domenica 19 novembre 2017

Partire, sognare



Per chi è travel addicted come me, si direbbe oggi nell'era digitale, l'essneza del viaggio sta tutta in quel partire, quel muoversi dal luogo che, benché sia di solito la tua calda cuccia in cui ti crogioli e stai benissimo, ti viene improvvisamente stretto e ti costringe ad andare, in fondo non importa dove. Come già detto da molti, la parte più importante del viaggio è il viaggio stesso e non il raggiungimento della meta. Per questo, quando finisce la dose che hai incamerato nel viaggio appena portato a termine e che piano piano digerisci appena tornato, comincia a montare il desiderio irrefrenabile di partire di nuovo. 

Ce l'hai lì come un groppo che sale in gola, come il mostriccio di Alien dentro lo stomaco che vuole uscire costi quello che costi e che nonostante tutte le incombenze ineluttabili che avresti da svolgere, ti costringere a riprendere la via, il cammino, quella strada su cui si metteva l'antico pellegrino per espiare le sue colpe e magari, mentre andava a combattere gli infedeli, di passaggio razziare qualche villaggio; il mercante che sognava luoghi dove vendere mercanzia ed altra comprarne da rivendere al ritorno, solo perla gioia dell'affare, non per inseguire quella ricchezza che mai avrebbe raggiunto nella misura sognata; il soldato che voleva conoscere il mondo e quello della guerra era l'unico modo che immaginava. Certo ormai questo immaginario partire, non è cosa tanto romantica ma il più delle volte consiste in pratica nel salire su di un aereo.    

Intanto cominciano a manifestarsi i vari segni della crisi di astinenza, il pensiero e la chiacchiera diventano monocordi e vanno sempre a parare sullo stesso argomento, il luogo scelto; inizi ad avere difficoltà di concentrazione e cominci a far mente locale quando hai ormai in testa, martellante, una data fissata dalla quale ormai non si scappa più. Ripeto non è importante il dove, ma il quando. Presto possibilmente. Quando tutto è fissato, il tremolio dell'angolo dell'occhio comincia a scemare e puoi concentrati fortunatamente sullo zaino da preparare, la valigia da riempire e al diavolo le cose da fare che dimentichi di portare a termine. Ci si penserà quando si ritorna, ragazzi, andiamo, andiamo, presto che è tardi. Insomma, viviamo una volta sola o no! Allora forza preparare il materiale fotografico e controllare i biglietti.


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venerdì 17 novembre 2017

Usa 9 - Al confine canadese

Il fiume Saint John


Foliage
Lasciare Acadia e la sua isola dispiace un po', forse meritava un piccolo approfondimento, ma si sa che questi viaggi di lunga percorrenza devono lasciarti questo gusto, tante toccate e fuga per incuriosirti, metterti sulla voglia, darti un flash su una terra che vorrebbe essere vista e vissuta più da vicino, cose che quando eri giovane potevi rimandare al futuro sotto forma di promesse difficili da mantenere, ma possibili e che ora invece sai non essere più realizzate. La nostra vita è troppo breve per approfondire e le curiosità che dovresti e vorresti nutrire sono talmente tante che solo una scelta tuttologica a 360° come si dice, ti può in un certo senso appagare. Così potrai dire di avere visto, ti potrai illudere di avere capito e potrai anche pomposamente chiacchierarne anche se in fondo sai bene di quanta superficialità ti servi per trinciare giudizi. Comunque, tanto per stare coi piedi per terra rivolti verso la terra canadese, fa un freddo becco, siamo vicini agli 0°C ed i verdi praticelli davanti alle case, incluso quello del nostro motel sono imperlati di brina rugiadosa. E' il grande nord ragazzi, che si annuncia prepotente. Di qui, la strada vira prepotente verso gli infiniti spazi canadesi e il clima diventa come giusto più severo e se metti in conto la sbarcata di chilometri che hai programmato, bisogna partire non appena sorge il sole, le sei e mezza insomma, l'ora del lupo, mancherebbe altro che non facesse freddo, mentre il sole gelato da foresta russa non si è ancora sollevato dietro la cortina di alberi.

La biblioteca di Hartland
Meglio dunque lasciare definitivamente il mare e risalire l'entroterra sempre più spopolato verso le Longfellow mountains, una propaggine terminale ,dai declivi antichi e poco pronunciati, dei monti Appalachi che si stendono per tutto lo stato ed oltre in terra canadese. Conviene prendere l'autostrada 95 che tira dritto verso nord fino al confine. Qui gli spazi si dilatano e l'uomo diventa sempre più minuscolo fino a scomparire  quasi del tutto. Il largo nastro asfaltato si allunga all'infinito, le foreste millenarie che ricoprono i colli ondulati che determinano il paesaggio, sembrano  l'unica costante possibile, intonse da mano umana, testimoni di uno sviluppo autonomo e prepotente che si illude di poter resistere alla quella specie invasiva, solo perché questa non ha ancora deciso di metterci le mani sopra. Comunque lo spettacolo affascina e vince sulla noia della guida rettilinea a velocità inusuale per un europeo, che per ore procede vedendo soltanto davanti e dietro di sé le stesse auto, poche, che procedono come in una navigazione automatica nel mare di alberi. Rompono la monotonia soltanto gli enormi camion che procedono in senso opposto, visibili al passaggio, quando la distanza non è tale da occludere la vista dell'altra corsia. Qui gli spazi sono tali da poter largheggiare nell'utilizzo del territorio. Come tutto qui, questi mezzi sono di dimensioni esagerate, con i loro musi protrusi in avanti, con le cromature lucenti ed i tubi di scappamento rivolti in alto che transitano con prepotenza alla stessa velocità delle auto, infondendo all'intorno un certo senso di minaccia e potenza.

