sabato 26 maggio 2018

Moldova 6 - Orheiul Vechi


Il Raut

L'ansa davanti a Orhieul Vechi
Ancora qualche chilometro tra queste colline apparentemente sempre uguali e sempre diverse per arrivare, dopo una breve deviazione dalla strada principale, nell'area di Orheiul Vechi, un'altro luogo della memoria di grande rilevanza per questo paese e che forse più di altri ne racchiude la storia millenaria. Basta fermarsi sulla collina più alta per avere a disposizione il miglior belvedere che abbraccia tutta l'area, uno scenario pennellato dal duro lavoro del fiume Raut, un affluente del Nistru che durante l'estate rimane quasi in secca, ma che in epoche passate, quando il clima era decisamente diverso, ha trasformato questo paesaggio dandogli la particolare bellezza che mostra oggi. Infatti l'acqua del torrente, unita all'opera incessante del vento che qui spira sempre con una certa violenta intensità e l'alternanza di temperature severe tra inverno ed estate, ha eroso profondamente il territorio, scavando con unghiate sinuose nel tenero terreno tufaceo, un seguito altalenante di profondissime anse. Da questo punto piuttosto elevato ne puoi abbracciare con lo sguardo almeno quattro, una delle quali è in pratica una depressione che arriva addirittura a mezzo metro sotto il livello del mare. Considerando che la Moldova è completamente priva di montagne, con una altitudine massima di poco più di 300 metri, possiamo dire che dal nostro punto di osservazione possiamo abbracciare quasi tutta la variabilità altimetrica del paese. 

L'hammam
Di qui puoi vedere a sinistra e a destra i due paesini di Butuceni e Trebujeni che si distendono sulla riva un poco rialzata del fiume. Le case sono distanti dall'acqua separate da campetti verdeggianti, segno che ogni tanto le piene primaverili, da cui è bene difendersi, possono abbracciare un territorio piuttosto ampio. Dall'altra parte, sul crinale della falesia spiccano le cupole blu del monastero nuovo e se aguzzi la vista nel costone scosceso che precipita verso il torrente riesci a scorgere gli spazi scuri delle caverne scavate nella roccia dell'insediamento antico. Sulla parete verticale dell'ansa opposta altri buchi scuri nascondono le caverne di grandi dimensioni che hanno ospitato insediamenti preistorici che pare risalgano fino a 40.000 anni fa, segno che l'uomo si era spinto già allora fino a questi luoghi, in epoche così lontane da noi nel tempo. Le tribù Dacie ed i Traci invasero l'area due millenni fa lasciando tracce della loro presenza, ma qui non riuscirono mai ad arrivare le truppe romane che pure conquistarono con Traiano, la Romania più a sud, dopo la definitiva sconfitta di Decebalo a Sarmigetetusa nel 106 d.C., ma non superarono mai le foci del Danubio verso nord. Gli altri resti storici sono poco visibili dall'alto e bisogna andare a cercarseli con calma, tra i sentieri che scendono lungo la collina tra campi di frumento e piccoli vigneti apparentemente abbandonati a se stessi. 

La casa museo
Nascosti tra le viti che ricoprono l'area del vecchio cimitero, alcuni muraccioli mostrano i resti di una antica moschea e di un grande caravanserraglio. Che vino antico daranno queste antiche piante contorte, dai grappoli spargoli e radi, cresciute con fatica sulle tombe e tra le rocce? Potresti chiamarlo il vino dei morti, forse anche per questo, degno di silenzioso rispetto, da usare per la messa o per un silenzioso momento di meditazione davanti alla lenta corrente del fiume che scorre in basso? Però le antiche pietre non parlano se non alla fantasia. Sono ancora, i più antichi, i resti dell'Orda d'oro mongola e dei Tatari calati dalle piane sarmatiche per impadronirsi di queste terre durante il medioevo. Vicino al fiume, rovine più imponenti su cui è stata tentato un discutibile recupero, di un hammam ottomano, mostrano l'avanzato sistema di canalizzazione dell'acqua bollente che inviava il vapore nei vari ambienti, dove gli ufficiali di quell'esercito potente si ristoravano ogni giorno. Poi ancora resti di mura a testimonianza della rilevanza strategica del sito, che a tutti gli effetti rappresentava in epoca medioevale un punto di passaggio importante su questo ramo della via della seta verso oriente. Infatti qui, nei pur minimi scavi e ricerche fatti a tutt'oggi, sono state ritrovate monete di moltissimi paesi anche lontanissimi e tracce di culture dell'epoca, segno inequivocabile dei pedaggi pagati per superare questo nodo nelle due direzioni. 

