lunedì 26 giugno 2017

Recensione: D. Bressanini – Le bugie nel carello

Risultati immagini per le bugie nel carrello



Seguito del meritatamente fortunatissimo libro Pane e bugie, di cui continua il filone inesauribile della corretta spiegazione e relativa demolizione delle tantissime bufale alimentari che tengono banco nella vulgata popolare, ingigantite e convalidate da tanti personaggi, televisivi e non solo che su questo mercato ci campano. Bressanini è un noto ricercatore che da anni, in varie rubriche sui giornali, innumerevoli conferenze e con il suo seguitissimo blog Scienza in cucina, cerca di spiegare con parole accessibili a tutti, come bisogna affrontare un assunto dal punto di vista scientifico, unico modo corretto per discuterne e giudicarne o meno la validità. In questo lavoro, l’autore prende in esame le etichette di molti prodotti, immaginando di percorrere i corridoi di un supermercato e per ognuno, sottolinea e discute le tante diciture a bella posta ingannevoli, anche se non false, che ormai tutte le aziende inseriscono per convincere il compratore di quanto il prodotto sia “naturale” e “sano”, anche se tutto questo non ha niente a che vedere con il valore o la qualità reale del prodotto stesso. Particolarmente gustosi i capitoli dedicati alle prove a doppio ceco sui consumatori per capire se piaccia di più il vino più costoso a prescindere dal suo effettivo valore o quello sul Kamut® di cui gli italiani sono ovviamente i più grandi consumatori al mondo o sulla patata al selenio che fa venire intelligenti. E’ un libro di particolare attualità, corredato da tutti i riferimenti necessari e delle fonti attendibili da cui sono ricavati i dati, proprio in questi tempi in cui gli scaffali sono pieni di prodotti “no tutto” a cui il numero sempre maggiore di ortoressici, si sta affezionando particolarmente, creando uno strepitoso mercato del nulla, su cui si sono buttate a pesce tutte le multinazionali del food, proprio quelle che questo panel di consumatori è solito condannare a prescindere. Da leggere assolutamente, non solo per prendere nota dei vari casi citati e farne tesoro, ma anche e soprattutto per abituarsi ad utilizzare il metodo scientifico per analizzare un problema, prima di trarre le conclusioni che sembrano più scontate ed alle quali il marketing vorrebbe accompagnarci, da consumatori con la testa imbottita di false credenze sparse a piene mani da mestatori e fattucchiere.


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domenica 25 giugno 2017

Recensione - AA.VV. – Storie di Natale – Sellerio

Storie di Natale

Eccomi di ritorno, non sono morto, come potreste avere pensato, ma mi sono preso qualche giorno di riposo su una spiaggia sassosa, ma molto confortevole ma, contrariamente a quanto hanno pubblicizzato, con il mio contratto TIM, col cavolo che potevi connetterti, pertanto sono stato costretto al silenzio digitale, gettando in questo modo nello sconforto i miei amati lettori, uno dei quali mi ha addirittura telefonato per garantirsi del mio status, cosa che mi ha commosso oltre ad avermi fatto molto piacere. Dunque passiamo oltre e procediamo con qualche libro che mi ha rallegrato le ore trascorse sotto l'ombrellone.



Cominciamo dunque da questa piccola raccolta di sette racconti con file rouge della notte della vigilia di Natale, tema abusato, ma sempre valido per raccontare storie dalle più divertenti alle più lacrimose, utili anche per arricchire il catalogo. In questo caso il libretto si legge volentieri, anche fuori stagione sotto l’ombrellone come nel mio caso. Particolarmente accattivanti la storia di Tredicino, ragazzo che ha avuto dal nonno alcuni segreti del mare, con la prosa che si avvita sempre di più nel siciliano stretto a cui ci ha abituati Camilleri e quella di Recami, ricca di esasperato macchiettismo italiano, molto divertente che racconta di un tragico e fantozziano esodo nella tormenta di neve nell’Appennino tosco emiliano in seguito all’annullamento di un volo low cost, con tutti gli aspetti tragicomici del caso. Ve la caverete in due orette di lettura che vanno via veloci, in attesa di digerire la colazione in attesa del meritatissimo primo bagno della giornata.