Laghi di frontiera
Vi ricordate di Duel, il primo straordinario film di Spielberg degli anni '70? Quelli che arrivano da nord sono per lo più carichi di tronchi d'albero, l'oro di queste terre di cui c'è grande consumo anche come materiale da costruzione. Gli autisti li vedi solo nelle aree di sosta e li riconosci subito dalle dimensioni, enormi come i mezzi che conducono, con le classiche giacche rosse a quadrettoni, i cappellini a visiera e le magliette di qualche squadra cittadina degli sport americani. Si radunano tra di loro davanti a qualche hamburgher ricoperto di ketchap e maionese, patatine e ancora salse di ogni tipo, barbecue, tex mex, basta che siano abbondanti e bicchieroni esagerati di caffé bollente o di Cole ghiacciate, ma molto ghiacciate, la birra solo alla sera che qui sono severi anche con l'alcool. Le brevi soste in queste zone di ristoro, anonime e tutte uguali, non lasciano traccia nella memoria. puoi al limite osservare le auto parcheggiate. A questo proposito devo constatare che in tutto il giro ho visto solo una 500 e una 500L, oltre ad una Maserati argentata in città e una Ferrari blu scuro che mi ha superato rombando sull'autostrada. Ma non rispettano i limiti questi qua? Dottor Marchionne non ci siamo, qui bisogna far qualche cosa. Va bene che ci sono un sacco di Chrysler in giro, Jeep e compagnia bella, però qui bisogna affermare il marchio Italia.


La HW 95
Oltretutto il New England è un'area di cagamaretti, come diciamo ad Alessandria e il design italiano dovrebbe fare premio, no? Diamoci da fare eh! Comunque devo dire che ad una osservazione superficiale, appare evidente che la maggioranza delle auto che vedi circolare ha marchi giapponesi o coreani. Le berline, quasi tutte tre volumi sembrano tutte uguali, tipo la nostra, una Hyunday Elantra, mentre la maggioranza guida SUV, al 50% pickup (ma avranno così tanta roba da trasportare?) di proporzioni smisurate. Girano diverse Mercedes, Audi e BMW. Notate anche molte Wolksvagen e Volvo; assenti i francesi. L'autista di Uber a cui ho fatto notare la Maserati, magnificandone la linea italiana, non ne aveva mai sentito parlare e devo dire che è rimasto orripilato dal prezzo che gli ho detto con nonchallance, anche se ritengo che negli Usa sia ancora superiore. Quando arrivi alla frontiera, una lunga linea verticale di quasi 300 km, tracciata sulla mappa con mano sicura, come si addice a questi territori naturalmente uguali, bisogna fermarsi un attimo per festeggiare idealmente l'avvenimento; stiamo per entrare in un paese nuovo, da aggiungere alla lista della collezione, il 103esimo della serie, tanto per banfare un po'.

Attenzione agli incontri pericolosi
Da entrambe le parti, due grandi centri di informazione che distribuiscono generosamente cartine e notizie a richiesta, mi raccomando fare l'ultimo pieno che poi dopo la frontiera, quelli là, dice la signora con una strizzata d'occhi, la benzina la fanno pagare il doppio. Bisogna poi cambiare qualche soldo, che qui non siamo certo in Europa dove ormai siamo abituati alla santa moneta unica e lo puoi fare solo in una specie di duty free, che vende peluche, liquori e sigarette, dove "quelli di qua", ti applicano un cambio da veri strozzini, quasi il 10% in meno del tasso ufficiale, capirà qui ci siamo solo noi! Tocca, brontolando, subire la rapina della bella cravattara bionda che mi passale banconote con un sorriso acido. Passare la frontiera è semplice e rapido e il tronco di pino di due metri al posto doganale, vuol sapere che mestiere fai, pensionato non è previsto, prima di stampare il timbro sul passaporto, ma niente di più impegnativo. Anche al centro informativo canadese sono gentilissimi, pure qui solo vecchiette tipo Agatha Christies a distribuire mappe, che però subito si illuminano, deliziate al sentirti esprimere in francese, non come "quelli di là" che non parlano altra lingua che la loro.


Le prime case canadesi
Il nome Italia comunque fa sempre premio ed il numero delle mappe e delle info ottenute di norma raddoppia. Poi, davanti a te solo l'immenso territorio del New Brunswick, dove comincia l'autostrada n. 2. Woodstock è la prima cittadina che incontri (ma non è quella là famosa del concerto, che si trova nello stato di NY), poi una breve sosta ad Hartland, un po' per riposare il posteriore fiaccato dalle ore di guida e un po' per dare un'occhiata al ponte coperto più lungo del mondo che traversa il fiume Saint John congiungendo le quattro case del paese. Questa dei ponti coperti in legno è una caratteristica di tutta la costa est. Alcuni sono molto vecchi e caratteristici e sono ormai divenuti una attrazione, circondati come sono da bei boschi. Ricorderete certamente I ponti di Madison County, il film che ha fatto lacrimare milioni di donne, tra immagini oleografiche da cartolina, in cui gigioneggiava l'inespressivo Clint, appunto tra i ponticelli  della contea, che comunque è da tutt'altra parte. Allora calma, fatemi mangiucchiare due crackers e un'arancia seduto su una panchina di una casupola che esibisce zucche gialle e due streghe inquietanti davanti alla porta, di fronte al ponte, che l'arrivo di oggi è ancora piuttosto lontano e a questo punto ne parliamo domani.

Il ponte di Hartland



SURVIVAL KIT


Il ponte di legno più lungo del mondo
Guidare in Canada - Non ci sono differenze rilevanti rispetto agli Stati Uniti. Troverete strade un po' più piccole e meno traffico ovviamente. Considerate che qui si abbandona il sistema imperiale e si torna al sistema metrico decimale quindi km e non più miglia. Quindi attenzione alla velocità che il vostro tachimetro segnalerà in miglia. Anche qui maniacale attenzione ai limiti. Sembra che il superamento di circa 10 km sia tollerato. Poi, oltre i 20, multa di 50 $; oltre i 30, 150 $; oltre i 40, 750 $; oltre i 50, 5000$, oltre alle varie comparizioni dal giudice ecc. In caso di segnalazione lavori, le multe sono raddoppiate (quindi fino a 10.000  $, canadesi naturalmente). I limiti sono di 100 o 120 km/h sulle autostrade, 50 in città. C'è meno sclerosi di cartelli che negli USA ma anche qui le macchine della polizia sono in agguato ben nascoste e ti beccano con la pistola radar a circa 500 metri di distanza. Quando li vedi è troppo tardi. Se vi fermano siate gentili e remissivi, dite che siete turisti, ammettete subito la distrazione, chiedete pietà, parlate francese che è più gradito e magari ve la perdonano o la riducono allo step inferiore. Divieto d'uso di dispositivi antiradar, tipo Coyote per intenderci. Per il resto niente da segnalare.


