domenica 30 novembre 2014

Ombrellini colorati

Ombrellini  di carta - Bagan
Ombrellini colorati da guardare  con  cura, da accarezzare con lo sguardo, che si perde tra le sfumature  dei mille colori, tra fogli e fiori, geometrie barocche o tra animali fantastici. Ombrellini da aprire adagio per timore di violarne la fragilità, da girare subito verso il cielo a riparare capo e volto dal raggio violento, feroce di un sole crudele, un sole che non perdona le pelli delicate che vanno protette dunque, non solo con la thanakha, la spessa crema gialla ricavata dalla corteccia  di un albero amico che ogni donna birmana si spalma ogni mattina sul viso e subito dopo la depone con cura su quello del suo bambino, disegnandovi cerchi o altri segni bizzarri, mascherandosi in pubblico per poter essere bella quando nessuno la vede. Curiose le donne vero? Ombrellini trasparenti, che la notte risplendono, quando le  luci che invano hanno cercato di coprire, li attraversano, li accendono e li rendono vivi in un caleidoscopio colorato che quasi t'acceca, che infine ti attira come la lampada spietata avvince la falena, che gira, gira attorno e infine, vinta si abbatte a terra ai suoi piedi. La venditrice sta lì,  aspetta, qualcuna cade sempre.

sabato 29 novembre 2014

Taste of Mozambico 27



Colori estivi,
tra parrucche eleganti,
le capulane.

venerdì 28 novembre 2014

Taste of Mozambico 26



I pesci secchi
in ordine perfetto.
L'odore uccide.

giovedì 27 novembre 2014

Taste of Mozambico 25



Sale prezioso.
Ma quanto se è d'altrui
la tua polenta.

mercoledì 26 novembre 2014

Taste of Mozambico 24



Sul largo viale
ancor non è fiorita
la jacaranda.

martedì 25 novembre 2014

Taste of Mozambico 23



Se arriva il caldo
raccoglie la sua treccia. 
Telefonare.

lunedì 24 novembre 2014

Taste of Mozambico 22



E' caldo il sole.
Serve bellezza antica.
Treccia accurata.

Riflessi di luce a Mandalay

Mandalay - Le mura del palazzo reale


La notte è scura nelle strade delle città birmane, ombre cupe che non invitano ad avventurarsi su marciapiedi pieni di trappole, buchi e gradini nascosti. E poi quando sei in una città che non conosci, l'oscurità è sempre qualcosa di misterioso e avverso che ti spinge a chiuderti nel bozzolo sicuro rappresentato dalla tua camera di albergo. Ma qui è diverso, la sensazione di tranquillità che spira nelle botteghe semiaperte, dove gruppetti di ragazzi chiacchierano, tra i tavolinetti microscopici che occupano i marciapiedi; il flusso ininterrotto dei motorini, che non è aggressivo come in altre città del sudeast asiatico, ti invogliano ad uscire, a sfidare la notte. La magia delle mura della città reale di Mandaley colora così, con la sua pallida luce dorata, la tenebra appena sfiorata dalla luce dei fari. Una barriera regolare e perfetta di oltre due chilometri, interrotta solo a tratti da torri dal disegno complesso e barocco che si specchia nel largo, immenso fossato, in una luce pallida, quasi irreale, un fantasma di uno splendore passato. Rimani a guardare un attimo il riflesso nell'acqua, il tempo scolora ed è già ora di noodles e birra ghiacciata.

domenica 23 novembre 2014

Taste of Mozambico 21



Polvere gialla.
Col lo sguardo al riparo 
colori il vento.

sabato 22 novembre 2014

Taste of Mozambico 20



Ha gli occhi stanchi.
Neppure più la mosca
vuol volar via.

venerdì 21 novembre 2014

Taste of Mozambico 19



I banchi vuoti.
Ai campi qui vicino 
servono braccia.

giovedì 20 novembre 2014

Taste of Mozambico 18


Cala la sera.
Gocce di sangue infetto
in terra d'Africa.

mercoledì 19 novembre 2014

Taste of Mozambico 17



Se vuoi comprare
oggi ho risolto il pranzo.
Quattro banane.

martedì 18 novembre 2014

Taste of Mozambico 16



Cavoli sodi.
Dentro al mercato vende
il suo domani.

lunedì 17 novembre 2014

Taste of Mozambico 15



Acqua sorgiva 
dal pozzo ormai non sgorga.
Lungo è il cammino.