La cantina
Da sempre l'uomo ha sfruttato i luoghi strategici per sbarrare la strada a uomini e merci, rendendo importanti luoghi che hanno questo solo vantaggio di posizione e che vengono poi abbandonati se, per qualsivoglia motivo le merci cambiano strada. La fine di Petra o Palmira e di questo stesso sito lo dimostrano. Vicino al ponticello che porta a Butuceni c'è un piccolo museo che mostra una parte dei resti trovati in tutta l'area, con una bella collezione di monete antiche a riprova di quanto detto. La curiosità per cosa possa nascondere il territorio, al di sotto della superficie è tanta, si dice che i rilevatori di metalli passati nell'area delle rovine affioranti, suonino come impazziti, ma per ora non ci sono i fondi per procedere e quindi non vengono rilasciati permessi per ulteriori ricerche archeologiche. In fondo meglio lasciare ben conservato sotto terra, ciò che, magari frettolosamente si potrebbe portare alla luce, ma non si sarebbe in grado di conservare o valorizzare, domani chissà. Questa potrebbe essere una ulteriore opportunità turistica per questa terra. Intanto nel paesino che già si è provveduto ad inserire nell'area vincolata a parco, tutto è rimasto congelato nel tempo. Le case molto belle e risistemate tra fiori e verde, hanno conservato la loro struttura tradizionale anche quando si sono convertite ad agriturismi o locali di accoglienza. 

La camera con il letto-stufa
Una di queste è stata trasformata in museo all'aperto, dove puoi osservare anche all'interno la struttura tradizionale di queste abitazione, costituite generalmente dalla casa cosiddetta invernale col il tetto di canne impastate con argilla e sterco di cavallo, composta di due ambienti, uno per ricevere gli ospiti, la sala grande (casa mare) in cui si può vedere una bella esposizione di oggetti e vestiti tradizionali del corredo e l'adiacente camera da letto, con lo stesso costituito da una grande stufa in muratura su cui si dorme, circondati da bellissimi kilim antichi a terra o appesi ai muri, coi disegni delle classiche rose rosse in stile "savonnerie". Gli altri ambienti sparsi attorno al giardino, sono la cantina con gli strumenti della vinificazione, il pozzo, sempre presente in queste case ed il magazzino. Tutto intorno roseti e cespi di fiori appena sbocciati che si confondono con le tinte pastello delle costruzioni circostanti. Davvero piacevole. Subito dietro la scaletta che porta in cima alla falesia dove anche dal basso puoi vedere il campanile del monastero costruito nel 1905, dedicato all'Ascensione di Maria, all'interno del quale tra i molti affreschi (recenti), ripristinati nel 96 dopo la pausa provocata dalla chiusura del regime nel 44, potrai apprezzare la raffigurazione del re santo Stefan cel Mare. 

La croce sulla falesia
Questi è riconosciuto universalmente da tutta la nazione come il vero eroe moldavo che nel XV, regnando per quasi mezzo secolo, si oppose ai turchi sconfiggendoli più volte ed erigendo monasteri nei luoghi di ogni battaglia, ma il cui grande merito religioso fu anche quello di riscattare dal sultano il monte Athos in Grecia, affidandolo alla autonomia della chiesa, che è riuscita a conservarla fino ad oggi. Inogni città gli vengono dedicati un parco o la via principale ed in tutte le chiese la sua figura troneggia, generalmente all'entrata, con in mano la spada del condottiero (l'originale è conservata al Topkapi di Istambul, e prestata per essere esposta a Soroca, che ne ospita una copia,durante una importante manifestazione) oppure nella sua accezione religiosa di santo, che regge in mano il modellino del monastero costruito nel luogo dove si è svolta una delle sue battaglie vittoriose sugli infedeli e che gli sono valse evidentemente la beatificazione come soldato difensore della fede. Di qui e soprattutto dallo strapiombo sulla cima della falesia la vista sulle anse del Raut è davvero spettacolare, specialmente dalla grande croce di pietra dove la tradizione impone di fare tre giri attorno dopo averla ripetutamente baciata, stando attenti a fare molta attenzione e a non precipitare di sotto naturalmente. Poi attraverso un buco nella roccia puoi scendere al monastero antico scavato nella parete. 

