giovedì 30 giugno 2016

Taste of Tuscany 8

Cattle "Maremmana"




mercoledì 29 giugno 2016

Taste of Tuscany 7

Tuscany landscape before the rain

martedì 28 giugno 2016

Taste of Tuscany 6

Mozzarella cheese producer in Maremma

lunedì 27 giugno 2016

Taste of Tuscany 5

Grosseto

domenica 26 giugno 2016

Taste of Tuscany 4

Grass of Tuscany

sabato 25 giugno 2016

Brexit

Tank you fucking bastards. Now enjoy!

Taste of Tuscany 3

Path to the Monte Oliveto Maggiore Abbey

venerdì 24 giugno 2016

Taste of Tuscany 2

Pienza - The square

giovedì 23 giugno 2016

Viaggio in Toscana 6 - Maremma

Grosseto

 
Bufale da latte
Scendere al piano. E in questa parte di Toscana, scendere al piano significa Maremma, terra aspra e difficile che si è negata all'uomo per millenni, respingendolo con le sue difficoltà, il suo terreno paludoso ed impenetrabile, le sue malattie endemiche. E' passato solo poco più di mezzo secolo da quando queste terre erano semideserte e vissute solo da sporadici insediamenti provvisori di uomini febbricitanti per la malaria o terreno di cacce per nobili. Poi l'epopea delle bonifiche con le agiografie sociali del caso ed oggi terra di grande attrattiva proprio per questa sua rustica selvaticità che la rende per noi cittadini poltroni calamita di interessi. Qui puoi sfogare il tuo desiderio di terre dalla poche comodità, come le cerca chi di norma ne ha troppe e vedere paesaggi perduti e animali scordati dalla modernità, abituali di un tempo e oggi tornati di moda. Dunque ecco l'interesse per la visita dell'allevamento di bufale da latte La Maremmana, moderna soluzione per un animale antico sebbene poco usuale nel nostro paese se non in aree ristrettissime. Qui si è cercato di integrare al meglio l'operatività del sistema per rendere conveniente questa attività. Quindi oltre 700 capi di bufale mediterranee, che si alimentano in massima parte con materiale prodotto in azienda e producono latte che viene trasformato in loco nel caseificio Inno al sole. 

Il caseificio
I liquami prodotti dall'allevamento, tutti gli scarti di produzione e le colture dedicate alimentano un impianto di biogas che completa il ciclo. Come ovvio viene offerta anche la carne bufalina che sebbene ancora poco apprezzata comincia ad avere i suoi amatori. Naturalmente buona parte della produzione viene esportata, segno che se sai fare le cose bene, il mercato, unico giudice imparziale, ti premia. Chi non conosce questo tipo di allevamento può dedicare un paio d'ore per farsi un'idea e approfittare per gustarsi qualche discreto formaggio. E finalmente si arriva al mare ai margini del parco naturale della Maremma, oasi di selvaggia bellezza che vale il viaggio. Se riuscite ad aggregarvi a qualche visita, potrete approfittare degli interessanti racconti del capo buttero che illustra con simpatia questa antica attività o farvi un giro sui carri rustici trainati dai cavalli. Poi si può arrivare al mare distante sette chilometri lungo una bella pista ciclabile tra gli alberi, perdersi nella pineta nei tanti tinerari a piedi, vedere i selvatici dispersi nella macchia o rimanere incantati a guardare i gruppi di capi Maremmani, essendo qui le poche centinaia di capi rimasti di questa colossale razza da lavoro che riempie i quadri di Fattori. Non rimarrete indifferenti a guardare questi animali monumentali lasciati bradi nel parco, unica razza in grado di resistere a queste condizioni. 

Buttero al lavoro
I Macchiaioli ingiustamente messi in secondo piano dalla corrente impressionista tanto più famosa ed apprezzata nel mondo, ne hanno fatto il marchio di questo territorio, che anche con questo riesce ad attrarre visitatori da ogni parte. Dietro incombono i monti dell'Uccellina ricoperti da una macchia impenetrabile agli umani e popolati di cinghiali. I nomi locali degli arbusti, il cavaocchi o lo strappabrache illustrano l'ambiente. Come in tutte le zone umide ben conservate, naturalmente strepitosa l'avifauna, stanziale e di passo. Insomma il piacere della bellezza, che comunque porta soldi e che riesce a mantenere attivo anche quello che economicamente da solo non lo sarebbe. Godetevi la visita, la parte museale con i tanti attrezzi agricoli e una splendida raccorta di modellini di macchine agricole e la selleria dei butteri, cercando di capitare nel momento in cui si ha la possibilità di vederli al lavoro, ma attenzione, nella discussione non fate paragoni nemmeno sfumato con i cowboy americani, perché questo li irrita notevolmente e da queste parti la gente è fumantina e la mosca va subito su per il naso. Poi non vi resterà che assaggiare i prodotti di questa terra, i salumi, i formaggi, il Morellino, l'olio e la carne dura ma saporita.