martedì 13 giugno 2017

Cronache di Surakhis 79 - Sistemi elettorali


C'era davvero da morir dal ridere. Tutti i commentatori si erano scatenati per mesi per raccontare al popolo bue degli schiavi quale fosse il miglior sistema elettorale, motivandolo con mille sottigliezze ed argomentazioni. I fatti poi stavano lì, chiari ed evidenti a dimostrare che qualunque sistema poteva funzionare perfettamente in un caso e in maniera pessima in un altro. La serie di elezioni che c'erano appena state in molti pianeti della galassia, stavano lì a dimostrarlo. Quasi in ogni luogo il risultato era esattamente opposto a quello che prometteva il sistema elettorale. Si diceva ad esempio che il metodo migliore era il bipolarismo perfetto in cui si affrontavano solo due candidati e poi è capitato che su Stars&strips III, uno dei sistemi più importanti della galassia, in cui si opponevano Yellowdead Cat e Horned Felicia, fosse stato eletto il primo pur avendo raccolto 3 milioni di voti in meno, promettendo di abolire ospedali pubblici e di garantire palpate gratis a tutte le femmine del pianeta purché giovani. Sul vicino sistema della Terra di Ingla, dove si diceva che era perfetto il modo di votare, il più maggioritario possibile e che pertanto prometteva per questo motivo governabilità garantita, la Conducatrix di Maggio (benché si fosse votato a giugno), pur avendo la maggioranza, in pratica non stava riuscendo a formare uno straccio di governo che la sostenesse nella sua folle determinazione di lasciare l'Alleantra tra Pianeti. 

Su Surakhis, dove la Massa Coglionifera (ormai la razza pluritesticolata era diventata maggioranza assoluta) aveva bocciato un referendum che prevedeva il ballottaggio, motivando la decisione col fatto che magari avrebbe avuto il potere qualcuno con solo il 30% dei consensi, adesso si osannava il nuovo leader Giganton, che nel vicino pianeta delle Marianne, aveva ottenuto quasi il 70% dei seggi, con soltanto il 15%dei voti degli aventi diritto. Ora, certamente è vero che nelle razze dove numero e dimensioni totali del volume testicolare è inversamente proporzionale alla dimensione del cervello, ma questo era un fatto decisamente bizzarro, anche perche questo partito degli MC, ormai trasversale, continuava a protestare per il numero eccessivo dei parlamentari, non appena aveva votato contro il provvedimento che li avrebbe ridotti di un terzo. Ma si sa la coerenza non è del popolo e Paularius che questo fatto ben conosceva, era tutto sommato allegro per la situazione che si era creata, più confusione c'era e meglio era. Alla fine, lui lo aveva sempre saputo e lo aveva sostenuto con forza nelle innumerevoli riunioni preliminari in cui si decideva il futuro politico di Surakhis. Molti insistevano per applicare il sistema della Krucconia, che obbligava ad alleanze innaturali tra Piglianculi e Mettinculi, subito dopo le elezioni e che proprio chi le proponeva, rigettava come la peste chiamandole inciuci. Altri all'opposto volevano unproprorzionale perfetto e poi erano i primi a cridare al pericolo dell'ingovernabilità. Altri volevano le coalizioni, ma solo a patto di comandare loro. Insomma ognuno diceva la sua e sosteneva anche il suo esatto contrario, tanto per non sbagliarsi. 

Invece il sistema elettorale perfetto c'era da sempre, già bello che pronto, solo che non era mai stato applicato nella sua rude ed efficiente completezza. Sarebbe bastato infatti collegare ai vari pulsanti della cabina elettorale che bisognava premere per esprimere il proprio voto, un sistema che facesse partire una sana scarica inceneritrice a chi non premeva quello del candidato giusto, naturalmente indicato esplicitamente fuori dal seggio, in modo che fosse chiaro anche ai Senzatesta di Neptunia. Qualcuno aveva obiettato che questo sistema, avrebbe ridotto poi la forza lavoro, ma era una preoccupazione inutile, la gente impara in fretta, quando vede il suo vicino incenerito, al limite si poteva aggiungere, come incentivi al voto, una mazzettad i buoni spendibili a scelta nei vari Templi postribolari, che erano sorti come funghi e con ogni tipo di specializzazione e infine fare un po' di promesse mirabolanti, più esagerate ed impraticabili possibili, soprattutto di quelle a cui non avrebbero potuto credere neppure le nasiche del Borneo, pianeta dell'estremo est della galassia, tipo dare 1000 crediti al giorno a tutti o dimezzare le tasse e incrementare i PIL (Possibilità di Introduzione anale Libera) di almeno il 50% nel primo anno di governo. Panem et circenses, soprattutto questi ultimi, avevano sempre funzionato perfettamente. In questa convinzione Paularius chiuse gli occhi lasciandosi andare alle amorevoli cure di una multivulvata di Antares II, a cui aveva già promesso la gestione finanziaria di un ministero.