Il monaco rimasto
Un tempo vi si poteva accedere solo calandosi con corde o attraverso una ripidissima scaletta intagliata in una fessura, che poi le erosioni e l'abbandono hanno fatto crollare, quando l'eremo è stato abbandonato. Dal 1996 un gruppo di anziani monaci di clausura, finite le preclusioni che il regime aveva imposto a tutti i luoghi religiosi, trasformandoli come in questo caso mi sembra in magazzino per fertilizzanti, lo hanno ripopolato, ritenendolo, proprio per la sua magica posizione adattissimo ad una vita contemplativa. Oggi uno solo di questi, anzianissimo, rimane in vita e vi mostra gli undici cubicoli scavati nel tufo dove riposavano i suoi confratelli, ormai sepolti nella falesia e l'ampia caverna che contiene la chiesetta con le sue preziose icone riportate dopo la riconsacrazione. Prega quando non c'è nessuno e accompagna in silenzio i visitatori tra le caverne, con passo lento e la schiena incurvata dagli anni. La lunga barba bianca sfiora le immaginette e le piccole croci in vendita sul banchetto. Accendere una delle sue sottili candele gialle davanti a questi visi dagli occhi grandi e ieratici ha un sapore di altri tempi. Una anziana con un grande fazzoletto a fiori che le copre il capo, prega in ginocchio, poi bacia una croce. Forse anche lei aveva preso dalla parete delle celle un piccolo frammento di conchiglia fossile, sostituendola con una monetina infilata a forza nel buco. La devozione è senza tempo e assimila gli uomini e le donne di tutte le latitudini con gli stessi gesti antichi.

La chiesa del monastero scavata nel tufo
SURVIVAL KIT

Le celle dei monaci
Orheiul Vechi - Escursione classica che copre come minimo mezza giornata a circa 6o km da Chisinau. Ci si può arrivare anche in pullman, ma vi suggerisco di utilizzare un'auto privata che potrà completare il giro (tipo questo) con una seconda meta nella giornata dedicata ad un altra meta(ad esempio le cantine di Cricova) di cui vi parlerò nel prossimo post. Da vedere i magnifici panorami dall'alto, i ruderi delle varie epoche tra le colline e lungo il Raut, il museo, una passeggiata nel paesino di Butuceni per ammirare le case tradizionali con i loro giardini, la casa museo tradizionale, infine la salita al monastero con la visita della parte nuova e di quella scavata nella roccia. Spettacolare vista dall'alto. L'ingresso all'area è a pagamento che si effettua alla biglietteria del museo (ma di solito è inclusa se l'escursione è organizzata). Se invece vi volete regalare uno o più giorni di relax assoluto in un luogo fuori dalla confusione del mondo moderno, potete approfittare dell'eco-agriturismo, fatto sullo stile dell'albergo diffuso, nelle case del paese. Esperienza che mi sembra molto interessante e fatta per le nuove tendenze del turismo occidentale. Qui potrete anche approfittare della cucina tradizionale che viene proposta a chi decide di fermarsi. Per le visite nel monastero (come in tutti gli altri che incontrerete nel viaggio) ricordatevi che è obbligatorio vestire in maniera appropriata, capo e spalle coperte, pantaloni o gonne al ginocchio per le donne, niente canottiere o short per gli uomini. Comunque all'ingresso, in generale, sono disponibili scialli e grandi grembiuli per coprirsi.

