberamente delle proprie certezze talebane, in fondo il mondo va avanti lo stesso. Pur essendo un argomento che mi sta a cuore non sarò certo io a fare battaglie in favore di una corretta osservanza della scienza e della verità dell'informazione. Il resto lasciamolo ai vari Report e suoi succedanei che tanta fortuna incontrano oggidì. Ma ormai siamo sulle rive del lago, che ha una forma grossolanamente circolare, ma così grande che anche dalle piccole alture che lo circondano, non se ne scorge la riva opposta. E' un grande specchio d'acqua glaciale poco profondo e dalle rive spesso paludose, habitat naturale per un gran numero di uccelli che arrivano da sud e che stanno ormai abbandonando la zona per andare a svernare negli Stati Uniti, pendolari stagionali alla ricerca del sole, ma fedeli clienti che ogni anno ritornano, ragione definitiva della popolarità turistica dell'intera area. Incredibilmente sulla strada c'è un po' di traffico e benché, grazie ai pressanti limiti, a cui ormai anche io, vista l'esperienza, mi sono, obtorto collo, adattato, si vada pianissimo, ecco formarsi una lunga coda, causata da un incidente che comunque è avvenuto. 

Incidente
Una cosa piuttosto importante dato il numero delle gigantesche ambulanze (l'ho già detto che quaggiù tutto è sempre gigantesco?) che caricano barelle. I lampeggianti bianchi e blu illuminano la sera con un caleidoscopio alternato. Quelli delle macchine della polizia danno una mano a caricare l'intera scena di suggestione da telefilm americano. Una barella sta lì sul bordo della strada col suo pacco caricato sopra in attesa dell'imbarco. Il poliziotto fa circolare ruotando la mano . La coda scorre lenta e come in ogni dove, tutti buttano un occhio, ringraziando di esserne fuori. Arriviamo a Saint Féllicien che sta già facendo scuro. Il paesetto, che non c'entra nulla naturalmente col famoso formaggio francese, ha comunque un ché di turistico, ma anche qui capisci che siamo verso il finale di stagione, almeno a giudicare dal fatto che alcuni motel abbiano già chiuso i battenti. Tocca orientarsi verso un albergo apparentemente più lussuoso. Il gay alla reception mi fa un sacco di feste ed è prodigo di informazioni, oltre a farmi lo sconticino, usuale se lo richiedi. Poi arriva un pullman di tedeschi che travolgono tutti e tutto con i loro valigioni e corriamo a rifugiarci in camera. Mi sa che conviene andare a mangiare una pizza dall'italiano, che sembra qui andare per la maggiore. Domani esploreremo i dintorni, sperando che il tempo sia un poco più clemente.

Sul bordo del fiordo

SURVIVAL KIT
Casette in Canadà
Hotel de la Boréalie - 862 B. Sacre Coeur - Saint Félicien. Sedicente 4 stelle, nuovo in centro paese. Camere spaziose e molto bellecon 2 letti queen a 137 C$. Molto buone le dotazioni, pulito, buon free wifi. Frigo, AC, riscaldamento, TV piatto 50". Dotazioni bagno e doccia molto bella in linea con la classificazione 4 stelle. Personale molto gentile.

Restaurant Bar Marco's Bar - 1140 Rue de Melezes - Saint Félicien - Locale sedicente italiano, come il gemello della porta accanto Tifosi, forse più propriamente ristorante, a giudicare dal dispendio di bandiere bianco rosso e verdi. Come ovvio di italiano c'è assai poco, ma le paste e la pizza sono interpretate in maniera americana. Servizio cordiale e atmosfera classica da pub sportivo. Sempre piuttosto affollato, ma spazioso e ben arredato. Cibo mediocre ma ritengo in linea con la ristorazione del posto. Abbiamo preso una pizza e un piatto di Saint Jaques di qualità medio bassa, tipo tavola calda e due coke per 68 C$.