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giovedì 16 novembre 2017

Usa 8 - Acadia National Park

La baia di Bar Harbor



Il ponte per l'isola
Certe volte uno non fa caso ai dettagli e ci rimane come allocco appeso al pero. (Non che sia un modo di dire conclamato, ma mi suona molto bene). In sostanza una delle cose che mi piace fare quando sono in un paese straniero, è fare un giro nei supermercati, intanto per vedere come funziona la grande distribuzione, come sono organizzati e soprattutto cosa vendono. Percorrendo la strada principale traversi spesso delle aree commerciali dove si aggregano un sacco di servizi, catene di ogni cosa, benzinai e anche ovviamente market grandi e piccoli. Quando dici grandi, in questo paese pensa sempre all'esagerazione, infatti quando ti infili in uno di queste vere e proprie città mercato, non riesci a vederne la fine. Già le debordanti massaie che circolano all'interno sono uno spettacolo consolatorio per gli obesi nostrani e quando cominci a percorrere le varie le corsie degli alimentari capisci anche il motivo. Le confezioni varie in offerta poi, sono di proporzioni così generose che aumenti di peso soltanto a guardarle. La varietà inoltre, è davvero notevole. Dici patatine e devi orientarti tra decine di profumazioni, non parliamo di biscotteria e dolciumi vari. Ovviamente spazio monstre anche per la parte dietetica, che deve fare da contrappeso. Pacchi di dolcificanti da 5 kg, tanto per non farseli mancare in casa per esempio, riempiono una intera corsia.

Sand beach
Come ovvio anche qui è scoppiata la mania del sano, naturale, biologico, che di fianco agli altri scaffali, rappresenta un ossimoro di proporzioni maestose. Per l'acqua, capisci al volo che le abitudini qui sono diverse. Costa poco ogni genere di soft drink e tutto sommato anche i succhi conservati, mentre l'acqua che di norma viene consumata in grandi contenitori, minimo boccioni o taniche da 5/10 litri, se la vuoi in bottiglia invece, è una vera ed inusuale rarità e la paghi di conseguenza, la bottiglia da 1 litro quasi 2 $, magari spacciata per avere virtù curative e proveniente da altissime e purissime sorgenti artiche. Ma lo spettacolo più bello sono i banchi della frutta, alla faccia di chi dice che qui se ne mangia poca. Ben esposta, varia e lucidissima, in particolare le mele evidentemente cosparse di cera tanto brillano. Tutto è molto imbellettato per attirare il cliente, ma vivaddio non è poi vero che la frutta è così cara come mi dicevano. Sì, un po' di più che da noi, ma alla fine le meline o le arance variano tra i 2 e i 3 dollari, tutto sommato una somma accettabile.

Otter reef
Data la nostra consuetudine a guadagnare tempo saltando la pausa pranzo e mangiucchiare frutta durante i trasferimenti, facciamo subito una bella scorta e ci presentiamo alla cassa, tra l'interesse stupito delle clienti e della cassiera, dato che non abbiamo un carrello pieno di jelly, caramelle o scatoloni di donuts ricoperte di cioccolato avvolte nei canditi zuccherati, spolverati di cannella e bagnati nello sciroppo di acero. Alla fine della fiera però, battuto lo scontrino e scuciti i biglietti verdi, facendo i conti ci accorgiamo che la scopola del conto è piuttosto pesante. Possibile che abbiamo letto male, i prezzi o peggio che abbiamo pesato male? Controlla e ricontrolla anche lo stupido diventa saggio e impara. Nella nostra dabbenaggine non avevamo notato che i prezzi esposti sono a libbra e non a chilo, per cui non c'è praticamente nessun frutto edule, anche di scadente formato o qualità che costi meno di 5/6 Euro al chilo, tanto per fare paragoni. Insomma è un paese piuttosto caro anche sotto questo punto di vista. Ma bisogna affrettarsi senza fare troppe recriminazioni se vogliamo arrivare per tempo ad uno dei punti topici del Maine, il parco nazionale di Acadia.

Echo lake
La strada per raggiungere questa grande isola tutta mantenuta a parco boscoso sul mare attraversa ormai solo foreste di grande bellezza dove il foliage autunnale comincia a dispiegarsi. Non siamo ancora al top, ma non ci siamo lontani. Un bel ponte sospeso collega la terraferma all'isola principale di Mount Desert, se vuoi arrivare sull'altra, la piccola Isle de Haut, serve il traghetto e devi fermarti almeno un paio di giorni. I parchi americani sono una delle attrazioni più importanti della nazione, ben organizzati e altrettanto bene preservati; hanno regole strette, controlli rigorosi e offrono molte soluzioni per la visita al fine di godere di quella natura che è la vera forza turistica di un paese che non può disporre ovviamente delle attrattive storiche e artistiche di Europa e Asia. Una delle cose probabilmente più coinvolgenti è quella di percorrerli a piedi attraverso i molti sentieri e trail ben segnalati che ti conducono via via per i punti più interessanti , ma per questo oltre ad una buona gamba occorre avere tempo a disposizione. Infatti questa è una delle tipologie di vacanza che va per la maggiore per gli americani che spesso passano nei campeggi dei parchi, le loro intere vacanze.

Isolette nella baia
Al tempo stesso si possono fruire di itinerari altrettanto belli da percorrere con la propria auto, calcolati per avere una visione abbastanza completa dei panorami e delle bellezze naturali di ogni zona. All'ingresso, al visitor centre, viene sempre fornita una mappa molto dettagliata dei percorsi consigliati e poi tocca a te, guidare con calma godendoti la strada e fermandoti nei vari punti ben segnalati, facendo bene attenzione a non parcheggiare fuori dagli appositi spazi. I ranger sono in agguato! Acadia prevede un bellissimo loop che mostra attraverso una strada panoramica tutta curve, la costa frastagliata con tutti i suoi view point più suggestivi, ben segnalati, con soste frequenti per raggiungere, a pochi passi dalla strada, altre attrazioni imperdibili. Conduce poi fino al centro dell'isola fino alla cima della Cadillac mountain dalla quale il panorama è strepitoso. Hai tutta l'isola ai tuoi piedi; puoi apprezzare la frastagliatissima costa e il mare blu scuro che la circonda punteggiato da decine di isolette di ogni dimensione, ricoperte di boschi il cui fogliame dal giallo sta virando al rosso carico ed in mezzo all'estremità dell'isola, la sottile striscia blu dell'Echo lake con la sua famosa spiaggetta.