La falesia del monastero nella roccia

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venerdì 25 maggio 2018

Moldova 5 - La Pasqua coi defunti


Il Cimitero di Branesti


La chiesetta di Branesti
Abbiamo ormai lasciato la città e le sue frazioni più periferiche alle nostre spalle. La campagna si estende dolce ed ondulata fino all'estremo orizzonte. Lontano sopra la collina i grandi capannoni di una azienda di produzione sementi e di studi genetici, un tuffo al cuore di nuovo pensando al mio passato lavorativo. Tra le altre cose, sembra che questa realtà fosse anche, curiosamente, esclusiva produttrice di cibi liofilizzati per gli astronauti che partivano da Baikonur nel lontano Kazakistan. La dimensione dei campi risente, anche se ormai sono passati decenni, della impostazione del periodo sovietico. I grandi sovcoz e i kolcoz collettivi che coltivavano le superfici di interi paesi, anzi erano essi stessi villaggi o cittadine, hanno lasciato il posto alle cooperative che operano più o meno nello stesso modo, lavorandola terra con l'utilizzo di attrezzature comunitarie. I piccoli campi privati rimangono invece direttamente dietro le case assieme agli orti familiari. Branesti non è altro che un gruppetto di case al fondo di uno sterrato che esce perpendicolarmente dalla strada nazionale. Non si vede nessuno in giro, qualche casa è palesemente chiusa o in stato di abbandono, ma in fondo alla strada c'è una bella chiesetta dipinta di fresco, bianca e beige coi contorni blu, sormontata da un corposo campanile, anche questa chiusa, sintomo di una presenza minima di residenti, forse il pope viene solo alla domenica e alle feste importanti, come nei nostri paesini sperduti tra le montagne. 

Tra le tombe
Infatti non vedremo nessuno in giro per tutto il tempo in cui rimarremo a passeggiare tra le case, buttando l'occhio al di là dei cancelli di ferro colorati e cercando tracce della vita di tutti i giorni. Qualche gallina becchetta nella corte e un maiale grufola in un piccolo recinto, anche le caprette legate ad un palo segnalano che comunque la vita continua anche se tutto sembra come cristallizzato nel tempo dalla fata buona della bella addormentata affinché nessuno soffra troppo della tristezza dell'abbandono, in attesa del risveglio. Alla confluenza di due sentieri, una fontanella gorgoglia l'acqua freschissima di una fonte, all'angolo di confine tra i campi si alzano croci ortodosse in muratura che splendono al sole con un biancore abbacinante, completate da piccoli altarini ornati da fiori secchi. Ma girando attorno alla chiesa, scopri un grande spazio dedicato al cimitero, che la avvolge da tre lati come è costume da queste parti. Circondato da un folto bosco di alberi alti e dai tronchi robusti, non è diverso dai tanti che vedremo passando lungo la strada, ma questo, così solitario in mezzo alla campagna ha un richiamo particolare che invita ad una passeggiata tra le tombe. Anche qui come nei campi la terra è morbida e nera, la indovini lieve, quasi non debba pesare troppo sui corpi che avvolge nell'ultimo abbraccio. 

Le panche dietro le croci
L'erba e i cespi fioriti crescono rigogliosi negli spazi ristretti tra le lapidi di pietra fino ad invaderle; è la primavera che onora la morte, quasi che la natura voglia sostituirsi agli assenti quando, lontani, non possono prendersi cura di chi non c'è più. Le croci sono molto grandi, in pietra dipinta di bianco o di ferro, costruite di tubi colorate di vivace blu. Qualcuna, che la mancanza di cure ha lasciato alla forza degli eventi atmosferici, pende mestamente da un lato, resistendo però, abbarbicata al terreno sottostante come non volesse piegarsi completamente allo scorrere del tempo. Tanti cognomi uguali, come accade anche nei nostri cimiteri di montagna, quando i paesi erano abitati da due o tre grandi famiglie al massimo e le parentele si incrociavano tra di loro all'infinito. Facce scavate dal lavoro, visi di donna avvolte nei fazzolettoni, sulle foto sbiadite negli ovali di metallo. Qualche nome scritto in caratteri cirillici a testimonianza che la mescolanza di etnie arrivava anche all'interno di queste piccole comunità isolate. Tuttavia osservando meglio, scorgi tra le file di tombe spazi più larghi ricavati agli incroci degli stretti sentieri e anche senza cercare troppo, scopri, addossate alle lapidi, panche di legno e addirittura tavoli pronti ad essere imbanditi. Questa è una delle tradizioni più sentite nella Moldavia, il pastele blajinilor, la Pasqua (il pasto) coi defunti, che si svolge ogni anno nella domenica successiva alla Pasqua ortodossa. 