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Inchieste

lunedì 12 giugno 2017

Friuli 2: Dopo il terremoto


Il pan de sorc

Le mura di Venzone
Con ancora le nari ingolfate di profumi davvero deliziosi, lasciamo San Daniele del Friuli, (che il cielo benedica i suoi abitanti impegnati a produrre tanta delizia e, come diciamo in Piemonte, i crìn che collaborano obtorto collo), per scoprire altri aspetti di questo paesaggio senza pari. Non si può dimenticare che queste zone furono totalmente devastate dal terremoto del 1976 che pur non essendo di violenza estrema (6,4 della scala Richter e successive scosse del 5,9), distrusse la maggior parte delle vecchie case, ancora in cattivo stato a causa dei danni di guerra di alcuni paesi con migliaia di morti, mentre le case di nuova costruzione (ad esempio a San Daniele), furono in parte risparmiate. La ricostruzione è un fenomeno interessante da esaminare, al di là della faciloneria populista. Intanto furono stanziati una marea di soldi (attorno ai 30.000 miliardi di lire), disponibili immediatamente, ma la cosa più risolutiva e su cui bisognerebbe meditare, fu che al Commissario straordinario Zamberletti, furono assegnati poteri assoluti che potevano prevaricare e superare qualsiasi legge esistente al momento. A sua volta il commissario rigirò questo enorme potere ad ogni singolo sindaco che poté agire quindi senza avere come si dice le mani legate. Ad esempio in un paese col centro storico devastato, il sindaco espropriò tutte le case e le ricostruì motu proprio, riconsegnandole al termine dell'intervento (ovviamente non senza seguito di contenziosi in alcuni casi protrattisi fino ai giorni nostri). 

Una via di Venzone
Pensate un po' se si fossero utilizzati questi criteri oggi, quale canea di populismo barricadero si sarebbe scatenata con i TAR intasati dalle cause e da accuse e controaccuse di furti e corruttele. Insomma se vuoi fare le cose in maniera perfetta a regola di legge, non fai niente e comunque per la ricostruzione del 90% ci vollero comunque 10 anni, seguendo la regola, prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese. Quindi il sistema pare funzionale, come testimoniavano i romani con l'istituzione del Condottiero con poteri assoluti, anche se a termine. Per i monumenti si usò il metodo dell'anastilosi, raccogliendo e numerando ogni pietra rimasta e rimettendola al suo posto originale, sistema che fece scuola per gli eventi successivi. Insomma camminare oggi per le strade di Gemona o di Venzone che erano stati segnalati come "rasi al suolo", ti convince che in fondo se c'è il grano, la buona volontà e non soltanto la voglia di contestare quelli che operano, tutto si può fare, non in tempi biblici, ma neppure in pochi minuti come i "sempre contro" pretenderebbero e senza "no tutto" tra i piedi ad impedire ogni azione. Piove forte e le stradine del centro di Venzone sono quasi deserte, tali da rendere difficile, in assenza di simboli e segnali, avere una sensazione temporale. Non ci sono neppure auto parcheggiate per capire in che anno siamo. 

S. Andrea
Forse è oggi, forse allora più di quaranta anni fa, il giorno prima che l'orco nella natura matrigna si scatenasse per prendersi più vite possibili, quasi per cercare di cancellare una presenza fastidiosa, che invece a poco a poco, con costanza ha riaffermato la sua presenza senza permettere a nessuno di frapporsi alla sua volontà di ricostruire comunque e pervicacemente affermare la propria presenza insindacabile. Le vie strette e contorte portano alla chiesa rimessa in piedi pietra su pietra, nuove e antiche allo stesso tempo, quasi non sai interpretare questa sensazione. Solo le parti ancora sbrecciate, le statue monche, gli affreschi di cui sono rimasti solo i minuscoli frammenti incollati alla grande parete muta, stanno lì a raccontare i fatti accaduti.  All'interno, sotto l'abside su cui ancora vedi i rigonfiamenti e le crepe, puoi fermarti a cercare di comprendere come l'uomo sia piccolo e debolissimo e allo stesso tempo così forte e determinato a non soccombere. Una visita imperdibile quindi per rimarcare soprattutto queste sensazioni, oltre che naturalmente la bellezza dei luoghi. 