Capi di maremmana
SURVIVAL KIT

 La Maremmana - Strada principale del Poggiale 72 - Principina Terra. Grosseto. Calcolate un paio d'ore perla visita all'allevamento, al caseificio in un casale dell'800 e all'impianto di biogas e assaggio ed eventualmente acquisti di prodotti. Visite guidate per almeno 10 persone, se non sbaglio con 5 euro, alla fine ve ne andate a casa anche con una mozzarella appena prodotta.

La selleria
Tenuta di Alberese - Via dell'artigliere 4. A 15 km da Grosseto. Vale la visita anche perché ci dovete passare attraverso per visitare il parco. Ci si può dormire, acquistare prodotti locali nel negozio e visitare sempre in gruppo l'allevamento in compagnia del capo buttero. Poi itinerari a piedi, in carrozza e in bici, spiaggia e tante zanzare. Da non perdere.

Hotel Granduca - Via Senese 170 - Grosseto. Albergo nuovo e ben dotato, doppia sui 90€ con colazione. Fuori dal centro ma davanti all'ospedale se servisse. Grosseto è un punto interessante per poter fare poi giri nei dintorni. Diversamente e a prezzi più contenuti converrà scegliere uno dei tanti agriturismi dei dintorni.

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mercoledì 22 giugno 2016

Viaggio in Toscana 5 - Nomadelfia

Campagna toscana




L'ingresso a Nomadelfia
Ho parlato all'inizio di questo mio piccolo excursus nella bassa Toscana, del concetto di città ideale e di utopie. Il genere umano si è nutrito di questo per tutta la sua storia intellettuale, con alterni risultati che vanno, quando non sono rimasti a livello di discussioni a tavolino, dai fallimenti clamorosi a realizzazioni che anche a distanza di tempio presentano aspetti pieni di interesse e che inducono alla riflessione. Dunque non poteva mancare, per condire di colori diversi il nostro viaggio, una breve visita a Nomadelfia che, a mio parer rientra appieno in questa casistica. Di certo un paio di orette trascorse ad ascoltare il racconto e la presentazione di questo luogo e del suo senso da parte di un simpatico e coinvolgente "abitante" della comunità incaricato appunto dei rapporti con l'esterno, sono poche per avere un contatto completo e maturare una opinione sicura, tuttavia rimane una delle soluzioni accettabili per farsi un'idea della cosa. Questa comunità, che raccoglie oggi circa trecento persone unite in gruppi famigliari, nasce nel dopoguerra dall'idea di Don Zeno Saltini, un prete d'assalto, spesso in forte contrasto con le gerarchie, di costituire una comunità che potesse raccogliere e crescere nel calore di una vera e propria famiglia, i tanti orfani di guerra, attraverso l'aiuto delle cosiddette mamme surrogate o di altre famiglie che si mettevano a disposizione, lavorando insieme secondo i principi di un Vangelo quasi delle origini. 

Grosseto - La piazza
Tutto questo attraverso grandi difficoltà, economiche e politiche di vario genere di cui non sto a raccontarvi, ha condotto alla costituzione di questo gruppo che mira all'autosufficienza in tutti i modi, mescolando una sorta di povertà francescana che fa leva soprattutto su una progressiva diminuzione dei bisogni e della necessità delle cose. Quel poco del mondo moderno assolutamente indispensabile, viene spesso da materiali scartati dal mondo ricco e sprecone e messo in comune per ottimizzare le risorse. Insomma da un lato un concetto piuttosto maoista, del lavoro gratuito in cui ognuno viene compensato secondo i propri bisogni, dall'altro una visione cattolica, con al centro la famiglia, intesa come gruppo che si prende cura di tutti quelli che a loro vengono affidati con spirito di amore genitoriale e produttivo per il tessuto sociale. Ti vengono in mente tante cose, le comuni cinesi, il kibbutz israeliano, le varie comunità settario-religiose, naturalmente con tutte le loro differenze e peculiarità. Insomma una società che si richiama ai primi nuclei cristiani, che vive senza denaro e senza proprietà privata, in cui tutti lavorano secondo le proprie capacità per un bene comune superiore. Rimane il fatto che questa realtà continua a funzionare da decenni anche se rimane al'interno di una sorta di staticità che le impedisce di crescere. 