Da Cadillac mountain
Sei a quasi 500 metri di quota e tira un certo venticello teso e gelato, quindi copritevi di conseguenza. Sotto i tuoi piedi, nella baia del paesino principale, Bar Harbor, tre gigantesche navi da crociera formano un quadro piuttosto oleografico, ma comunque suggestivo. Qui pare che non se ne lamentino affatto, come a Venezia. Migliaia di croceristi che ogni giorno scendono a terra sono un business che fa una certa gola a tutti e gli Usa sono il luogo per eccellenza dove pecunia non olet, anzi, direi. Scendendo verso la costa, una corta passeggiata ti consente di calpestare la sabbia spessa della Sand Beach, serrata tra due costoni di granito, che è costituita unicamente da frammenti di conchiglie depositatisi quaggiù in migliaia di anni, ma non pensate di farci il bagno, anche in piena estate la temperatura dell'acqua non supera i 13 °C. Poco più avanti l'Otter cliff offre punti di vista davvero emozionanti sulle scogliere. Uno stop a Thunder hole ti consentirà di sentire il ruggito dei flutti che si infrangono negli anfratti della costa con rumori tonanti. Una bella emozione. Ogni punto ed ogni percorso è ben segnalato e dispone di appositi parcheggi, data la quantità di macchine che circolano, quindi la visita si esegue con grande facilità e soddisfazione.


Se poi non paghi come è capitato a noi essendoci capitati di sabato, ancora meglio. Non rimane quindi che trovarsi un motelino a basso costo appena fuori da Bar Harbor e farsi una passeggiata nel centro del paese tra ristoranti e negozietti per turisti affollati all'inverosimile dai croceristi alla fonda. La tenutaria, una simpatica vecchietta, ma qui è comune che per questi lavori di servizio la gente, non avendo pensioni civili, lavori fino alla morte (meditate gente,meditate prima di lamentarvi), è prodiga di informazioni sulla cittadina. In generale in questi piccoli motel o nei locali familiari, sono sempre molto stupiti di avere italiani come clienti, evidentemente ritenendo abbastanza inusuale che uno si smazzi a venire dall'altra parte del mondo per visitare la loro terra. Per passeggiare nel paese devi farti largo tra la gente che ancora non è risalita sulla nave di sua competenza. Al porto c'è la fila di ufficietti che propongono uscite in mare per vedere le balene. Tra i bar, i ristoranti, le insegne che inalberano gigantesche aragoste e sentori di griglie fumanti, hai proprio la sensazione di essere in vacanza  e allora che vacanza sia!




Ristoranti al porto di Bar Harbor

SURVIVALKIT

Bar Harbor
Acadia National Park - E' il più famoso parco del Maine, affollatissimo durante la stagione estiva. L'ingresso costa 20$ per auto per una settimana (gratis da metà ottobre a metà maggio). Se considerate di visitare almeno altri tre parchi a pagamento conviene l'ingresso annuale ai National Park di tutto il paese, specialmente quelli dell'ovest, per 80$ complessivi. L'anello stradale con brevi escursioni a piedi si fa facilmente in giornata. Bus gratuito per fare il loop. possibili tour guidati didue ore e mezzo con tre soste di 15 minuti ciascuna. Probabilmente è il più bello del Maine e se siete in zona non si può mancare. Ci si arriva da sud dalla 1, girando a destra all'altezza di Ellsworth in una ventina di miglia.

Motel Edenbrook - 96 Eden Str. - Appena all'ingresso della città. Tranquillo. Struttura consueta un po' datata. Niente colazione. Due queen bed a 70 $. Gestore molto gentile. Da considerare che gli alberghetti in città sono molto più cari.

Paddy's pub - 50, West Str. Sul porto, affollatissimo, in genere dovrete aspettare almeno una mezz'oretta se non avete prenotato. Sirloin steak e patate, dolce al cioccolato e Coca, Tutto molto buono ma 40 $ a testa. Un po' caro ma bistecca grande e buona. Cameriera molto gentile.


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mercoledì 15 novembre 2017

Usa 7 - Da Portland a Camden


Pemaquid lighthouse

La scogliera
Portland è una cittadina davvero graziosa che incontri risalendo la costa, adagiata su una collina digradante lentamente verso il mare. Una interminabile distesa di case e casette di fine ottocento o di inizio secolo in mattoni rossi, proprio quello che ti aspetti da un antico, e per l'America quando dici antico intendi questo, insediamento del New England. Dalla cima dell'osservatorio, una torre a tronco di cono, nel centro città, sulla cima dell'altura, hai una splendida vista dell'oceano vicino, imbronciato ma tuttavia apparentemente tranquillo data la protezione dei capi che formano la grande baia. Il waterfront, come in tutte questi insediamenti è ormai diventato luogo di passatempo e di sport popolari, un parco giardino cittadino dove la gente corre su e giù con una dedizione ammirevole, d'altra parte questa moda sconsiderata ci è arrivata proprio dagli Stati Uniti. Qualcuno, ma pochi passeggia anche con il cane e anche se l'aria che tira è piuttosto gelida, nessuno pare curarsene, addirittura per i pochi che indossano felponi o piumini, molti ostentano tenute sportive e maniche corte. Situazione abbastanza tipica per gli autoctoni dei climi severi per il resto dell'anno, approfittare anche del minio raggio di sole. 

Una saletta del museo dei pescatori
Di qui in avanti la costa diventa un andirivieni di insenature profondissime ricoperte di boschi infiniti tra cui si nascondono le case, molte in verità. In effetti una larga parte della popolazione vive, per così dire, sparsa per la campagna, anche in queste zone che non si possono, dato il clima severo, definire agricole. Quindi l'aspetto del territorio è di una grande piacevolezza naturalistica, con moltissima avifauna di terra e di mare, considerato che l'abbondanza di acque interne che scendono verso il litorale forma di continuo moltissime zone umide ricoperte di canneti e bassa vegetazione e che tutto il territorio è posto proprio sul passaggio di grandi rotte migratorie. Il senso di pace e di natura libera pervade l'ambiente, anche se questo non risulta essere affatto spopolato. Le strade in effetti sono gremite di auto e non potrebbe essere diversamente, l'auto è un bisogno primario per questa gente che diversamente avrebbe grosse difficoltà a spostarsi, date anche le grandi distanze. Ogni insenatura porta, attraverso contorte stradine fino a capi gettati nell'Atlantico, solitari e di selvatica bellezza. Basta prendere una deviazione dalla strada nazionale, quasi a caso e difficilmente sarai deluso.