La piazza di Venzone
Rimane il tempo per fermarsi un poco al Molino Cocconi ad Ospedaletto, una interessante struttura parte dell'operazione Ecomuseo delle acque che comprende innumerevoli percorsi di visita ed attività naturalistiche nella zona. Una struttura privata che è stata concessa, con tutte le antiche macchine molitorie che contiene, per offrire al pubblico ed alle scuole, una visuale completa di come un tempo funzionavano le economie locali e le attività produttive legate all'agricoltura ed al territorio. Anche se viene posta particolare enfasi sugli aspetti della esaltazione del buon tempo antico (cosa che come sapete non mi garba particolarmente) è tuttavia molto interessante visualizzare il funzionamento di un sistema che ha tenuto in piedi una economia per secoli. Le curiosità, come la riscoperta del pan de sorc, una antica panificazione che utilizzava farine di segale, di frumento e di mais cinquantino, fanno parte della accattivante presentazione, appagando la nostra voglia di c'era una volta, quando si stava così bene e si moriva a cinquant'anni. Ma l'importante è la sensazione di caldo benessere che comunque questi luoghi ti comunicano. Il letto secco del Tagliamento si fa traversare senza acredine. Questa terra è piena di piacevolezza infinite anche se un po' rude e severa.

Un cortile

SURVIVAL KIT

Molino Cocconi - Ospedaletto Gemona - Sempre aperto con molte visite scolastiche con cui si può concordare attività come il fare il pane. Spiegazioni appassionate ed interessanti. Due macchine molitorie a mola di pietra e a rulli, che hanno funzionato fino a pochi decenni fa. E' l'unico molino rimasto a Gemona dopo il terremoto. Fa parte dell'ampio sistema dell'Ecomuseo delle acque. Merita una sosta.

La cappella delle mummie
Hotel Costantini - Via Pontebbana 12, Collalto di Tarcento - 75 €. la doppia con colazione, in linea con le altre strutture della zona. Un tre stelle carino e ben dotato, ottimo per una sosta da cui visitare i paesi circostanti. Camere non grandi, ma pulite, con frigo, TV, cassaforte, AC, free wifi. Dotazioni bagno standard, ma imperdonabile l'asse del water che non sta sollevato per errore di posizionamento della distanza dello stesso dal muro. E' una cosa a cui sono sensibile. Colazione basica standard. Abbiamo cenato lì. Qualità valida e anche di una certa ricercatezza pur essendo preparata per un gruppo di 28 persone, cosa che di solito abbassa la qualità. Unico neo: è situato fuori dall'abitato e quindi non si possono fare due passi dopo cena. Meglio le camere non sulla strada, ma comunque abbastanza silenzioso.

Venzone - Più piccolino di Gemona, tra i borghi più belli d'Italia, è uno dei punti dove è più evidente l'opera di ricostruzione. All'interno della piccola cerchia di mura, potrete fare una rapida passeggiata in centro, sulla piazza centrale e visitare il piccolo museo del terremoto. Bellissimo il duomo di S. Andrea, ricostruito con la pazienza  di un puzzle pietra su pietra. Se volete vedere le mummie esposte nell'antistante cappella, munitevi di apposito gettone da 1,5 € per accedervi tramite tornello, in vendita nei vari negozi del centro.



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sabato 10 giugno 2017

Friuli 1: San Daniele del Friuli



La sfilata dei prosciutti - Prosciuttificio Dok


Un personaggio in cerca d'autore
E anche quest'anno è scattato il momento della partenza del tradizionale viaggio di studio del Museo dell'Agricoltura del Piemonte. Come sempre il punto di grande interesse di questo breve spostamento consiste, oltre al piacere di ritrovarsi tra vecchi amici ultradecennali, è quello di visitare luoghi, magari già conosciuti sotto l'aspetto squisitamente turistico, per andare alla ricerca di aspetti particolari che riguardano le attività agricole e produttive e che, di norma,  difficilmente vengono poste all'attenzione dei viaggiatori. Insomma un viaggio a tema come sempre ben studiato e condotto dall'amico Fassino della Italian Wine Travel, agenzia specializzata in questo tipo di attività. Dunque questa volta il tema del viaggio era quello di esaminare il territorio friulano con sconfinamento nella vicina Slovenia, con specifico interesse alle produzioni più tipiche del territorio, salumi, formaggi e vini, dei quali la zona offre amplissima scelta ed in particolare il focus più specifico è stato rivolto alla scoperta ed al raffronto tra il Refosco dal Peduncolo rosso e quello dal Peduncolo verde, più comune al di là del confine. Insomma tra i diversi cultori del vino presenti, un tema se pur molto specifico, abbastanza intrigante, per tutti coloro che si interessano di approfondire conoscenza anche in queste particolari nicchie. D'altra parte i pensionati qualche cosa devono pur fare, non vi sembra? 