Il Duomo di GRosseto
Di certo, questo senso di autarchia volta a coprire alla meglio i fabbisogni interni si adagia su metodologie che piacerebbero di certo molto ai fautori della decrescita felice. Un piccolo allevamento, una azienda agricola molto basica, orti comuni per le necessità interne, laboratori di meccanica e falegnameria, insomma quello che serve per andare avanti alla meglio. Se avanza qualcosa lo si vende ai visitatori, ma senza troppo affanno. Gli amatori del bionaturale lo apprezzeranno anche se l'indirizzo è dato più dalla necessità di risparmio che da reale calcolo teosofico. Insomma un mondo che, al di là delle motivazioni con cui è nato, il vivere intensamente il Vangelo e la protezione degli indifesi, potrebbe anche rispondere a molte pulsioni nuove che si stanno imponendo nel nostro mondo. Certo appaga e convince molto la convinzione del vivere e lavorare con dedizione e generosità, possiamo dire decisamente monastica, per una società migliore e che abbia come fine la protezione di chi è più debole e bisognoso di cura. A mio parere le cose meno convincenti sono in primo luogo il messaggio che potrebbe passare indicando questa come una soluzione per la società in generale. 

Grosseto - Le mura
Mi sembra infatti che questo tipo di comunità sopravviva anche perché è immersa in un tessuto sociale esterno da cui arrivano aiuti in varia forma anche solo magari sfruttandone i materiali di risulta o per le donazioni dei quasi 10.000 visitatori annui e che comunque sia adatta solo a chi abbia davvero un sincero e convinto pensiero di dedizione al prossimo, una accettazione di regole così assoluta che fa sì che solo pochi alla fine rimangano a proseguire l'opera, in quanto per farne parte devi giustamente rispettarne davvero a fondo finalità e stile di vita. E' interessante la necessità di avere comunque un fronte comune unico verso l'esterno. L'assemblea , si riunisce e decide per chi votare e tutti si devono uniformare alla decisione, lasciando da parte la naturale tendenza all'individualismo umano, cosa molto difficile da accettare ad esempio per me. Insomma un progetto comunque molto interessante da conoscere anche solo superficialmente. Magari se volete saperne di più date un'occhiata al sito. Un interesse diverso in cui si può anche pernottare a pochi chilometri da Grosseto, città tra le meno conosciute della Toscana, già così ricca di meraviglie, in cui tuttavia varrebbe la pena di trascorrere un pomeriggio passeggiando nel centro storico ammirando il bel Duomo o facendo il giro delle mura così ben conservate.

Grosseto - le mura

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martedì 21 giugno 2016

Taste of Tuscany1

Tuscany lanscape

domenica 19 giugno 2016

Viaggio in Toscana 4 - Vino e archistar


Un  vigneto a Cinigiano

 
La palazzina uffici di ColleMassari
Che la Toscana sia terra da vino quasi sopra ogni altra (anche se come piemontese avrei da dire su questo, ma non voglio insistere perché ero ospite) è fatto noto, ma la cosa più interessante è che quaggiù ci hanno sempre saputo fare nel valorizzare il prodotto attraverso quello che oggi chiamiamo marketing ed immagine. Dunque attraversiamo le terre di Montalcino che ormai sono diventate un brand così famoso nel mondo che neppure le più stupide truffarelle dei cretini che quando gira il soldo cercano sempre di essere più furbi di tutti, sono bastate per intaccarne la sostanza e ormai si va per prenotazioni per cinque anni avanti a prezzi d'affezione. Questo naturalmente si tira dietro tutto il resto, mettici un prodotto di base, il Sangiovese che di per sé è garanzia di una buona partenza, un enologo di vaglia che sappia il fatto suo, aggiungi poi una terra di una bellezza unica ed è facile costruirci sopra delle nuove avventure commerciali di una certa portata. Ecco dunque che nomi importanti che hanno quattrini a palate hanno pensato che fosse giusto ed interessante investire somme di un certo rilievo da queste parti, per creare aziende nuove, di acconce dimensioni con l'intento di produrre vini di alta gamma che potessero sfruttare quanto già è noto del territorio. Diciamo che così si parte già da una buona rendita di posizione. 