La lanterna del faro
La nazionale 1 prosegue verso nord ed è una strada famosa al pari della ormai notissima 66, che procede lungo tutta la costa dal Canada credo fino al sud della Florida. Mi diceva un vecchio amico, maritato ad una indigena, una quarantina di anni fa, che era chiamata anche From pines to palms, ma non so se si riferisse alla nuova autostrada anche perché il ricordo è un po' svanito nel tempo quando si parlava di viaggi e di terre lontane inframmezzando alla chiacchiera, le discussioni sui prezzi di concimi e sementi. Già, ricordatevi sempre che sono nato con le aspirazioni del poeta, ma il destino mi ha voluto paracontadino nei fatti, che ci volete fare. Comunque se arrivate da queste parti spingetevi fino al Pemaquid point, lasciando la 1 all'altezza di Newcastle e proseguendo prima sulla 129 e poi 130 fino alla punta estrema di questa lunga e corposa penisola. Qui troverete un faro, il Pemaquid Lighthouse, classificato secondo l'uso delle liste di merito molto consuete quaggiù, come uno dei dieci posti più belli del Maine. A strapiombo sul mare, qui finalmente libero e non costretto da baie e protezioni, potrete camminare sulle rocce di una scogliera bellissima che rivela, attraverso erosioni di grande bellezza, la sua tormentata ed antichissima storia, mentre le acque imponenti si frangono contro le rocce. 

Camden - Scale
Una panchina solitaria difronte al mare vi potrà regalare un momento di solitudine e di raccoglimento anche se non sarà facile mantenerlo non appena la successiva frotta di turisti chiassosi in cerca di selfies, ma sordi di fronte alla forza della natura, non arriverà alle vostre spalle in attesa che vi togliate dai piedi per avere uno scenario più accattivante. D'altra parte c'è poco da lamentarvi, voi avrete fatto la stessa cosa con i visitatori che vi hanno appena preceduto. Il faro e la casetta sottostante sono davvero scenici e valgono il biglietto di ingresso. Se volete, a lato c'è anche un ristorantino che offre accattivanti lobster rolls, tanto per togliervi la più grossa, anche se di aragosta ce n'è ben poca. Poi la strada prosegue decisa lungo la costa un poco più rettilinea. Il mare è sempre alla tua destra e davvero in questo tratto è corretto definirla una Scenic Byway, come vengono segnalate da queste parti i luoghi paesaggisticamente imperdibili. In una quarantina di miglia arrivi a Camden, paesino che non riesco a definire in altro modo che delizioso. Una piccola insenatura che forma un porto naturale circondato da due alture su cui si aggregano le casette di legno, ben tenute. Alla fonda bei velieri alla fonda, dai cui alberi indovini le molte vele da dispiegare nelle traversate. 

Un angolodi Camden
Questi erano i luoghi privilegiati nell'era dei clipper, forse le più belle navi che abbiano solcato i mari. Erba verde e praticelli magnifici, qui piove sempre e non sarà difficile tenerli così bene come appaiono, formano i giardini cittadini. Un sacco di turisti che si aggirano per i mercatini che vendono le solite giargiattole, ma in cui passeggi volentieri, buttando di tanto in tanto l'occhio verso il mare più in basso dove qualche vela prende il largo. Anche qui potresti fare tante cose, le scogliere, altri fari suggestivi, un giro in barca a vedere la pesca delle aragoste, una fissa continua di tutta questa area, scendere fino alle spiagge, un po' grigie invero con quell'aria da mari del nord che è tristemente fascinosa ma che è poco apprezzata da noi solari mediterranei, passeggiare nel porto a sceglierti un localino dove gustare un astice, alla fine deludente oppure goderti il tempo senza far  nulla, girolando senza meta intorno e gustandoti gli scorci che compariranno all'improvviso tra le case, quinte inconsapevoli di uno scenario magnifico. Insomma ce n'è per innamorarsi e magari decidere di fermarsi un giorno ancora, ma non di più mi raccomando, se non fosse che la strada da fare è ancora tanta e bisogna muoversi. Dura la vita del viaggiatore on the road.

Il porticciolo

SURVIVAL KIT

Pemaquid point Lighthouse park - Piccolo parco sul mare a circa 70 miglia da Portland con il bel faro visitabile e piccolo museo dei pescatori. Bella vista. Ingresso 3 $. Vale almeno un'oretta di visita.


Un'insegna

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martedì 14 novembre 2017

Usa 6 - Tra fari e Atlantico







Bisogna ammettere che il paesaggio tra i boschi e la costa frastagliata che gira tutto attorno all'Ann Cape è davvero suggestiva, soprattutto le casette tra gli alberi e la boscaglia fitta che suggeriscono l'idea di una vita pigra e tranquilla a contatto con la natura. Anche i paesini minuscoli che si succedono sulla riva del mare come Rockport o Pigeon Cove con le loro minuscole abitazioni, molte delle quali esibiscono orgogliosamente la bandiera americana, sembrano quadretti da esporre su pareti di case di vacanza. Questa della bandiera o dei festoni che ne richiamano i colori è una consuetudine assai frequente che si incontra dappertutto lungo le strade della provincia. Forse sintomo di appartenenza o di appoggio incondizionato ad un nazionalismo sicuro di se stesso. Sulle spiaggette grigie, odore di pesce e stridio di gabbiani, profumo di mare insomma, che ha sempre il suo perché. Ma il confine di stato è vicino ed il grande ponte di Salisbury sotto il quale transitano i velieri, è lì da traversare e sei subito nel New Hampshire, per quel breve tratto che si affaccia sull'oceano. La strada è qui meno avvincente e sia Hampton che Portsmouth, che attraversi con calma, dati i limiti di velocità, non eccitano più di tanto la fantasia. 

Un altro ponte e sei già arrivato nel Maine, forse il più bello e selvaggio tra questi stati dell'estremo nord degli Usa. La costa diventa tormentata ed è tutta un susseguirsi di insenature profondissime anche decine di chilometri; gli spazi cominciano a diventare così dilatati che lo sguardo e la mente si perdono. Cape Elizabeth è la prima tappa dalla quale puoi cominciare a domandarti se non sarebbe stato meglio dedicare più tempo a questa area bellissima. Proteso verso il mare, lo raggiungi dopo una strada nella foresta che te lo fa apparire subito come un luogo fatato. Alberi secolari che sfilano al tuo fianco formando una sorta di tunnel dai colori cangianti dal giallo al rosso vivo. Sulla punta del capo, gli alberi diradano e lasciano spazio a prati verdi all'inglese perfettamente curati che si insinuano tra le rocce fino a raggiungere la scogliera. Sulla punta estrema un faro, uno dei tanti della costa che costituiscono uno dei punti di attrazione della zona, con un itinerario previsto e dedicato che si snoda sulle scogliere per raggiungerli tutti uno dopo l'altro e di qui rimanere ad ammirare il mare. Questo è uno dei più belli e famosi. Puoi sentirne raccontare la storia e rivivere la vita difficile di  quei pescatori che sapevano affrontare questi flutti che sanno diventare paurosi non appena si alza un poco di vento. 