Tavolo per controllo
Tuttavia la prima tappa della spedizione non poteva essere che San Daniele del Friuli, paese noto per una delle più famose eccellenze alimentari italiane, un prosciutto crudo che vanta credenziali assolute e che tutto il mondo ci invidia, checché se ne dica di Pata Negra et similia. Dunque eccoci in tarda mattinata a percorrere questa terra verdissima e circondata di colli aspri ma addolciti da una copertura di boschi fittissimi che te la fanno amare a prima vista, anche quando il cielo appare minaccioso e scuro a promettere acqua e non in piccole quantità. Il paese che pur essendo così noto nel mondo, appare piccolo e sparso nella pianura ordinata, vanta invece una realtà di ben 31 produttori che raccolgono con cura ed attenzione coscie di maiali di allevamento esclusivo italiano per ricavarne oltre tre milioni di prociutti crudi, che attraverso lunghi mesi di stagionatura ed affinamento, almeno tredici, ma anche di più, si trasformano in una delle delizie del palato, apprezzatissime dai gourmet di tutto il mondo. Effettivamente, assieme al suo cugino di Parma, questo prodotto non ha eguali in quando a dolcezza, sapore, profumo e piacevolezza al palato e visitare uno dei magazzini di stagionatura della zona è davvero una esperienza culturale e sensoriale a cui non si deve rinunciare. 

Preparazione della coscia - Foto museo Dok
Tra le molte soluzioni possibili, è stato scelto il noto prosciuttificio Dok Dall'Ava che dispone anche di un piccolo museo iconografico interessante, che racconta la storia di questa famiglia di prosciuttieri che opera addirittura dal 1955. Tuttavia il colpo d'occhio che ti lascia veramente senza fiato, anche per il profluvio di aromi deliziosi che ti accolgono, ce l'hai non appena varchi la porta del magazzino di stagionatura e ti appare alla vista una infinita teoria di prosciutti che si stendono a perdita d'occhio per stretti corridoi completamente tappezzati dalle cosce dolcemente pendule come campane melodiose e tintinnanti di un tempio buddhista thailandese. Che meraviglia! Ti aggiri tra le rastrelliere ricoperte e ad ogni angolo scorgi un punto di vista sempre nuovo eppure sempre uguale a se stesso, una infinita replica di quel prodotto unico ed inimitabile, prosciutti a perdita d'occhio che ti confondono la visuale con quella loro ripetitività, un mantra pronunciato all'infinito a sottolinearne la sacralità. Cerchi di mantenere la calma e soprattutto la razionalità, cerchi di fare calcoli per tenere impegnata la mente che si perde, come obnubilata dal profluvio dei profumi che saturano l'ambiente, in fondo 30.000 prosciutti, stanno lì, immobili e muti, ti guardano appesi e sembrano dirti: forza che sono pronto, tirami giù, datti da fare che è ora di mangiarmi. Difficile rimanere inerti. Segui con interesse le spiegazioni del responsabile, che mostra con orgoglio le sue creature, il modo in cui vengono costantemente controllate, investigate, giudicate. 

L'osso di cavallo per i controlli
L'osso di cavallo appuntito, unico strumento oltre alle mani che si usi qui dentro e che molte e molte volte nella vita di ogni pezzo, dovrà penetrare nei vari punti cruciali della coscia appesa per essere estratto poi di colpo ed annusato per certificare che nulla sia intervenuto a turbare il miglioramento continuo di questo prodotto straordinario dell'ingegno alimentare umano. Solo quando mai nessun dubbio rimarrà ed il percorso di vita sarà completato senza macchie, allora l'ultimo labello di qualità verrà posto ed arriverà l'ora che l'opera d'arte a forma di violino parta definitivamente a rallegrare le gole degli estimatori di tutto il mondo ed a spargere la sua musica divina. La visita non è solo un piacere sensoriale completo, puoi vedere anche curiosità produttive interessanti, come le cosce desinate agli Stati Uniti, che per specifica richiesta legale di quel mercato vengono affinate prive della parte superiore dell'osso. Il prosciuttifico, che, oltre ad un costante miglioramento qualitativo, è sempre alla ricerca  di opportunità commerciali, unica strada per progredire, crescere, ed alla fine offrire prodotti sempre migliori, ha iniziato, data la richiesta, a produrre prosciutti assolutamente particolari come il Numero 10, che viene invecchiato almeno 20 mesi, per sensazioni gustative ancora più ricche e complete, il Fumato, rivolto agli amatori soprattutto nordeuropei, il Patadok, che utilizza il "cerdo iberico dell'Estremadura", ma con una tecnica produttiva che evita l'uso eccessivo degli spagnoli di salnitro e dell'irrancidimento del grasso, fornendo un prodotto molto più dolce e gentile.