La cantina di invecchiamento
Per metterci sopra il carico da 11 qualcuno ha pensato, con intelligenza aggiungo io, che visto che l'investimento era importante, tanto valeva aggiungere ancora qualcosa e far progettare la nuova cantina da un architetto famoso, in modo da poter aggiungere un ulteriore punto di interesse e di bellezza all'operazione tutta. Ormai questa pare la tendenza dei grandi nomi di tutto il mondo. Capita dunque di poter visitare da queste parti aziende vitivinicole create ex novo da non molti anni, i cui edifici sono stati disegnati da nomi noti. Noi abbiamo avuto l'opportunità di visitarne due. La prima è la cantina Colle Massari a Cinigiano progettata dal famoso Edoardo Milesi scelto probabilmente proprio perché è uno dei più importanti esponenti della bioarchitettura sostenibile in Italia. Questo naturalmente è in linea con gli indirizzi che sembrano essere l'asse portante della produzione aziendale e del suo marketing, puntare su un'alta qualità in un territorio vocato, ma con un indirizzo totalmente biologico, dalla tecnica colturale del vigneto, alla vinificazione e quindi anche tenendo conto di un progetto tecnologico di cantina che tenga conto di questo fatto. Ora sapete bene come la penso su questi atgomenti, purtuttavia, se uno fa un investimento (e qui di soldi ce ne sono stati messi molti) lo fa seguendo quello che secondo lui gli può portare a casa il risultato migliore e siccome oggi questa è la direzione in cui tira il vento, lì si è scelto di veleggiare. 

La cantina Rocca di Frassinello
Cosa quanto mai calzante visto che una parte del grano arriva proprio da quel Bertarelli che da operazioni come quella di Alinghi e questa del vino, penso voglia ricavare oltre che al piacere di un passatempo di lusso, anche un risultato economico. Questo naturalmente sarà tutto da vedere spulciando i libri contabili, nel nostro caso invece dobbiamo apprezzare, l'idea architettonica della cantina che affonda le sue sale di lavoro nel ventre della collina con a fronte un paesaggio straordinario, a contatto con la roccia del sottosuolo che compare a vista tra le file ordinate di barriques e delle botti di rovere. Diciamo un 600.000 bottiglie, prodotte assieme ad altri due poderi di cui uno nella zona di Montalcino, per conquistare il mondo con prodotti d'affezione. In fondo l'Italia ha anche molto bisogno di queste cose. Certo assaggiare vini nella grande sala progettata all'uopo con vista sulle colline circostanti, tra bruschette, salami e prosciutti di qualità, assaggiando alcuni dei loro vini (certo non il Brunello riserva da 180 €) è un bel piacere, ve lo garantisco. 

La barricaia
Discorso parallelo per la Cantina Rocca di Frassinello a Gavorrano  progettata da Renzo Piano nel cuore della zona del Morellino di Scansano, altro vino di punta della Toscana. Bisogna dire che questa costruzione appaga davvero la vista e, pur essendo modernissima e perfettamente coerente con lo stile dell'archistar, appare assai armonizzata con l'ambiente circostante, in gran parte nascosta alla vista e assolutamente funzionale al suo scopo primario, quella di produrre un vino di altissima qualità. Certo il colpo d'occhio più forte ce l'hai quando superate le porte esterne della porzione "tecnica" arrivi nel perfetto ambiente della barricaia, che scende attraverso una serie di gradoni, come in un antico teatro nel ventre della collina. Qui la luce naturale può penetrare solo attraverso una piccola apertura dall'alto ed allora il raggio di luce che scende in basso ad illuminare le piccole botti guidato da una serie di specchi, trasforma  l'ambiente nella sacralità di una chiesa. Fateci un salto se venite da queste parti, sono due visite interessanti, tanto per capire in che direzione sta andando la vinicoltura italiana e mi raccomando, assaggiate, assaggiate, assaggiate.

