mercoledì 26 febbraio 2014

Una valle solitaria

Valle di  Mai Chau
Corone di picchi ricoperti di verde confuso, selvatico, le cime più lontane, irte e avvolte nelle nebbie alte, quinte inconsuete di verdi contrapposti e cangianti; a far da pavimento i quadri spezzettati, piastrelle irregolari dove se i raggi del sole giocano alla gibigianna, il verde, traslucido in trasparenza, del riso appena trapiantato diventa oro. Qualche cappello a cono lontano chino nel fango, i polpacci duri che si levano a fatica dalla colla del fondo. Gracidar di rane, qualcosa salta nell'acqua, forse un pesce, due aironi bianchi lontani che incrociano i becchi litigiosi. Capanne sole, al limitare del campo, tra piana e monte, legni antichi, oppure nuovi che paion già vecchi per l'umido che tutto abbraccia, seduttore maligno e corrompente. Sulla carrareccia lontana, bufali sonnolenti a ruminar seccume tra le sponde. Nessun suono se non il frusciar della brezza leggera sullo specchio spurio dell'acqua colorata d'alga. Un fremito di pace.

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