Il cimitero di Sapanta in Romania -1985
E' questa una festa unica nel suo genere che coinvolge tutte le famiglie, che spesso tornano al paese anche se vivono lontane o in città proprio per questa ricorrenza. Già dal mattino presto i gruppi familiari arrivano al cimitero con grandi pacchi e occupano i posti attorno ai loro defunti disponendo sui tavoli il pranzo della festa, qualcuno addirittura prepara un barbecue quindi si dà il via alla festa, con canti e musica, ma soprattutto tanto alcool, vino e distillati fatti in casa, come consueto in ogni famiglia che viva in campagna. Questo stare a contatto con i defunti in allegria rappresenta di certo un modo di esorcizzare la morte, comune a molte culture, da quelle latinoamericane con le loro fiestas de los muertos, che quelle della vicina Romania, basti pensare al famosissimo cimitero allegro di Sapanta, la Spoon River della zona di Maramures, dove su ogni tomba un artigiano artista ha, per decenni, scolpito la storia di ogni defunto, in modo caricaturale ed ironico, ingigantendone i difetti o i lati più ridicoli del carattere o della persona, ricordando magari qualche fatto occorso al defunto stesso. Ricordando chi non c'è più in allegria è un modo per scacciare la paura del nostro essere mortali, attutire la malinconia del pensiero rivolto a chi se ne è andato e che pur ci è caro. Proprio per questo bisogna far festa ed esagerare, soprattutto nella esibizione e nel consumo di cibo e bevande che da sempre nelle culture contadine rappresentavano la manifestazione dell'abbondanza e del benessere raggiunto. 

Tra le croci
L'espressione massima di questo aspetto lo si raggiunge nelle feste che si svolgono in questa occasione nelle comunità Rom della Moldavia, che sono presenti soprattutto nelle province di Soroca e di Itacia nel nord del paese. Questa popolazione vive generalmente in una discreta agiatezza e durante questi giorni la esibisce in maniera esagerata, con veri e propri banchetti nei quali davvero si beve a rotta di collo e, complice il fatto  che la tradizione vuole che i morti gradirebbero coinvolgere nella festa anche gli sconosciuti, saziandoli, facendoli bere e dando loro doni augurali e uova dipinte, sembra che chiunque passi di lì venga invitato a partecipare e a riceva regali in onore della famiglia e dei suoi antenati. Spesso tra i sepolcri si porta addirittura un'orchestra e il tutto prosegue anche il lunedì, tanto per non farsi mancare nulla. Alfredo mi assicura che questa è una esperienza assolutamente unica che varrebbe la pena di provare e tutte le persone che lui ha accompagnato ne hanno riportato un ricordo indelebile. Quest'anno cadeva il 15 aprile. Se non sbaglio il prossimo anno potrebbe essere il 5 maggio, data ideale anche per la primavera incombente, ma informatevi meglio. Devo dire che, a sentirne il racconto, mi è rimasto il rimpianto di non averlo saputo prima. Credo che sia una di quelle cose autentiche che ti ricordi per un po'. Ma adesso è ora di lasciare il cimiterino di Branesti, pulendosi le scarpe alla meglio del fango viscoso che ti rimane attaccato alle scarpe per procedere verso altri luoghi. Questa Moldova è una sorpresa continua.

I tavolini della festa

SURVIVAL KIT

Il pastele blajinilor - Come vi ho già accennatola Go east go west (magari date un'occhiata al sito), organizza escursioni in questa occasione, includendo anche la visita di Soroca e della sua famosa fortezza. Credo che sia una esperienza unica da trascorrere in questa sorta di festa del paese, magari, se capita, invitati a partecipare dalla gente del posto. Tuttavia, considerando che questo avviene un solo giorno all'anno, le richieste sono moltissime e a mio parere conviene pensarci per tempo se non si vuole perdere l'occasione.