Operazioni di controllo
Infine il Nebrodok e l'Hundok, che utilizzano cosce di maiali Neri dei Nebrodi e di Mangalica (una razza ungherese molto nota e pregiata), per affermare come la qualità della lavorazione influisca profondamente, oltre alla varietà del suino ed alla sua metodologia di allevamento, alla qualità finale del prodotto. Insomma una visita estremamente interessante, che si completa in maniera esaustiva solo fermandosi nella contigua prosciutteria, idea davvero vincente dell'azienda che ha pensato di offrire ai visitatori anche la possibilità di gustare appieno e subito, come si può dire a botta calda, il prodotto offerto dalla casa. Noi, consci di dover completare il percorso per poter avere una visione davvero completa del settore sotto osservazione, che non di sola chiacchiera si può imparare, abbiamo gradito un consistente piatto di prosciutto, profumatissimo al naso, dolce e setoso al gusto che ha riempito il cavo orale di sensazionii inebrianti. A seguire una pasta con un sapido sugo a base di prosciutto e per finire una fetta della classica cubana, dolce della zona di tradizione austroungarica, per la verità meno convincente dei piatti che l'hanno preceduta. Ma insomma, qui fanno prosciutti, non dolciumi. Adeguatissimo invece il calice di Friulano che ha accompagnato il pasto, di ottima qualità nonostante fosse un prodotto sfuso. Se passate da quelle parti e volete ampliare le vostre conoscenze, cercate di arrivare per ora  di pranzo insomma.

Un Numero 10

PROSCIUTTERIE DOK DALL'AVA
Via Gemona 
San Daniele del Friuli
Udine
+39.0432.940280
www.dallava.com
doksd@dallava.com
Aperto dalle 10.00 alle 22.00 tutti i giorni. 

venerdì 9 giugno 2017

Taste of Malaysia 5

Penang - Parco delle farfalle

Ibisco giallo
Batter le ali a lungo
Duro cibarsi

giovedì 8 giugno 2017

Taste of Malaysia 4

Batik di Penang
Morbida stoffa
Dove corre il pennello
Nascono fiori

mercoledì 7 giugno 2017

Taste of Malaysia 3

Penang

Placido mare
Un'isola d'Oriente
Sensi di spezia

martedì 6 giugno 2017

Taste of Malaysia 2

Penang

Bouganville rosa
Volano le farfalle
Un fiore è il pasto

lunedì 5 giugno 2017

Taste of Malaysia 1

Malaysia - Cameron Highlands


 Coglier le foglie
Sempre duro lavoro
Bevanda ambrata

venerdì 2 giugno 2017

Malaysia 33 - Tatuaggi e vino di riso


Una piccola Iban



La sera sul fiume
Dopo la pioggia, la luce della sera dona alla superficie dell'acqua un velo di magia. Il fiume che appariva limaccioso ed oscuro sembra un piatto d'argento che brilla sotto gli ultimi raggi, che filtrano tra i rami degli alberi più alti. Nella longhouse regna la pace della giornata che sta per finire. Gruppetti di anziani sono seduti nel ruai, il lungo corridoio comune e passano il tempo chiacchierando. Qualcuno, con la schiena appoggiata alla parete, monda i granelli di pepe raccolti nella giornata prima di confezionarli nelle bottigliette di plastica recuperate dell'acqua. L'arrivo di qualche straniero è evento raro e molto gradito, una variante nella giornata che desta curiosità e voglia di comunicare. Jemat si è seduto vicino a me e ha una gran voglia di chiacchierare. Ha un'età indefinibile ma le rughe sul volto e la schiena curva raccontano che di anni sul fiume ne ha visti passare molti. Lui si ricorda ancora quando non c'era ancora il lago e il fiume era solamente un piccolo rigagnolo fangoso che si gonfiava solo quandol e piogge scendevano più violente. Si ricorda anche della vecchia longhouse che sorgeva più valle del corso d'acqua e che oggi la crescita del livello ha cancellato. Là non c'era ancora la lamiera ma solo legno duro strappato alla foresta e tetti di foglia di palma che andavano cambiati ogni cinque anni e del generatore non si conosceva neppure l'esistenza, la vita era più tranquilla e nessuno andava in città a scuola o a lavorare. 

