sabato 2 febbraio 2013

Jambiani.

Jambiani è un piccolo villaggio sulla costa est di Zanzibar. Poche casupole di pescatori sparse per qualche chilometro al limite tra il bosco di palme e la spiaggia. Un vivere misero che non è stato molto stravolto dall'arrivo del turismo, qui un po' periferico rispetto alle affollate spiagge del nord e dei villaggi vacanze, che ha prodotto solo un po' di attività collaterali come una serie di semplici ristorantini di spiaggia che offrono il pescato del giorno, su rozzi tavoli di legno coi piedi affondati nella sabbia pastosa, prodotta dallo sfarinamento della barriera corallina. Qualcuno ti propone di andare fino alla barriera sulla sua barca a bilanciere che dondola pigra  sul flusso dell'alta marea, qualcun altro vende qualche pareo, ma tutto sommato poca cosa, che non ha inciso più di tanto sulle abitudini locali. Se hai voglia di tirarti su dal lettino di corda intrecciata di uno dei pochi gruppi di bungalow che fanno da corona alla spiaggia infinita, nascosti tra le palme, puoi fare qualche passo tra queste capanne squadrate dal tetto di paglia, dai piccoli cortili sporchi, dove sonnecchiano donne avvolte negli immensi khanga colorati, tra poche masserizie abbandonate tra la terra sabbiosa. 

Una madrasa da cui escono file di bambine impacciate dalla lunga veste fino ai piedi, i cui visetti nerissimi spiccano come giaietto circondato dallo stretto velo bianco degli hijab orlati di pajettes colorate. Gli uomini sono a pesca o ciondolano su qualche panca scalcagnata sotto gli alberi più ombrosi. Forse due o tre baraccotti di legno con qualche pacchetto di biscotti e bevande gasate, niente altro. Fai fatica a vedere un negozietto di souvenir, che il proprietario sedicente artista qualifica come studio. Se cerchi la pace, vieni a Jambiani. Coricati sulla sabbia di fronte al mare. Confonditi al suo ritmo, sentine il respiro profondo. La brezza ti carezzerà il viso a lungo come un velo di mussolina di una narratrice di favole arabe. Ti blandirà dolce e gentile facendoti crescere la voglia di sentirne ancora. Non farti distrarre dai profumi di pesce grigliato che vengono a blandire la parte oscura di te stesso. Non sono ancora le nove, ci sono almeno ancora tre ore buone prima di pensare alle aragoste.

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