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giovedì 24 maggio 2018

Moldova 4 - Lasciando Chisinau

Una casa di campagna

Ho dormito il sonno del giusto, l'appartamento è silenziosissimo. Ho visto anche il TG24 dalla TV satellitare e adesso ho appena parlato con mia figlia grazie al wifi che marcia che è un piacere. Se penso che solo pochi anni fa, quando vagavo in questo ex impero, dovevo andare il giorno prima alla posta per prenotare una chiamata verso l'Italia, per il giorno dopo all'ora precisa, specificando se sarebbe stata di tre o sei minuti, presentarmi mezz'ora prima, pagare i tre minuti e poi magari non riuscire ad avere la linea, senza avere indietro i soldi perché, come diceva la Tamara di turno, si pagava non per telefonare ma per avere l'opportunità di telefonare, bisogna riconoscere che i tempi sono davvero cambiati con una velocità stratosferica. Dunque è ora di uscire per scoprire un po' di più su questo paese. Alfredo oggi mi porterà a vedere uno dei luoghi più noti e interessanti di questa piccola nazione, ma l'occasione più ghiotta è quella di potersi muovere lungo le strade moldave, per osservarne da vicino l'aspetto reale, cercando presuntuosamente di cercare di capire qualche cosa della vita, delle persone, dello stato delle cose, insomma quello che uno si illude di comprendere nei pochi giorni di superficiale presenza, anche se la vicinanza di chi vive sul posto aiuta molto a chiarire meglio e a penetrare magari un poco di più quello che cova sotto l'apparenza. 

Ci fermiamo per la colazione in una delle tante nuove e moderne stazioni di servizio che sorgono ormai dappertutto lungo le strade, anche queste in ottimo stato. Ormai abbiamo fatto scuola anche qui e trovi con facilità cappuccino e cornetto. Accettabilissimi, ma Alfredo strizza l'occhio, bisogna sapere dove, ehehehe. La benzina costa 1 euro e il gas mezzo, sembra poco per noi, ma bisogna considerare che gli stipendi di un operaio o di un piccolo impiegato sono sui 250 euro e le pensioni dai 70 ai 150. Abbiamo dato un'occhiata alla frutta e alla verdura al mercato, è vero che siamo ancora un po in anticipo sulla stagione ma non trovi niente sotto 1/1,5 al chilo. Dunque la vita non credo che sia troppo facile per chi vive in città, eppure, sinceramente l'impressione che si ha lungo la strada, non è quello di un paese miserabile o anche soltanto povero, la gente è ben vestita, ordinata, molte auto nuove e negozi piuttosto belli e ben forniti. Dunque come si spiega? Alfredo mi ricorda che la popolazione della Moldova è di quattro milioni circa, ma un milione di questi vive e lavora all'estero, dunque tutto il paese in pratica beneficia fortemente delle rimesse degli emigranti che sono a tutti gli effetti la vera ricchezza della nazione. 

Solo in questo modo si spiega anche il fervore costruttivo immobiliare e la situazione che vedremo nei prossimi giorni attraversando la campagna dove moltissimi si stanno mettendo a posto la casetta dei vecchi o di chi è rimasto, poi si sa, nei campi da mangiare più o meno ce n'è sempre. Insomma c'è sempre una spiegazione a tutto e l'uomo è la specie che meglio si adatta alle difficoltà che sulla carta sembrano insormontabili. Tuttavia impressiona la densità dei negozietti con l'insegna Lombard, curioso appellativo che contraddistingue qui i Banchi di pegno, compro e vendo oro e presta soldi, incluso lo sportello cambiavalute con tanto di quotazioni esposte fuori che vengono cambiate dopo le dieci in riferimento ai fixing internazionali. Mi ricordano gli обмен валюты che aprirono a centinaia nelle vie principali ed i mercati tutte le città sovietiche appena dopo il crollo dell'impero, segno inequivocabile che la ricerca di valuta straniera è sempre forte. Come allora è bastato mettere la banconota da 50 euro sulla mensolina attraverso lo stretto pertugio aperto in una parete grigia, perché una mano veloce ed anonima la ritirasse senza fare domande e la sostituisse con un pacchettino di Lei. Fuori sulla strada le persone passano veloci mentre vanno al lavoro; noti una certa cura nel vestire.