Una scala verso il cielo

La grotta di Pindaya


Un'altra scala di gradini infiniti, balze regolari che misurano il tuo rapporto con l'eternità. Uno zig zag tranquillo, un poco maligno, perché non ti lascia intravedere la fine della rampa successiva, illudendoti ogni volta che sia l'ultima, ma sempre coperto da un tetto in modo che tu possa percorrerla senza scuse anche quando la pioggia scrosciante del monsone impedisce la vista delle colline vicine, verdi, rigogliose di tanto afflato naturale. In cima, lontana, quasi irraggiungibile come l'illuminazione, la caverna popolata di migliaia di figure replicanti di se stesse, la infinita reiterazione del Buddha, che l'ansia di salvazione dei fedeli aumenta in continuazione fino a riempire in un orror vacui senza tentennamenti, ogni angolo, ogni anfratto segreto, coprendo concrezioni, stalagmiti a cui è strozzata la crescita, depositi di milioni di anni. Ma cosa saranno mai di fronte agli eoni dei Buddha del futuro. Bisogna farsi forza però, la scala del paradiso è lì davanti che ti chiama con quella malia che hanno solo i luoghi della santità. Forse basta seguire quei monaci che guardano verso l'alto con occhio sereno. È la saggezza di chi all'illuminazione è già molto vicino, infatti girano intorno alla scala con la certezza di chi sa, di chi è lontano dal dubbio. Subito dietro, infatti, si apre un'altra porta, quella dell'ascensore che porta direttamente alla caverna di Pindaya, a un passo dal cielo. Li seguo con passo felpato, mai contrastare il pensiero profondo della saggezza.

domenica 16 novembre 2014

Taste of Mozambico 14



Lungo la strada
l'asfalto brucia il piede.
Pesa la legna.

sabato 15 novembre 2014

Taste of Mozambico 13



Senza una foglia
avvolto dalla polvere
cresce il baobab.

Luce d'oro

Kalaw - La grande pagoda


Pagoda dorata, una punta di lancia sottile, ago di acceso fervore piantato nella seta nera della notte. Splendore lucido che pervade di sé ogni cosa intorno. Solitario gioiello illuminato, mentre le sue compagne, più piccole e ignorate, riflettono soltanto bagliori resi opachi dalla distanza, mostrando linee grige e quasi spente, come se all'interno non giacesse ormai più alcuna reliquia. La brezza della prima notte smuove le foglie di metallo delle campanelle. Piccoli suoni dolci, ma già non c'è più nessuno ad ascoltarli, a raccoglierne la sottile benedizione augurale. I giovani monaci che nei raggi accecanti del tramonto giocavano, ridendo e sollevando le tonache colore del mattone rosso del monastero, si sono già ritirati, terminata l'ora del gioco, già inoltrata quella della preghiera. Rimane soltanto l'oro della guglia, presenza unica, fato imprescindibile, luce senza tempo ed io qui a goderla indegnamente.

venerdì 14 novembre 2014

Taste of Mozambico 12



Tornando a casa
non rovina i capelli.
Piatti puliti.

Anelare all'illuminazione

Golden rock - L'ascesa dei fedeli verso la perfezione


In tutte le religioni ai luoghi sacri si accede attraverso una ascesa. In primo luogo mentale e che richiede una preparazione psicologica, ma tuttavia anche fisica, in quanto il corpo deve collaborare a questo cammino di avvicinamento all'empireo, una tensione verso l'alto che si manifesta soprattutto attraverso la fatica fisica, la sofferenza. Insomma non c'è salvezza senza sacrificio. Ecco perché in quasi tutte le religioni, i luoghi sacri sono posti in alto, in luoghi difficili da raggiungere. Vuoi il paradiso, allora te lo devi guadagnare anche col sudore della fronte oltre che con il giusto obolo. Questa Golden rock, roccia miracolosamente in bilico su di un altra, posta in cima ad una montagna, è il punto più sacro della Birmania e come tale forse il più visitato, anche dai vicini thailandesi. Sono più o meno sei ore di cammino dalla base, attraverso una magnifica foresta tropicale di bamboo, alberi giganteschi, palme e verdura varia con passaggi di ponticelli su cascate di rii che scendono dalla montagna. Una vera delizia anche quando il sole picchia duro e ci sono 40 gradi belli umidi. Ma siccome il monaco non è fesso e i pellegrini se da centinaia diventano decine di migliaia, portano tanti bei soldini per indorare meglio le cuspidi delle pagode, ci hanno fatta una bella stradina e ci sono una cinquantina di camion che vanno e vengono tutto il giorno per scorrazzare la folla che accorre, meno affaticata e più contenta, anche se un po' meno santificata dal tragitto obbligato. Anzi per evitare ogni scusa, la strada, che prima arrivava ad una cinquantina di minuti di cammino dalla sommità, adesso giunge proprio al portale di ingresso, con buona pace di tutti e le offerte, i camion si fermano appositamente davanti ad addetti benedicenti che le raccolgono, sembra siano ancora più corpose.

giovedì 13 novembre 2014

L'importanza dei piedi

Il grande buddha sdraiato di Bago


I piedi sono importanti. Specialmente se sei un Buddha e sotto le piante hai tutta una sere di simboli magici e divini che fanno sì che ogni orma che lasci mentre cammini per il tuo sentiero di vita, magari mentre vai a fare un giro col cane, siano un messaggio di fede da onorare ed odorare adorare. Comunque stare qui davanti a questi piedoni, con le dita grandi come persone, fa una certa impressione. L'importante è che preso dalla tensione del soprannaturale, non scivoli sul pavimento di marmo viscido per l'acqua che percola dal tetto che pur assolvendo alla sua sacra funzione di proteggere la statua colossale, perde in parecchi punti. Una vera e propria saponetta. Bisogna fare uno slalom attento tra i fedeli in preghiera, i cani timidi in attesa di qualche avanzo, i monaci dallo sguardo stanco o che forse ha già raggiunto l'illuminazione in attesa della donazione.