Paesaggio

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giovedì 16 giugno 2016

Commissioni

Colline senesi


Per forza che il vino viene buono con panorami così. Comunque adesso devo andare a fare un po' di commissioni, ci sentiamo lunedì.

mercoledì 15 giugno 2016

Viaggio in Toscana 3 - Buonconvento



Colline della Val d'Arbia

Buonconvento - La porta senese
Buonconvento riposa da secoli in fondo alla valle, circondato dai colli e difeso da secoli dal fossato e dalla sua cinta murata contrassegnata da eleganti archetti e da una serie infinita di merli guelfi che identificano la sua antica posizione antimperiale. Le mura solide ed immobili da secoli, un tempo solido baluardo e sicurezza per la gente del borgo e non solo, dietro le quali cercare rifugio e salvezza quando le soldataglie percorrevano in lungo e in largo quella serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta. Certo che poi non va mai bene neanche se il nocchiero c'è, ma questo è un altro discorso. Naturalmente a poco son servite quando sono cambiati i termini delle lotte ed ecco che la porta Romana oggi non c'è più, distrutta dai tedeschi in ritirata nel '44, oppure ancora meno quando è stato impossibile opporsi non alla furia dell'uomo ma alla sua incuria unita alla vendetta della natura durante l'alluvione devastante di pochi anni fa che ha massacrato l'interea Val d'Arbia. Comunque il borgo sta lì come addormentato e silenzioso, immeritatamente un po' a lato rispetto alle grandi correnti turistiche, anche se qualche negoziante ci tiene a rimarcare che i pellegrini che vanno verso Roma, passano a frotte specialmente ora durante l'anno santo. Infatti se ne vedono di tanto in tanto con bastoncini da nordic walking d'ordinanza e zaino moderatamente affardellato, attraversare la via del centro tra gli sguardi compiaciuti dei gestori di bar e ristorantini, abituati da secoli a questa transumanza sacra che comunque qualche soldo porta sempre con sé. 

I personaggi della mezzadria
D'altra parte qui siamo sul ramo principale della via Francigena e di questo si è sempre campato oltre che di agricoltura, povera per la verità, data la qualità delle terre che circondano tutta l'area. E proprio sotto le mura a fianco della porta Senese, in un recuperato ed ampio edificio seicentesco, ha sede il Museo della Mezzadria, unico nel suo genere, che si propone di illustrare tutti gli aspetti etnografici, storici ed economici che ha caratterizzato i rapporti di lavoro agricolo, questo particolare e diffusissimo contratto di gestione della terra. Questa visita fa parte dell'interesse che i viaggi organizzati dal Museo dell'agricoltura del Piemonte offre ai suoi partecipanti, quello di non puntare soltanto agli aspetti squisitamente artistici o naturalistici delle mete individuate, ma anche di inserire temi riguardanti l'agricoltura in ogni suo aspetto, cosa che rende molto più completo ed interessante anche il ritornare in luoghi già visti. Questo museo, che espone una ricchissima collezione di oggetti anche del secolo scorso presenti nelle campagne della zona, pone particolare attenzione agli aspetti sociali che introduceva il rapporto tra proprietario terriero, generalmente latifondista dell'800 e la grande famiglia mezzadrile attraverso una ricca documentazione fotografica che contiene anche rari filmati d'epoca e interviste ad anziani che quel tempo ancora conoscevano da vicino. 

La bici dell'esorcista
Insomma uno spaccato interessantissimo per conoscere un mondo che oggi non esiste più, ma che ha condizionato molti aspetti della storia recente. Aggirarsi tra le grandi trebbie d'epoca e le tante macchine agricole ben esposte, ravviva vecchi ricordi in chi ha ancora qualche legame con quel passato, nei giovani invece può invece aprire allo stupore che tempi relativamente vicini abbiano avuto tali inconcepibili situazioni di vita. Direi che comunque vale la pena dedicargli un'oretta, anche soltanto per godersi la collezione delle cosiddette biciclette dei mestieri, che giravano per le campagne e per i borghi cariche degli strumenti necessari a svolgere attività specifiche. Un laboratorio artigiano tutto racchiuso in un semplice mezzo di trasporto, da quella dell'ombrellaio, all'arrotino che portano con sé meccanismi geniali, fino all'impagabile bicicletta dell'esorcista con un carico di strumenti e valigette misteriose che evidentemente aveva un suo mercato piuttosto richiesto. Una sosta tranquilla in cui trascorrere la serata, gustandosi magari una bella ribollita in una feesca serata di tarda primavera.