Le ragazze con le gonne a fiori che l'incipiente bella stagione ha reso ormai leggere e svolazzanti; i jeans moderni, le pettinature curate, passano a testa alta, sicure nella loro bellezza. Le auto invece cominciano a diradarsi non appena si arriva ai quartieri periferici e ci si appresta a lasciare la città. Da qui comincia a dispiegarsi il volto del territorio moldavo, una serie infinita di dolcissime colline verdi che si estendono una dopo l'altra in spazi larghi e quasi privi di case. La strada prosegue con curve altalenanti, scendendo in valli poco pronunciate e risalendo poi senza strappi per aggirare il colle successivo. Sembra di essere in una sorta di Langhe quasi spopolate e con una dilatazione dello spazio che distorce ed allunga le prospettive. Questa è la stagione più verde, presto le piogge finiranno per lasciare spazio ad una estate calda e secca che farà maturare le messi, che ora sono ancora in erba o mostrano solo un accenno della levata dei culmi e delle spighe ancora acerbe. Ma quello che più colpisce è il terreno lasciato ancora scoperto dai campi di mais e girasole appena seminato, una terra nera, scura e grassa, il fertilissimo ciernosiòm, sul quale le piantine appena nate brillano illuminate dal sole di un verde vivissimo e tenero. 

Se appena ci cammini sopra, al bordo del campo, quasi il piede affonda, tanto il terreno è morbido e ricco, la piccola zolla si sfarina in mano in minuscoli frammenti senza polvere ma lasciandoti la sensazione di humus ferace, promessa di produzione importante. Certamente l'agricoltura è sempre stata la ricchezza fondamentale di questo popolo, oltre che la sua attività principale che occupava la maggior parte della popolazione e l'impero che le stava alle spalle, nelle fredde terre del nord, sempre affamato di derrate e cibo, già a partire dall'epoca zarista, gli ha delegato questa funzione primaria, a danno naturalmente dello sviluppo di altre attività economiche e industriali che forse sarebbero state  più premianti. Così questa provincia periferica dell'impero è rimasta in questo tranquillo limbo agreste, fatto di ritmi naturali, di lunghe pause invernali, di semine, di feste del raccolto, quando la gente si radunava nella piazza del villaggio a ballare ritmi pizzicati sugli strumenti tradizionali e a cantare arie popolari. E questa sensazione di calma bucolica è rimasta anche oggi, anche se i ritmi della vita moderna sono velocemente mutati, dando sempre l'impressione di un tempo rallentato e privo di affanno. 

Ogni tanto, nelle piccole valli laterali, gruppi di vecchie case  segnalano la presenza di un villaggio con le case colorate di blu acceso o di verde pastello, dove l'eternit scurito ha sostituito gli antichi tetti di cannicciato palustre o di strette scandole di legno tradizionale, mentre soltanto qualcuna mostra con orgoglio le nuove tegole rosse, del benessere che arriva dalle rimesse di qualche figlio emigrato all'estero. Quasi tutte mostrano ingressi ricchi dei fiori della stagione, dietro gli orti che consentono di sopravvivere comunque. Per le stradine sterrate tra le case, non vedi quasi nessuno se non qualche anziana piegata sotto il peso di qualche prodotto della terra, fascine o legna da ardere o i grandi fasci del primo fieno appena seccato da riportare nel piccolo magazzino dietro casa. Volge occhi tristi verso il fondo del sentiero, dove la curva a destra nasconde la strada lontana, forse sperando che chi è partito arrivi finalmente, un giorno, anche se non annunciato ma sempre atteso, a lenire quella malinconia senza fine, a mutarle finalmente la bocca in un sorriso di gioia ritrovata. Nel paese spopolato, dove tanti se ne sono andati, uno dopo l'altro per cercare altrove la fortuna sognata, sperata e magari mai trovata, inseguendo lavori duri e momenti spesso fatti di umiliazione e difficoltà, da nascondere e non raccontare nelle brevi telefonate in cui bisogna sempre dire che tutto va bene, non ci sono rumori, anche le capre che brucano il prato dietro l'orto non belano, ma brucano in silenzio. Anche loro forse aspettano qualcuno che tarda ad arrivare.