Taste of Mozambico 11



Un raggio forte
riverbera nel lago
le mille stelle.

mercoledì 12 novembre 2014

Pietra nera

Mrauk U


Pietre nere di muffa scura che le piogge infinite nutrono e accrescono. Erba verde sottile che cresce tra le fessure facendosi largo con prepotenza a cercare la luce. Una forza apparentemente così debole, erba contro pietra dura e incorruttibile da sembrare inutile e invece a poco a poco, con pervicacia cruda e implacabile, allrga, smuove, sembra scollare ciò che pareva inamovibile, rendendo il muro più slabbrato, la curva dello stupa più convessa, il tetto sempre più fragile, fino a che una prima chiave di volta si smuove, qualche cosa cade, infine un intera parte della pagoda scivola giù quando altra acqua torrenziale verrà a dar man forte nella guerra infinita tra uomo e natura. Eppure stanno lì da secolo neri ed immobili, a decine, immensi giganti erti come pinnacoli a completare naturalmente le cime dele collinette e dei monticelli di questa terra sperduta e quasi irraggiungibile, testimoni di un passato di gloria, tra boschi lussureggianti che nascondono capanne dove la vita è calma e difficile. Tonache rosso mattone si muovono lente davanti alla pietra. Non c'è fretta quaggiù. La pietra aspetta da secoli, può ancora attendere un po'.

Taste of Mozambico 10



Lungo la riva
grandi seni marroni
di Mama Africa.

martedì 11 novembre 2014

Taste of Mozambico 9



Sul muro rosso
belando, la capretta
è appena nata.

lunedì 10 novembre 2014

Taste of Mozambico 8



Forse è nascosta
la voglia di scappare, 
dentro al cortile.

domenica 9 novembre 2014

Taste of Mozambico 7



Sembra deserto 
l'ingresso del villaggio.
Frinisce un grillo.

sabato 8 novembre 2014

Taste of Mozambico 6



Stagione secca
Tra capanne di fango
solo ombre corte.

venerdì 7 novembre 2014

Taste of Mozambico 5



E' giunta l'ora
sbattendo sulle taniche
di fare festa.

giovedì 6 novembre 2014

Taste if Mozambico 4



E' primavera.
Bisogna comperare
le scarpe nuove.

mercoledì 5 novembre 2014

Taste of Mozambico 3



Spingere un carro
lungo quel viale asciutto.
Un pasto caldo.

martedì 4 novembre 2014

Una notte ad Abu Dhabi

Abu Dhabi - Great moskee

Notte chiara. Poche le auto a correre lungo grandi corsie di asfalto che attraversano il deserto. Quasi non senti rumore. Sfilate di palme grasse che spuntano tra un verde di artificio. Che gran cosa il denaro, riesce a comprare anche la bellezza. Cupole bianche disegnano l'orizzonte. Marmo chiaro, immacolato, purissimo. Quando riesci ad avvicinarti, ne puoi gustare il distacco assolto, la grandezza che crea l'uomo quando vuole rappresentare il trascendente, senza curarsi dei costi. Fontane di alti zampilli, l'acqua ha sempre affascinato la gente delle sabbie, la sua rarità, la sua purezza che avvicina all'assoluto. L'arco si fa astrazione e si reitera all'infinito, suono che scandisce un ritmo, ripetizione di se stesso sempre uguale mantra assoluto di preghiera che ripete ossessivamente il nome della divinità, riflettendosi ome un narciso conscio di sé negli specchi d'acqua, circondando spazi sconfinati dove si perde il cammino, nella strada verso la fede. Alti minareti, dita aguzze, unghie affilate che graffiano il cielo per chiamarne attenzione. Colonne, cupole altissime e bianco, ancora bianco abbacinante che riflette le mille luci variopinte di un caleidoscopio magico formato da colori e cristalli. E ancora pietre a formare intarsi preziosi che sanno disegnare sui muri i cento nomi di Allah. Su panche istoriate pile di Corani dalle copertine ricoperte di fregi dorati aspettano mani che li aprano per rivelare un verbo sotto la cascata di luce. Il passo non risuona come sui selciati di chiese o negli oscuri anditi di templi e pagode, ma rimane attutito, ovattato sull'immenso unico tappeto, carne viva, interiora di un corpo pulsante che ti restituisce all'esterno sazio e un poco più piccolo, come quando ritorni dall'aver visto un re. Lontani, nella notte chiara, grattacieli illuminati.

Taste of Mozambico 2



Si rompe il cocco.
Davanti al litorale
un punto di blu.

lunedì 3 novembre 2014

Taste of Mozambico 1



Sul muro grigio
un sole forte brucia.
Nasce il colore.

domenica 2 novembre 2014

Flying away

Domani il test, poi relazionerò.

sabato 1 novembre 2014

Al cimitero



Un crisantemo
poggiato sopra il piano
di marmo bianco,

per farmi sovrastare
dall'onda del ricordo.

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