Ha tagliato qualche testa?
Ha la schiena e le braccia completamente ricoperte di grandi tatuaggi, come del resto la maggior parte degli anziani, ottenuti in lunghe e dolorosissime sessioni tramite una minuscola lesina appuntita che trasmette il colore alla pelle. Sono disegni rituali che raccontano sempre la storia di chi li porta; ognuno di essi dice di un fatto a cui quell'uomo ha partecipato e di cui è orgoglioso, un viaggio, una impresa, un evento in cui lui ha mostrato il suo valore, come una caccia epica ad un animale pericoloso. Il suo vicino ha la schiena ricoperta di fiori e di stelle che dicono della sua perfetta sintonia con la foresta, un altro ha felini e grandi uccelli che forse ha cacciato con successo. A Nyambong, che ne è letteralmente ricoperto, faccio notare che l'unica porzione di pelle che gli rimane libera è il dorso della mani, ma lui si rabbuia. Ganie mi spiega subito la mia gaffe, il dorso delle mani è tabù per i tatuaggi. Non bisogna dimenticare che la fama di questo popolo è soprattutto quella di essere noti come tagliatori di teste e solo chi ha compiuto questo atto può tatuarne la testimonianza sul dorso della mano, mentre un dito riporterà la tribù di provenienza dell'ucciso. Una medaglia al valore che non si può esibire falsamente. Questo marchio era stimato come molto utile nell'al di là, dove il mondo gira al contrario e i tatuaggi scuri delle mani diventano bianchi e luminosi e servono ad illuminare il cammino al valoroso nel buio eterno della morte. 

Tattoo
Già, questo è un popolo bellicoso per natura e quando scattava lo Ngayau, la dichiarazione di guerra, i guerrieri si mettevano allacaccia del nemico con lo scopo precipuo di portarsene a casa la testa da esibire davanti alla longhouse e che sarebbe rimasta come imperitura dimostrazione di valore per la famiglia oltre che di rispetto per il morto. Qui si ricordano ancora le guerre storiche, come la più famosa, contro l'invasione inglese nell'800 e lì di teste bionde se ne mozzarono parecchie o contro i giapponesi durante l'untima guerra, senza tralasciare le sanguinose battaglie avvenute negli anni 60, quando ci furono le infiltrazioni comuniste dal sud indonesiano del Kalimantan. Naturalmente non si contano le varie scaramucce tra villaggi, faide e disaccordi su banali fatti divicinanza, insomma beghe tra vicini, che forse sarebbe interessante vedere durante le nostre riunioni condominiali se fosse nella nostra tradizione. Ufficialmente comunque il taglio delle teste fu abolito da Brooke nel 1920 e tutti riconoscono che adesso la vita è migliore e decisamente meno pericolosa, tuttavia nell'organigramma della longhouse si nota che i nomi di cinque uomini sono sotto la casella denominata Sicurezza, che insomma, non si sa mai. Tuttavia i crani cacciati da ogni famiglia sono ritualmente conservati, in un luogo sacro dello spazio personale, per rispetto verso quei sacrificati e ad onore della famiglia stessa.  

Riposo della sera
Non è opportuno esibirli agli estranei, ma rimangono lì a ricordare che non si è stati dei brubru qualunque e occhio che siamo qua vigili e attenti, eventualmente. Chiaro!? Ma poi si butta tutto in ridere, insomma, qua ci sono ospiti da festeggiare e mentre cala la sera, gli uomini ritornano a casa. La figlia del capo arriva ancheggiando, conscia di quello che rappresenta. E' chiaramente una ragazza moderna che lavora in città e come prima azione dopo aver salutato educatamente all'occidentale va a lavarsi i lunghi capelli che esibisce con garbo. Intanto parte il rumore scoppiettante del generatore e piccole luci si accendono qua e là nelle varie camere. Quella del capo ha anche un televisore e la ragazza prende subito posto assieme ad un gruppetto di amiche sul pavimento antistante, trascurando i divani che pure fanno bella mostra di sé lungo la parete, ma che evidentemente non sono abitudine così comoda ed entrata nell'uso. E' partita la telenovela e ragazzi dagli sguardi languidi lanciano occhiate roventi a diafane fanciulle su sfondi di templi induisti. Bolliwood colpisce duro qua. La spettatrici sembrano rapite dalla vicenda e non fanno caso a quanto succede intorno. Arriva il capo a cui veniamo presentati con gran pompa; sembra puttosto contento di avere qualche ospite, cosa sempre più rara da quando hanno aperto il resort a valle del fiume; ci saluta e ci ringrazia della visita prima di ritirarsi per le abluzioni della sera. 