Sainte Marguerite

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 10 dicembre 2017

Taste of Malaysia 45



Sopra una foglia 
Canta la raganella
Com'è piccina


giovedì 7 dicembre 2017

Usa 14 - Cercando le balene


Lo Zodiac per avvistamento balene

In periferia di Tadoussac

Tadoussac è proprio il paesino turistico che ti immagini di vedere in uno dei tanti paesi del nord. Freddo, cielo imbronciato che quando si squarcia diventa blu carico, acque sempre sul punto di diventare tempestose, casette colorate, foreste e spazi infiniti alle spalle. E qui, di turisti ne arrivano tanti, perché il luogo, oltre ad essere disposto amorevolmente su una bella insenatura tra rocce che evidenziano ancora di più la bellezza dei boschi circostanti, fruisce di una caratteristica del tutto particolare. La corrente che arriva dall'oceano e che penetra l'estuario del San Lorenzo per centinaia di chilometri si incrocia in questa baia con le acque di un affluente e forma nel letto del fiume una sorta di sacca, un fondale anomalo  profondo fino a cinquecento metri, dove il gioco delle temperature determina l'ambiente ideale per la crescita del krill, quella massa di microscopici crostacei che rappresentano il cibo per quasi tutti i cetacei, che ben a conoscenza di tale abbondanza, accorrono in massa proprio in questo piccolo, tutto sommato, specchio di acqua, per nutrirsi senza problemi, visto che ormai non sono più oggetto di attenzioni malevoli da parte dei balenieri assatanati che hanno popolato queste coste per più di un secolo. 

Foca
Insomma l'area rappresenta un luogo ideale di osservazioni per almeno una decina ed oltre di specie di cetacei che vanno dalla imponente megattera e a diversi tipi di balenottera, le più grandi creature viventi, fino a quelli di dimensioni minori, incluse le stenelle e i bellissimi beluga bianchi. Va da sé che la cittadina è diventata il centro principale per le osservazioni e qui tutto è organizzato ad hoc per provvedere alla bisogna. Decine di alberghi ed alberghetti per accogliere le folle bramose, ristorantini di ogni tipo e molti ufficietti che propongono le varie soluzioni. Le barche partono solo al mattino, quindi avrete il pomeriggio per fare un giro per le stradine del paese e per osservarne i dintorni. Intanto è d'obbligo una passeggiata nel parco cittadino che occupa completamente una penisoletta protesa nel mare, ricoperta da un fitto bosco, che ovviamente è incantevole in questo periodo. Ti fermi ogni tanto a riposare sulle molte panchine che permettono di guardare il mare dall'alto e non è infrequente anche da qui potersi godere la vista di qualche coda che si innalza sul mare e qualche pinna che emerge in un elegante movimento ad arco prima di scomparire sotto il pelo dell'acqua. 

Hotel Tadoussac
Sulle rive tra le rocce, grasse foche, come pigre bagnanti, nudiste e civettuole, espongono i lombi opimi, riposandosi e godendo dei pochi raggi di sole che escono dalle nubi. Insomma puoi passare un intero pomeriggio a goderti il mare e la vista che ti è offerta gratuitamente, alle tue spalle il famoso Hotel Tadoussac, un gioiello d'epoca che rende unica l'immagine della intera baia, dominando il paese. Poco oltre il promontorio, le grandi dune di sabbia che coronano le rive, per chi non ne ha ancora abbastanza di passeggiare. Davvero un pomeriggio delizioso che non fa rimpiangere il fatto di non essere arrivati un paio d'ore prima per prendere l'ultima escursione, guadagnando così un giorno di viaggio. E' un guadagno che ti avrebbe fatto perdere però il piacere di respirare nel bosco di fronte al mare per un intero pomeriggio, cosa che, data la giornata fresca ma non spiacevole e spesso condita dal sole, è stata assolutamente gradevole e riposante. Il pensionato in fondo è fatto più per la passeggiata romantica sul lungomare di Bordighera che per i raid artici sui veloci Zodiac. Tuttavia l'alba arriva veloce e l'esperienza tocca anche a noi, d'altra parte siamo venuti apposta. 

Nel parco cittadino
Le cicciottine della vicina boulangérie, bianche e rosse per il gelo, sono gentilissime e ti invogliano ad ingozzarti delle loro squisitezze francesizzanti appena sfornate, anche se un poco più rozze di quelle galliche a cui si sono ispirate; tuttavia i croissant ripieni di frutti di bosco, vanno giù bene, conditi dal mokkaccino locale, che ormai è diventato bevanda tradizionale nel continente. I gridolini di estasi delle turiste asiatiche, mi sembra non tantino esagerati, ma comunque un bel tazzone di roba calda, da buttar giù mentre il vento del nord comincia a tirare forte, fa piacere e ti mette di buon umore. Poi il pulmino ti scarrozza fino al porto per farti salire sul barcone, mentre i flutti circostanti, al di là del molo, hanno un aspetto sempre più incattivito. Meglio il barcone dello Zodiac, certamente più giovanile e avventuriero, ma la vista in mezzo alla baia di quelli che sono già usciti e che saltano sulle onde tra spruzzi bianchissimi di spuma gelata, mi richiamano a soluzioni meno traumatiche. Fin da riva si sentono i tonfi delle chiglie che sbattono sull'acqua appena superata la cresta delle onde, che sono comunque alla vista piuttosto gonfie e corpose. Comunque si esce dal porticciolo e subito si comincia a ballare. 


