sabato 12 aprile 2014

Turisti a Hué



Carpe rosse del lago della mezzaluna

Mercato di Hué - La venditrice di cappelli
Il turista è una categoria kantiana che ha come caratteristica principale quella di essere psicologicamente indifeso. Si trova, in generale, in un luogo estraneo al suo modo di vivere e relazionare, dunque reagisce quasi sempre in maniera esagerata. O si lascia circuire per essere troppo confidente o al contrario si rinchiude a riccio timoroso di essere attaccato, soprattutto nel proprio portafoglio. Chi vive intorno al turista e ci campa, se non è improvvisato nel suo mestiere, conosce bene tutte queste sfaccettature e come tutti i professionisti opera tranquillo e generalmente porta a casa la pagnotta. Anche la venditrice di souvenir improbabili, che teoricamente sono del tutto invendibili se fai una disamina attenta e critica, ha successo se fa un attento lavoro psicologico. Innanzitutto sceglie il suo turista con attenzione isolandolo dal gruppo, un po' come la leonessa nella savana. Prima di attaccare, sta a guardare a lungo il branco di zebre che brucano, visibilissime nell'erba verde. Sceglie con cura la sua vittima individuando quella più debole e meno abile alla fuga, poi parte determinata all'attacco e non molla la preda fino a che questa, esausta per l'inseguimento non si abbandona al fato, si lascia definitivamente andare al suo destino ineluttabile e compra. Eccola lì, la predatrice che si aggira apparentemente docile, ma determinata, attorno alle sedie del bar, incurante dei reiterati dinieghi. 

Code di gambero
Sa per esperienza che spesso questi sono rifiuti di facciata, ma riesce a cogliere, e qui sta la professionalità, da apparentemente piccoli segnali, un'occhiata distratta lanciata di sbieco mentre sfoglia il pacco di dipinti per mostrarne l'assoluta bellezza o un cenno inconsapevole della mano, insomma i segnali muti del corpo, che c'è comunque un minimo di interesse, una piccola incrinatura nella corazza della decisione di non comprare che la rende intrinsecamente fragile. Rimane lì senza apparente disturbo, come il gatto che attende sornione attorno al buco dove il topo si è rifugiato. Gli spazi tra i tavolini del bar sono off limit, è vero, ma l'avvicinarsi ogni tanto a riproporre l'ambita merce, fa parte della strategia, anzi il cameriere che infastidito la allontana maleducatamente risulta ancor di più tecnicamente utile ad indebolire la preda. Si sa che il turista alla fine è un tenerone, magari a casa predica il mitragliamento dei clandestini, ma qui è disposto all'aiuto generico che lo fa sentire più buono. Così alla fine, l'attesa è fatica che viene quasi sempre premiata. Il turista, mentre fa per andarsene, alla fine crolla e se ne torna in albergo con il rotolino sotto il braccio, che finirà inevitabilmente a casa in un cassetto, rassicurato dal fatto che comunque quei quattro soldi spesi, quantomeno saranno utili a smuovere il PIL locale al rialzo, che in fondo è sempre una cosa utile. D'altra parte le code di gambero pastellate e il trancio di tonno teryaki aiutano a ragionare in positivo.

Tonno teryaki (delizioso)


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

3 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

Galeotto d'un gambero: m'hai aggallato da dentro il tuo Jacques Tati

Ciccola ha detto...

Oh, quanto mi sono riconosciuta in questa descrizione! Non potevi raccontarmi meglio.

Enrico Bo ha detto...

@Tent - Film memorabile, intenso fragile comunque amabile, purtroppo lontano e dimenticato. Il gambero spacca, non allappa, ma addolcisce con salsa d'alice sua vice

@Cic - benvenuta nel club

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!