Un piccolo museo alla base ne raccoglie vecchi strumenti, memorie e antiche foto. Dall'alto del faro fai fatica a girare attorno alla lanterna e ai suoi specchi, chissà se l'ultimo guardiano che abitava nella casetta rossa alla base veniva spesso quassù a lucidarne le accecanti superfici. Al largo la schiuma bianca mostra un fondale infido e ricco di trappole per gli antichi navigli, scogli che affiorano appena e insenature ingannevoli che non conducono ad approdi sicuri. La scogliera poi scende verso il mare lungo un percorso tortuoso, mostrando strati contorti e affastellati, dai colori diversi che raccontano di ere succedutesi in tempi che la mente ha difficoltà a comprendere, tanto sono lunghi. Immagini sconvolgimenti da far impallidire quelli odierni, pur spaventosi, che hanno sollevato, schiacciato, capovolto disordinatamente rocce e lave già seccate fino a formare questo paesaggio che pare disegnato apposta per essere ammirato, quando invece non c'era ancora nessuno che lo potesse apprezzare. 

Ci ha pensato poi l'acqua a scavarlo, eroderlo, mutarlo ancora in altre forme meno ruvide che ne portassero alla vista  le parti più segrete e più belle. Cammini nelle fenditure, dove gli spruzzi delle onde più forti hanno lasciato tracce umide, rendendone ancor più vive le striature, le forme che le differenti durezze della roccia ha proceduto a creare, cedendo più o meno alla violenza delle intemperie. Gli scogli neri avvolti dal mare sono pieni di cormorani, neri anch'essi, i lungi colli protesi verso l'acqua, nell'ora del riposo, che la pesca è oramai finita. Il sole scende proprio di fronte a te e le nuvole, sempre presenti sull'oceano, ne sfruttano la luce ogni sera per colorare il cielo, una tavolozza da ammirare in silenzio. Davvero bello starsene qui, su una panchina a goderselo questo tramonto. Non fosse per il berciare di una coppia di italiani che non hanno capito che dovevano pagare il biglietto e sono inseguiti da un donnone in divisa che cerca disperatamente di spiegare che devono cacciare i soldi se vogliono stare lì. Niente da fare, l'economia uccide sempre la poesia. La foresta al ritorno adesso che il sole è sceso, è scura, nera, quasi paurosa. Anche Pollicino si perderebbe tra questi alberi fitti senza trovare un riparo per la notte. 



SURVIVAL KIT

I Motel - Una delle soluzioni meno care di questi viaggi americani e canadesi on the road, è quella di utilizzare l'infinita serie di Motel che si trovano lungo le strade principali, generalmente fuori o appena in prossimità dei paesi. Costano tra i 60 e i 100$ (non poco, le catene più note (Travelodge, Ramada Inn, Best Western e molte altre sono un po' più care,specialmente vicino alle città e magari un po' più nuove, ma lo standard è simile in tutti) e forniscono sempre camere abbastanza spaziose col posto macchina davanti, dotate di uno o due letti queen o addirittura king size. La dotazione e la disposizione è sempre la stessa e l'avrete vista nelle miriadi di telefilm americani. Generalmente a un piano (a volte due), le camere sono disposte in due ali attorno all'office, dove in qualche caso viene servito uno spartano breakfeast incluso nel prezzo. Le camere hanno in genere free wifi, AC, frigo, TV più o meno vecchio, phon e dotazioni da bagno, ferro da stiro e set per prepararsi thé e caffé. Nel cortile, distributore automatico di bibite e ghiaccio. Comunque chiedete sempre lo sconto che almeno un 10$ ve li fanno sempre.

Saco Motel  -473 main Str. - Saco - Un po' datato. Sulla strada verso Portland. Camere vecchiotte. 70$ con letto queen. La padrona, molto simpatica, fornisce al mattino una colazione spartana, su due tavolini messi all'esterno (se non piove). Pulito ma le dotazioni sono piuttosto limitate. Tranquillo e silenzioso.

Rosalinda's Family Restaurant - 506 main str. - Saco - Ambiente simpatico, menù americano con tendenze mex. abbastanza economico. Pollo fritto + Sirloin steak piccolina ma buona,dolcino e Coca per 42$ tutto compreso. E' la classica via dimezzo tra ristorante rustico con servizio al tavolo e fast food. Lascerei perdere gli Italian dishes.

Cape Elizabeth - Area sul mare nei pressi di Portland circondata dai boschi, che comprende due minuscoli parchi con tre fari ampiamente visitati. Il Fort Williams park ospita quello più famoso, il Portland Head Light, che si può visitare assieme all'annesso piccolo museo. Particolarmente bella la scogliera percorribile senza problemi in alcuni tratti. Bei tramonti. Vale la pena passarci qualche ora per i paesaggi marini.


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sabato 11 novembre 2017

Usa 5 - Gloucester

Gloucester



La costa del Massachusset
Bisogna proprio dire che la costa atlantica del New England, procedendo verso nord è davvero deliziosa. Tutto sommato abbastanza popolosa, specialmente nella parte del Massachusset, New Hampshire e il sud del Maine. I paesi, per non parlare delle cittadine sono pochi, ma tra la infinita serie di boschi che si estendono quasi fino alla costa, è un continuo susseguirsi di casette in legno ben tenute in generale, con il loro bel prato all'inglese attorno, rasato alla perfezione. Questa sembra l'attività principale, forse l'unica, del tempo libero dei mariti residenti, se si esclude il tempo dedicato al barbecue dei week end. D'altra parte credo che altro da fare non ci sia, se non andare a pescare trote e salmoni nei laghetti o nei torrenti del circondario. Certamente la sensazione che hai, passando anche per le strade secondarie, è di grande ordine e pulizia. I paesini poi, sono ancora più accattivanti, raccolti attorno ai porticcioli, ricolmi di piccole imbarcazioni di ogni tipo; appare chiaro che qui, quasi tutti hanno una barca per andare per mare a pescare. Come più volte detto da molti, ti sembra di essere nel set della Signora in giallo, in quella Cabot Cove di fantasia che è perfettamente ricopiata dalla realtà. 

