giovedì 12 aprile 2012

Cronache di Surakhis 48: La notte del Sabba.

Tornarono verso le loro case in ordine sparso, ebbri di garbagey, il forte liquore che si distillava dalle immondizie e che scorreva a fiumi nelle notti di sabba della Gilda. I militanti, i Zilioni Rubachki, avevano ballato tutta la notte sulle ceneri del rogo su cui era bruciata urlando la Strega Nera, dopo che c'era stata la resa dei conti e Twoballs aveva preso il potere della Congrega. Gli eventi su Surakhis erano precipitati dopo la definitiva trasformazione in legge dell'Editto imperiale che assimilava tutti gli abitanti del pianeta della casta dei Keepintheass alla categoria degli schiavi, estendendo anche a loro tutti i diritti fondamentali di questi ultimi, quello di poter lavorare fino alla morte, quello di poter essere venduti dai loro padroni, quello di poter donare a richiesta i loro organi e le loro figlie ai bordelli imperiali. Ognuno ne era stato contento perché finalmente c'era lavoro per tutti e le industrie minerarie galattiche tornavano ad investire copiosamente sul pianeta. Tuttavia pochi sapevano della mutazione genetica che si era impadronita, come una malattia pervasiva ed inarrestabile di tutta la casta minoritaria ma dominante dei Putintheass. Una perversa catena di DNA ricombinante aveva incistato in ognuno di loro un insaziabile istinto predatorio, un tempo proprio dei Ladrones, che si manifestava in modo vario ma con uguali risultati. 

Nei Tangentares faceva esplodere la bramosia di carpire percentuali sempre crescenti su ogni lavoro eseguito, nei seguaci del Narciso, antica Congrega dei seguaci della purezza, si manifestava con uno sperpero dissennato in banchetti e bighe magnetiche di lusso dei fondi pazientemente rubati nel tempo e saggiamente accantonati perché fruttassero. Nelle altre Congreghe, la brama predatoria  fioriva i modi più vari, castelli e borghi interi edificati all'insaputa dei proprietari, ricicli dei proventi di ogni pirata della galassia, depositi nelle Isole Felici dei grassi proventi  che arrivavano dai Cooperantes e chi più ne ha più ne metta. Nella Gilda invece, si era tentato di mantenere l'arraffo ad esclusivo beneficio del gruppo dominante, ma gli altri rimasti temporaneamente fuori dalla greppia, erano entrati a piedi uniti nel mucchio, sputtanando e mettendo in piazza ogni cosa per prendere in mano il potere ed reclamare la loro fetta della Torta di Rimborso, come veniva ormai comunemente definito il prodotto totale del pianeta che finiva direttamente nelle casse delle Congreghe. Tutto sembrava andare per il meglio, gli schiavi al loro posto ad esercitare i loro diritti, le Congreghe ad ingrassare nei Simposi orgiastici che attiravano schiere di sacerdotesse multisessuate da ogni pianeta, di cui c'era comunque grande bisogno, ingorde dei pacchi di Crediti galattici che giravano in quelle feste senza fine. Paularius  stava da tempo defilato ad osservare lo svolgersi tumultuoso degli eventi. 

Non voleva appoggiarsi neanche all'astuto Bordellos, capo della Congrega degli Udici, che cercava di raccogliere a sé quanti tentavano di disintossicarsi dalle droghe  e dai filtri alcoolici che circolavano a fiumi nella grande festa continua, trasformandoli in apparentemente innocui Penitentes, in realtà pronti ad inserirsi appena si fosse creato uno spazio per un nuovo stile di arraffo, quello che si ispirava all'antico metodo curiale del furto con scusa ed immediato perdono religioso. Ne aveva viste tante il vecchio Paularius e temeva che questo sistema folle che sembrava però funzionare bene e a cui certo nessun Putintheass voleva rinunciare e neppure ridurre di poco, potesse durare all'infinito. Borborigmi sordi stavano crescendo nelle viscere delle miniere, nei cunicoli dove le schiere di schiavi portavano alla luce la ricchezza del pianeta, una specie di movimento di repulsione che stava gonfiando senza che nessuno se ne accorgesse, una rabbia che poteva trasformare in poco tempo agnelli tremanti in belve assetate di sangue. Meglio stare in campana e aspettare di capire bene se si stesse per sollevare la bufera. Meglio preparare la nave per navigare su un eventuale nuovo mare procelloso, ma come sempre dominabile da chi lo sapeva prendere, mettendo le vele per il verso giusto. Si girò verso la sua Succhiatrix favorita e la invitò a proseguire la sua opera con l'abilità che la contraddistingueva. Lei sbatté le lunghe ciglia dorate porgendogli contemporaneamente il suo miglior lato C, sapeva come rasserenarlo. La situazione era grave, ma anche un po' di Bunga Bunga ogni tanto era necessario.


3 commenti:

il monticiano ha detto...

Il dubbio che non sia la realtà ma che invece lo sia per somigliare tanto agli avvenimenti attuali mi rimane ma come fantasia questo post è senza uguali.
Tutto va bene madama la marchesa.
aldo.

enrico ha detto...

@monty - Sì io fantastico molto, cosa vuoi è anche per allontanarmi un po' da questa realtà che un po' mi pesa.

Adriano Maini ha detto...

Non ci crederai, ma anche senza il finale avevo colto l'essenza della tua metafora. :)))
Forse mi permetto di scherzare troppo. Eppure alle prime righe stavo pensando di fare qualche dotta citazione delle fonti letterarie di tante storie nere, vampiresche, gotiche e chi più ne ha più ne metta.

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