SURVIVAL KIT

Buonconvento - Piccolo borgo murato, buona base per vedere i dintorni. Da vedere le mura, il museo d'arte sacra, e il museo della Mezzadria. Potrete decidere di fare tappa qui per la notte in uno dei tanti fascinosi agriturismi dei dintorni oppure utilizzare il comodo Hotel Ghibellino - via Dante 1, un po' caro, ma proprio al centro del paese, per godere del clima antico e tranquillo che si respira nel paese. Per la cena, diversi ristorantini nella via principale, noi abbiamo provato il Roma, trattoria tipica di un tempo per rimanere in tema, rustica ma a prezzi congrui senza aspettarsi molto.

Museo della Mezzadria - Ben esposto, ricco interessante. Approfittare della visita guidata se siete in gruppo per le interessanti spiegazioni di una guida appassionata. Apre su richiesta per i gruppi, se no venerdì pomeriggio, sabato e domenica- 3 €, 5 se combinato col museo di arte sacra poco vicino - Da non perdere.


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martedì 14 giugno 2016

Viaggio in Toscana 2 - Monte Oliveto Maggiore



Il coro ligneo
I paesaggi che scorrono in questa meravigliosa Toscana, diventano, se possibile, ancor più affascinanti a sud di Siena. Le colline delle crete, così spoglie e nude nei mesi di secca da farle apparire come opere di design minimalista, nella tarda primavera sono coperte di un verde intenso con tanti ritagli regolari di orzo giallo che ne fanno un patchwork ondulato e perfetto. Le spighe barbute sono ormai oro puro, tutte piegate verso il basso segno inequivocabile che chiedono disperate che arrivi la grande macchina a compiere la strage e riportare la terra alla sua nudità francescana. I rari campi di avena sono ormai di un biondo così chiaro da sembrare quasi bianco come le chiome di tavole trecentesche. Le linee, spesso sinuose o a sottolineare i crinali, sono segnate dalla nera matita dei cipressi che ti fanno indovinare da lontano, stradine contorte che portano ai casali sul culmine dei colli. E poi ancora ulivi a perdita d'occhio e macchie di verde più scuro di boschi quasi selvatici a riempire avvallamenti come messi lì a bella posta da uno speciale architetto del paesaggio. Calanchi grigi graffiano i bordi più scoscesi, dove la vegetazione non è mai riuscita ad attecchire e si mangiano a poco a poco la terra dando ancor di più un senso di selvatichezza che il territorio sparso di case rade e solitarie già insinuava. Così passando sulle curve continue di queste strade strette che seguono le linee di livello, arrivi a Monte Oliveto Maggiore, forse il gioiello più vivido di questa terra, una delle abbazie più belle d'Italia sicuramente. 

Affreschi del Sodoma
Nascosta da una fitta vegetazione in cima ad un alto colle a strapiombo da tre lati, non riesci a vederne la maestosa grandezza che forse si appaleserebbe solo dall'alto o dalla cima di altri colli ancor più romiti. L'unico lato accessibile è sbarrato da mura e torri, che in quei tempi difficile e quali non lo sono, si doveva difendere con alte mura l'arrivo del nemico, sempre identificato dal bieco Saracino, lo nero periglio che vien dallo mare, nella realtà ben diversamente, come sempre sono andate le cose, con i nemici più frequenti che erano gli imperiali per i papisti e viceversa a combattere guerricole infinite con mattanze all'arma bianca, stridor di lame e scudi, nitriti di cavalli squartati e assedi ricchi d'oli bollenti e voli di frecce. Dunque qui sorse questo monastero Benedettino, subito per le ragioni suesposte cresciuto a dismisura e divenuto fortezza, nel pieno di quella via Francigena che sul finir del medioevo doveva essere un fiume vero e proprio di pellegrini che andavano verso Roma e avevano necessità di riparo, protezione e perché no assistenza sanitaria, cosa a cui poteva ben pensare la farmacopea erboristica dell'abbazia. Davvero un luogo magico così perduto e nascosto tra gli alberi a racchiudere i suoi tesori. 