Cetaceo
Anche se completamente bardati di apposito impermeabilone fornito dall'organizzazione, spruzzi altissimi cominciano a spazzare la tolda del barcone. Io, nel gruppo degli assatanati osservatori, mi sono piazzato a prua, abbracciato strettamente alle ringhiere della nave, quasi come Ulisse legato al pennone della sua trireme, per non essere sbalzato fuori o sbattuto a terra, dalla violenza del vento e dallo sballottamento delle onde. Voglio sentire a tutti i costi le mie sirene, dopo tutto ho pagato e chi se ne frega se il vento gelato mi iberna la faccia, tanto, dopo un po', perdi completamente la sensibilità e rimani come ibernato come uno stoccafisso legato al tuo trespolo. La furia del mare è impressionante, anche se le onde non sono più alte di un paio di metri, così almeno mi sembra, ma la superficie è così agitata che la prua del nostro barcone si solleva con sinistri cigolii, prima di precipitarsi nell'abisso, sul fondo della sinusoide dell'onda, con un tonfo che ti fa risalire lo stomaco fino alle orecchie. Poco lontano uno Zodiac rosso si impenna davanti ad un onda più forte delle acque, quasi pare che si debba rovesciare, ma alla fine il tonfo rassicurante copre gli ululati di terrore delle vecchiette giapponesi abbarbicate ai sedili. Intanto percorriamo in lungo ed in largo il tratto di mare davanti alla baia, ma di simpatici cetacei, garantiti dall'organizzazione, non se ne vedono. 


La costa
Beh non è che proprio siano assenti del tutto. Di tanto in tanto vedi groppe che spuntano e che dopo aver percorso un grazioso arco sulla cresta del flutto si inabissano. Pinne grigie che roteano veloci mostrandosi per un attimo prima di scomparire. Ecco laggiù i globi bianchi di un gruppetto di beluga. Vedi appena l'occhio curioso e poi la spuma ricopre ogni cosa. Una megattera mette fuori la punta del muso ma si reimmerge subito, come se avesse dato un'occhiata a che tempo fa. Un branco di stenelle scodinzola davanti alla prua e subito vengono lasciate indietro. Insomma tutte piccole visioni di sfuggita, neppure il tempo di scattare qualche foto al volo, riparando la macchina dalle ventate cariche di acqua e di umidità. Sono completamente bagnato, per fortuna l'impermeabile protegge, le braccia dure e dolenti rimangono attaccate alla ringhiera, forse ci vorrà la fiamma ossidrica per liberarmi. Il vento è così forte che mi piega il naso. In fondo dopo tre ore, rientrare in porto non è soluzione così spiacevole. E' vero che abbiamo visto poco o niente, ma l'esperienza è stata prova dura che lascerei d'ora in poi ai lupi dei mari del nord, abituati alle artiche intemperie. Puoi così lasciare il paese convinto di aver fatto il tuo dovere di ecoturista. Certo almeno una coda per aria me la potevano mostrare 'ste balene infami!




SURVIVAL KIT

Un'insegna
Tadoussac - Paese sulla riva destra del San Lorenzo a 200 km a nord di Quebec. Centro per l'osservazione dei cetacei tra i più importanti. Ci sono diverse organizzazione che organizzano le escursioni che partono dal mattino versole 9 fino alle 14 circa, la durata è di circa 3 ore. Si può scegliere tra lozodiac che porta una ventina di passeggeri e ilbattello più grande. Il primo porta di certo ad un contatto più ravvicinato ai cetacei, ma è controindicato nellegiornate di mare mosso, almeno secondo me. L'escursione mi è costata 85 C$ a testa. Merita comunque anche se non si vede molto. Da non perdere comunque il giro nel parco cittadino sul mare. Alberghi e ristoranti per tutte le tasche.

Motel de l'Anse à l'Eau - 173 rue des Pionniers - All'inizio del paese, comodo conl'ufficio per le partenze del giro inbarca a fianco. Gentili, camere buone e nuove, spaziose, pulito. Dotazioni buone. TV, frigo, free wifi e caffé in camera. 94 C$ , senza colazione. 

Restaurant La Bolée - 174 Morin - Sempre molto affollato, consigliato prenotare. Presenta bene. Se la dà come ristorante di classe, con servizio e preparazione tavoli di un certo stile, alla francese. Nella pratica i tre piatti più interessanti del menù erano finiti, noi abbiamo avuto una platessa molle e poco appetitosa e un sirloin stick di Angus, piuttosto coriaceo, un gelato e una mousse discreta, due coke per 85 C$, che mi sembra un po' caro, per la qualità offerta. Ho sbirciato nei piatti vicini e anche il salmone era piuttosto secco alla vista. Non lo consiglierei.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!