Onnipresente scuolabus
E' un'atmosfera da paese del nord, mare freddo, oceano con nubi nere all'orizzonte, temperatura fresca anche col sole che ti consiglia sempre l'uso di felpe o cerate marinaresche, anche perché un po' di pioggerellina gelida te la becchi un giorno sì e l'altro pure. Però bisogna dire che è molto piacevole passeggiare sul lungomare tra abitazioni curate da cui ti aspetti sempre di veder uscire bambini puliti, ragazzine bionde e casalinghe con la torta di mele in mano, come in ogni telefilm che si rispetti. Che poi ci escano quasi sempre dei vagoni di carne tremula strizzati come salame da sugo da leggins improbabili  è un altro paio di maniche. E' la differenza tra la realtà e la finzione scenica. Il problema però è sempre quello di trovare parcheggio. Lungo le strade in generale è vietato. I luoghi dove invece è consentito sono quasi sempre a pagamento, e salato, tanto per intenderci. Il posto lo trovi sempre, se metti mano al portafoglio insomma. Spesso sei costretto a lasciare l'auto in parcheggi che prevedono una cifra secca per tutto il giorno (flat fee), tipo 20$, anche se stai solo un paio d'ore. Anche su questo fronte multe senza pietà. Tuttavia in molti casi capita di trovare zone dove non si paga per la prima mezz'ora, cosa molto utile se ti devi firmare poco, poi il parchimetro, quando scade l'ora, comincia a lampeggiare per richiamare l'attenzione del multatore! 

Spiaggette atlantiche
Gloucester è la prima cittadina che incontri, risalendo una ventina di miglia da Salem, graziosamente adagiata sull'Ann Cape, attorno ad un bel porto di pescatori. Anche qui, grazie alla costa particolarmente frastagliata, l'oceano si mostra nel suo volto più calmo e tranquillo anche se il sole che fa capolino tra la nuvolaglia, non riesce a colorarlo del blu mediterraneo, ma lo lascia grigio e imbronciato, come a voler rimarcare la sua differenza dai mari da bagnanti a cui sono abituati gli europei in vacanza. Insomma qui è roba seria, tenete a portata di mano la giacca a vento non il costume da bagno, anche se gli abitanti del posto, non appena sentono la carezza dei raggi solari, anche con 10/12 °C, si bardano in maglietta e calzoncini corti, forse per esorcizzare i lunghi mesi di inverno che ormai sono alle porte. Ma questa, come tutto il resto della costa, dal Connecticut al Maine, ha un'altra caratteristica imperdibile, la pesca abbondantissima delle aragoste, che poi sono nella realtà astici dalle gigantesche chele rosse che te li fanno apparire mostruosi mentre nascondono sempre una deludente e minuscola coda mangiabile, nel senso che paghi a peso e la parte che mangi non supera il 20% del totale, inclusa una bella fatica per rompere il carapace e succhiare il succhiabile. 

Il porticciolo di Gloucester
Certo siamo lontani le mille miglia dalle succulente loro compagne cubane dal gigantesco posteriore esibito a fratellanza delle steatopigie abitanti dell'isola, per non parlare di quelle asiatiche. Comunque questo è il cibo must di tutta l'area e non c'è locale, ristorante o bar di tutta la costa che non offra alla vista un'insegna colorata di arancione con mostruosi astici che invitano ad entrare per degustarli. Naturalmente ci son anche baraccotti che raccolgono il pescato e lo vendono direttamente alle massaie ingorde. Insomma questo è uno dei cibi più caratteristici della zona, che volenti o nolenti dovrete comunque abbassarvi a provare. Assieme a questi, ostriche (piccoline ma gustose), cozze a volontà e vongoloni giganti (clams) che vengono servite anche nei tanti oyster bar, a mo' di aperitivo. Per quanto riguarda l'astice, datemi retta, non scendete sotto le due libbre, altrimenti rimarrete delusi e dovrete aggiungere qualche cosa di altro per riempire le vostre epe insaziabili. Per attirare il cliente molti ristorantini pubblicizzano un piatto da 1 lb e 1/4 anche al di sotto dei 20$, ma vi assicuro che c'è davvero poco da mangiare. Insomma se è tanto per togliervi la voglia fate pure, ma poi non lamentatevi se dovete aggiungere un hamburgher. 

Pronti per Halloween
Il nostro localino scelto per la dimensione dell'animale che fa da insegna, è accogliente e il cameriere molto gentile come tutti i camerieri in generale, visto che pare che le mance siano la parte consistente del loro stipendio. Questo della mancia è un capitolo che va aperto per dirne tutto il male che volete. Possibile che in un paese moderno ed avanzato, trionfi globalmente un'abitudine così incancrenita da far impallidire tutto il male che diciamo di consuetudine dei vari e fastidiosi bakshish orientali? Eppure si tratta di un obbligo insistente (comune ai taxi, categoria perversa anche lì) a cui vieni sottoposto in ogni esercizio di bar o ristorazione. A parte il fatto che ad ogni prezzo che leggi, nello scontrino ti trovi poi aggiunta anche la tassa, che ti sposta il totale del 10/15% a seconda dello stato in cui fai l'acquisto, quando il cameriere ti porta col conto, su cui ha scritto di suo pugno, il suo nome ed i ringraziamenti con punto esclamativo, così chi ha occhi per intendere intenda, compare sul POS in cui inserisci la carta di credito (se paghi in contanti nasce subito il sospetto che tu abbia rapinato una banca) una sezione in cui ti si chiede di premere i tasti sui quali è evidenziata la percentuale di mancia che vuoi aggiungere, il tasto minimo è del 15% a salire, 20, 25. 