Affreschi con ritratti dei pittori
Fate finta di non vedere l'orribile statua di marmo bianco posta da pochi anni nel cortile davanti all'ingresso principale, un vero pugno in un occhio che offende la vista e la memoria del santo e godetevi con calma i due gioielli assoluti racchiusi all'interno: il coro ligneo della chiesa, un'opera mirabile di un intarsiatore che ha saputo trasformare, con la sua squadra di allievi, ogni seggio in un quadro con legni di colori diversi, da guardare nei più minuti particolari e lo strepitoso grande chiostro completamente affrescato in una parete dal Signorelli e per tutto il resto dal Sodoma, autore sottovalutato e che qui dà davvero tutto il meglio delle sue capacità. Per apprezzare completamente la visita dovreste avere il privilegio, come è capitato a noi, di essere accompagnati dal signor Dino Benincasa, un capostazione in pensione che dedica il suo tempo a questa che ormai è diventata per lui una passione davvero coinvolgente. Vi saprà intrattenere per ore con tutta una serie di divertenti episodi, leggende e aneddoti davanti ad ogni affresco di cui conosce antefatti, fatti e misfatti nei più minuti dettagli. Non perdetevi questa visita perché vale veramente il tempo speso. La terminerete nella bella biblioteca sopra il refettorio che sulle tavole apparecchiate attende i pochi monaci ancora presenti. Te ne vai così, risalendo a piedi quel duro chilometro che ti separa dal pullman, giustamente tenuto a distanza,  pensando a quello che doveva essere questo pellegrinaggio secoli fa, il senso di una vita.





La biblioteca
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sabato 11 giugno 2016

Viaggio in Toscana 1 - Pienza e le città ideali




Tornato dopo una total immersion di quattro giorni, non posso che dire e ripetere, ma quanto è bella e interessante l'Italia. Certo quello che impressiona è la densità oltre che la diversità delle cose da vedere e da apprezzare. Ma andiamo con ordine. Questo è il periodo dell'anno in cui per tradizione partecipo al viaggio di istruzione del museo dell'Agricoltura del Piemonte, benemerita associazione di cui mi vanto di fare parte fin dai suoi albori. Ovviamente questo viaggio, che si svolge ad anni alterni, una volta in Italia ed una all'estero, ha un tema di fondo che riguarda l'agricoltura nei suoi vari aspetti, tecnici e culturali, ma che ovviamente si accoppia anche agli interessi d'arte e di bellezze naturali dei luoghi visitati. Quest'anno è toccato alla bassa Toscana con attenzione particolare all'ecosistema maremmano. Dunque vi racconterò cosa ho visto in questo piacevolissimo itinerario per zone che conoscevo poco o attraverso le quali ero solo transitato senza porre la necessaria attenzione. Partiamo dunque da Pienza, nostra prima tappa, città che avevo visto oltre 30 anni fa e di cui conservavo solo sbiaditi ricordi, salvo il colpo d'occhio della piazza centrale. Vedere questo esempio emblematico del rinascimento italiano è illuminante per capire quell'irripetibile periodo storico. Intanto è necessario partire dal concetto di città ideale, un topos che ha attraversato tutta la storia dell'uomo. 

Da sempre infatti, il potere via via, politico, militare, religioso o economico ha considerato l'idea della progettazione di un agglomerato urbano che fosse perfetto, sia per il mantenimento dei vari poteri stessi, che del modo di vivere per coloro che lo avrebbero abitato. Il perseguimento di questo fine è di certo condizionato dal modo di pensare diverso dei vari periodi storici e ha condotto spesso se non nella maggior parte dei casi a speculazioni di natura squisitamente filosofica che hanno contribuito soltanto alla costruzione di utopie, validissime sulla carta, ma totalmente irrealizzabili nella pratica o che si sono rivelate fallimentari nei casi in cui si siano potute per lo meno iniziare. L'icona di questo concetto la racconta già la Bibbia nella sua rappresentazione della città di Babele. In altri casi l'idea viene soltanto sognata come possibile in società a loro volta eticamente perfette e che fanno parte della leggenda come l'Atlandide di Platone. Eppure partendo da importanti Faraoni egiziani, allo stesso Pericle che successivamente nel periodo etrusco e romano, si tentò di perseguire questo progetto, che torna ogni volta di attualità quando le varie epoche storiche vedono fenomeni di forte inurbamento. Anche oggi infatti, cosa sono, se non ricerche continue di questa inarrivabile città ideale, le esperienze di costruzione di tante "nuove" capitali come la Astana khazaka, la Brasilia di Niemeyer, la Chandigarh disegnata da Le Corbusier per diventare la capitale ideale dell'India e l'elenco potrebbe continuare a lungo nelle nuove città nate nelle sabbie grazie ai petrodollari o nell'Oriente la cui economia è esplosa improvvisamente, come nel caso delle megalopoli nate dal nulla nel convulso inurbamento cinese. 