Chiacchierare
Questa è l'ora in cui la maggior parte degli abitanti della casa si dedica a lavare via tutto il sudore della giornata e qui, diciamo la verità, fa pareccbio caldo. Questa dunque è una pratica piacevole e gioiosa a cui tutti si dedicano con fervore quando cala la sera. La casa è decisamente animata, tutti girano qua  e là e si nota come tutti entrano ed escono nelle parti privare con una certa libertà, insomma la vita è davvero comunitaria, infatti si nota subito che nelle pareti che dividono una famiglia dall'altra o quella che separa l'abitazione dal ruai, ci sono larghe aperture da cui puoi vedere come si svolge la vita all'interno e che vengono chiuse solo durante la notte, quando nella sala anteriore vengono stese le stuoie imbottite per dormire. Nel nostro gruppetto che pare radunare i più sfaccendati continuano ad arrivare bottiglie di plastica contenenti il vino di riso, che evidentemente è uno delle produzioni più importanti della casa. Ogni giro è servito in piccoli bicchieri di vetro o di bambù e per la verità sono proprio le donne quelle che fungono da puscher più convinte. Bisogna continuamente brindare al piacere della nostra visita, alla salute degli astanti, al piacere di stare insieme. 

Selezione del pepe
Il segno del brindisi è proprio l'Ooo... haa! pronunciato con un ritmo ascendente prolungato, quasi una spinta a bere per la prima parte e discendente con un tono disoddisfazione per la seconda parte, la parola tra l'altro che dà il nome anche all'agenzia del nostro David e di Ganie che dopo un po' di bicchieri comincia a sentirsi davvero nella parte ed a suo agio. Tra una bevuta e l'altra le perplessità e gli imbarazzi cominciano a sciogliersi e devo dire che le risate un po' sguaiate cominciano a diventare più fequenti. Ganie mi rimarca come sia piacevole sentirsi davvero a casa, quando si sta in una longhouse, certo la vita di città ha i suoi vantaggi e le sue comodità, ma qui è diverso, si è in famiglia, si sente davvero un senso di comunità in cui è piacevole vivere sentendosi protetti e parte di qualche cosa di antico e tribale. Sotto l'impiantito di legno ricoperto dalle stuoie, senti i maiali che grufolano, i rumori della foresta, il crocchiare dell'hornbill nascosto tra i rami alti. L'oscurità della notte è ormai scesa e le lampadine fioche generano ombre tremule. Le ombre si sono allungate nel ruai. La moglie del capo esce dalla sua cucina e ci annuncia che la cena è pronta, poi finalmente sazi e contenti potrà partire la festa.

Nel ruai

Il totem del villaggio
SURVIVAL KIT

Iban policy - Vivere qualche giorno con questa gente implica il fatto di incontrare usi molto particolari e differenti da quelli a cui siete abituati e che teoricamente potrebbero infrangere tabù religiosi o altro. Tuttavia non fatevi troppi problemi, siete sempre dei turisti paganti in fondo e alle vostre gaffe tutti sono abituati, al più faranno ridere gli astanti, a meno che non arriviate in luoghi davvero nascosti e remoti. Comunque non insistete ad esempio, per vedere i teschi conservati dalla famiglia, su questi c'è molto rispetto e riservatezza e cercate di non toccare i totem rituali posti all'entrata del villaggio. Bevete almeno il primo bicchiere che vi viene offerto o per lo meno fingete di farlo, un rifiuto netto si considera offensivo, poi eventualmente accusate malattie che vi impediscono di bere. Non rifiuate di ballare e di fare festa. Loro hanno piacere di ridere e divertirsi con voi che siete comunque un momento di novità nella vita di tutti i giorni.




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