Perplessità
Ovviamente non sarebbe obbligatorio, ma provate a non lasciarla. Si scatenerebbe l'inferno e voi verrete guardati come dei luridi e ingrati pezzenti. Insomma una  cosa a mio parere davvero fastidiosa e volgare, indegna di un paese serio. Si metta tutto nel prezzo, almeno sai che tutto costa almeno il 30/40% in più di quanto indicato. Comunque sacrifichiamoci a buttar giù questi astici, trafficando con le pinze spaccachele che scivolano tra le dita unte. Tanta fatica per poco risultato, la codina va giù in un boccone e per tirare fuori il pur gustoso contenuto della pinza ci vuole perizia ed abitudine per non imbrattarsi completamente. Ma a tutto c'è una soluzione già prevista e, questa volta, inclusa nel prezzo, infatti, per fortuna vengo bardato da apposito bavagliolo di plastica con tanto di aragosta stampata sopra per far sapere a tutti cosa sto mangiando e non rimanere completamente inzaccherato dagli schizzi di sugo e burro fuso. La mia vicina invece, una signora molto distinta con la bocca a cul di gallina, insolitamente sicca sicca, che mi ricorda quelle dive anni 50 alla Audrey Hepburn, se la fa pulire dal baldo cameriere, mentre lei consulta con degnazione il telefonino, si vede che abbonderà con la mancia.




SURVIVAL KIT

Top Side Grill - Gloucester - Localino da turisti, apparentemente di cucina casalinga, sulla strada principale di fronte al posto, che attira con la pubblicità dell'astice intero, da 1 libbra a basso costo (13,99 altro vezzo questo che noi abbiamo gloriosamente ereditato). Lo riconoscerete dall'insegna. Ambiente piuttosto datato. Per un astice da 1 lb e 1/4 con patate e verdura bruciacchiata e una Coca (non posso bere birra per un po') ha voluto 25 $ comprese tasse e mancia (la minima). Deludente per quantità e qualità.


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venerdì 10 novembre 2017

Usa 4 - Salem


Il foliage


Salem
Poco più di una ventina di chilometri molto trafficati, lungo la costa e arrivi a Salem, praticamente una meta obbligata per chi arriva da Boston. Una bella testimonianza a dimostrazione che chi è sveglio, anche se non ha quasi nulla da mostrare, può costruirci sopra un bell'ambaradàn e camparci discretamente. Infatti tutta la cittadina vive del famoso episodio del 1692, (vedere qui i dettagli) durante il quale si scatenò una caccia alle streghe che provocò la messa a morte di 19 persone di cui 14 donne, più uno morto sotto le torture, ma impiccate e non bruciate come si potrebbe pensare, con uno dei processi più famosi, che durò mesi, raccontato  in tutte le salse e che rimase testimonianza piena di dove l'isteria collettiva e la irrazionalità della superstizione religiosa può condurre. Quindi oggi la cittadina di Salem campa su questa suggestione ed è diventata definitivamente la città delle streghe. Il piccolo centro è tutto un seguito di negozietti a tema con i vari gadget stregoneschi. Naturalmente essendo ormai ottobre, tutto è amplificato dalla vicinanza di Halloween che negli Stati Uniti è una festa a tutto tondo, preparata con grande cura. 

Il cimitero
Dappertutto è pieno di zucche di ogni dimensione esposte in vendita e quasi ogni casa espone davanti alla porta oltre alle succitate cucurbitacee, manichini di streghe, veli di fantasmi appesi agli alberi, scheletri ciondolanti e altre piacevolezze del genere, mentre le brave massaie cominciano a mettere in forno quantità industriali di biscottini e dolciumi, in attesa che gruppi organizzati di ragazzini arrivino alla porta cantando l'ormai celebre: " Trick or treats, smell my feet, give me sometinghs good to eat", da noi reso bene col noto dolcetto o scherzetto. Bisogna dire che tutto questo colore  che circonda le varie abitazione abbinato alle foglie degli alberi dei giardini che cominciano a dispiegare tutto lo splendore del floliage autunnale, è davvero piacevole e si integra assai bene nello spettacolo del paesaggio circostante. Naturalmente in città è tutto un circolare di ragazze conciate con cappelli a punta e trucchi stregoneschi, che fanno da guide ai gruppi di debordanti e anche spesso mal messi anziani fuoriusciti dalle varie case di riposo della Florida che ascoltano i racconti cupi e terrorizzanti del fatto storico davanti ai luoghi del misfatto, spostandosi in carovana da un luogo all'altro al seguito di relativa streghetta concionante. 

I cenotafi delle "streghe"
La parte più suggestiva è, come in molti altri luoghi del New England, il cimitero storico della città, con le sue file di piccole lapidi di pietra grigia che raccontano storie vecchie di quattro secoli racchiuse in quei nomi di antichi pellegrini giunti qui da un'Europa lontanissima e ormai perduta. Le date quasi cancellate, soprattutto lasciano un senso di caldo interesse. Appena fuori del cimitero una parte è stata approntata come una sorta di santuario ad memoriam delle 16 donne uccise, dove molti depongono un fiore per sottolineare l'umana follia provocata dagli imbarbarimenti religiosi. Chissà perché degli uomini uccisi non c'è memoria, a meno che non mi siano sfuggiti, naturalmente. Passeggiare in lungo ed in largo in queste cittadine dall'aspetto antico, secondo il canone americano, rimane comunque una attività assai piacevole, anche se sfuggi ai fari baracconi da paco divertimenti come villaggi ricostruiti di streghe e vari, gioia forse dei bimbi, che il popolo locale sembra amare particolarmente.

Una casa preparata per Halloween
Poi, usciti dalla città ed allontanandosi sempre di più dalla metropoli di Boston, il dolce paesaggio del New England comincia ad avvolgerti da ogni lato, un susseguirsi ininterrotto di boschi e di foreste alternati a laghetti e specchi d'acqua che arrivano fino alla splendida e frastagliata costa dell'Atlantico, che ci farà compagnia andando sempre di più verso nord fino a che, dopo aver attraversato un breve tratto di New Hampshire, non arriveremo nel Maine, coni suoi spazi ancora più vasti e meno popolosi. Comincia a dispiegarsi quello che rappresenta la ragione principale del nostro viaggio: lo spettacolo del foliage, quel momento dell'autunno in cui tutte le foglie dei boschi cominciano a cambiare colore per formare un rutilante caleidoscopio di ogni possibile tonalità che va dal giallo al rosso, fino al marrone cupo, inframmezzato dai pochi verdi di quelle conifere che non cambiano il loro colore, immortali testimoni della varietà della natura. Al momento topico, l'esplosione finale del rosso vivo degli aceri, manca ancora una decina di giorni, che dovremmo recuperare continuando la strada verso nord fino al Canada, fino a quando non riscenderemo per rientrare negli States, riattraversando la frontiera. Ma per adesso godiamoci la costa in tutto il suo splendore.

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