Una serie di sperimentazioni andate più o meno bene, ma che sottendono tutte la stessa idea, quella di creare un luogo dove la vita della comunità, sia piacevole, bella ed efficiente. Uno dei periodi in cui questa volontà si espresse con maggiore convinzione è senza dubbio il rinascimento, in cui un gran numero di persone cominciò a trasferirsi nei centri urbani, col fiorire delle attività artigianali e commerciali con la nascita prima dei liberi comuni e poi con le città vere e proprie. Ogni signore ambì a questo fine e se ne trovano molti esempi sparsi per l'Italia da Ferrara a Palmanova, a Urbino, ad Acaya, ad Eliopoli per finire con la celeberrima Sabbioneta. Ma forse quella che per antonomasia viene considerata come l'esempio magistrale di progetto di città ideale è Pienza, ideata e costruita da Pio II su quello che era il suo borgo natio Corsignano, paesino medioevale fatiscente e spopolato. Il Papa Piccolomini, uomo di grande cultura e amante dell'arte, volle creare qui la città che lo tramandasse ai posteri, altra motivazione importante nello sforzo progettuale di queste opere. In soli tre anni con l'aiuto dell'architetto Rossellino che si ispirò ai concetti di Leon Battista Alberti, sorsero attorno ad una piazza sapientemente trapezoidale per accentuare gli aspetti prospettici, il duomo, il palazzo di famiglia e successivamente il palazzo vescovile e la canonica. 

La morte del Pontefice bloccò la realizzazione completa del progetto, che tuttavia segnò definitivamente la struttura della città che rimane ancora oggi come un luogo davvero perfetto da vedere e da apprezzare per le sue forme, le proporzioni e i colpi d'occhio che si hanno ad ogni girar d'angolo, senza contare la veduta che circonda il paese appollaiato su un'altura che domina la spettacolare Val d'Orcia. Ecco il senso che ti rimane passeggiando per le scansioni orizzontali del lastrico pavimentato che si rispecchia nella geometria regolare delle linee verticali dei palazzi che appaiono come perfetti moduli architettonici, è davvero quello di una grande armonia che dona dignità e solennità. Il coloro miele chiaro del travertino che li riveste e che si accentua man mano che scende la sera, possono evocare soltanto il piacere della bellezza. Certamente questo concetto di città ideale ha anche implicazioni di controllo da parte del potere, ma di certo il fine ultimo deve essere proprio quello che la bellezza è l'unico concetto che possa garantire all'uomo quel briciolo di felicità che continua affannosamente a cercare per tutta la vita. E' un'aspirazione eterna che ogni epoca continua a voler perseguire attraverso l'opera di politici, architetti, filosofi e che ogni epoca riesce ad ottenere forse in misura proporzionata ai suoi meriti. Oggi duole dover riconoscere che gli esempi che siamo riusciti a proporre sono Le Vele di Scampia e lo ZEN di Palermo.




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martedì 7 giugno 2016

E' ora di muoversi

Il logo del museo dell'Agricoltura del Piemonte


E finalmente è venuto il momento di muoversi. Sono sei mesi che sono inchiodato qui come un'oca da fois gras, coi piedi inchiodati al pavimento. Anche se son solo quattro giorni me li voglio godere. Lo so che è solo un assaggino ma il digiuno mi elettrizza. Quindi mi sto preparando lo zaino foto, mentre la mia gentile signora pensa come al solito a tutto il resto. E' una scappata nel Grossetano e dintorni, zona che conosco assai poco, per cui vi saprò dire al mio ritorno, non piangete troppo che in qualche modo ci si risentirà! Quando leggerete queste righe sarò già in viaggio da un po', diciamo quasi arrivato in terra toscana. Se riesco qualche immagine la posto, se no dovrete avere pazienza per una relazione come al solito più dettagliata. Ci sarà spazio ovviamente per l'enogastronomia e poi arte e storia oltre al consueto taglio agricolo che questo viaggetto annuale mi consente. Au revoir.



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