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mercoledì 23 maggio 2018

Moldova 3 - Primo impatto




L'aereo scende sulla pista di Chisinau con noiosa regolarità, anzi addirittura in anticipo sul previsto, come capita spesso alle low cost, dove si fa il pieno di passeggeri prima del tempo e appena carichi, via. La regola, si sa, è che più l'aeromobile sta per aria e più la produttività aumenta. E' ormai buio e dal finestrino non si è potuto apprezzare il primo impatto dall'alto della nuova terra che ti sta venendo incontro. Appena il carrello sfiora il suolo, tuttavia, si alza l'applauso dal popolo di badanti e di reduci, una cosa che non sentivo più da tempo, quando i passeggeri poco abituati a volare, sembravano voler ringraziale il mondo ultraterreno di averli fatti tornare sani e salvi a toccare la terra. Qui invece, credo che bisogni interpretarlo più come la commozione per essere finalmente a contatto col suolo patrio, sentimento che in fondo tutti, anche quelli dall'animo più arido, conservano, magari nascosto in angolino recondito del proprio cuore, quello che di norma non si vuole mostrare a tutti, ma che poi, alla prima occasione in cui lavora l'inconscio, salta fuori, debordando improvvisamente. Sgranchite le gambe, che la ristrettezza dei sedili avevano un poco anchilosato, muovo i primi passi sul territorio moldavo nella direzione dell'uscita, avendo avuto l'accortezza di non avere bagaglio in stiva, cosa che ha pure ridotto il prezzo del biglietto. Qui ormai il visto non serve più, un'occhiata veloce dalla ragazza in divisa dietro al bancone, un bel timbro e via verso l'uscita, altro che a quei tempi là, quindici giorni per avere il visto dall'ambasciata di Roma e due pagine del passaporto occupate! 

La hall di uscita non è molto grande anche se l'aeroporto è piuttosto moderno e siamo in fondo in una capitale, di aerei non ne arrivano moltissimi e la gente smaltisce velocemente trascinando i bagagli verso i parenti che aspettano festosi, come quando arrivavano i treni nel sud. Alfredo è lì che mi aspetta come previsto; in fondo trovare qualcuno che te la racconta per tutto il periodo del tuo soggiorno, parlando la tua lingua, non è poi tanto male. Puoi chiacchierare non stop avendo molte più notizie ed informazioni di quando non ti esprimi in un idioma che non è il tuo e di solito neppure quello di chi ti accompagna. Poi lui è qui già da tredici anni e riesce a mescolare i giudizi di chi arriva da fuori con quelli di chi, ormai residente fisso, si sente parte a tutti gli effetti del paese che lo ospita, potendo fare paragoni e confrontando pregi e difetti con cognizione di causa. L'aeroporto è abbastanza vicino alla città, in una mezz'oretta sei già in centro, anche se un pochino di traffico sembra rallentare la corsa. E' l'inizio di un benessere che anche se con lentezza sta cominciando a cambiare i ritmi della città e bisogna prenderla come un segnale positivo, passando sopra al fastidio insito nella cosa in sé. Le luci della notte non sono moltissime, secondo il trend caratteristico delle città del blocco ex URSS che si adegua con calma all'occidente caciarone ed alle luminarie del commercio invasivo in cui si spinge di più sul pedale dell'apparenza, aspetto invece accolto con così grande entusiasmo nelle metropoli dell'estremo oriente. 

Il primo impatto comunque ti dà l'idea di una città dagli spazi larghi, con molto verde a disposizione, relativamente tranquilla e nonostante i suoi 600.000 abitanti ancora accettabilmente a misura d'uomo, bella frase che non vuol dire niente, ma fa sempre fine. Una grande arteria di quattro chilometri la taglia in due, segnandone il centro con una grande piazza con relativo parco, uno dei tanti all'interno della città stessa, dove si dispiegano la maggior parte dei palazzi del potere. Ma avremo tempo l'ultimo giorno di fare una visita particolareggiata della città, per ora diamo solo una occhiatina intorno per non perderci subito, visto che l'alloggio che avremo a disposizione per questi giorni  è proprio nella prima via parallela a questo Bulevardul Stefan cel Mare. E' interessante vedere dalle varie scritte visibili, dai manifesti e altro, come la lingua ufficiale rumena scritta, sia così fitta di parole di radice latina, da poter essere in molti casi interpretata con una certa facilità, cosa che non accade invece quando la senti parlare dai locali, che hanno un accento piuttosto stretto ed un ritmo di parlata piuttosto veloce. Anche se in effetti spesso quello che che senti non è rumeno ma il dialetto moldavo che viene usato di norma colloquialmente. 

Inoltre la notevole percentuale di residenti di origine russa, che si esprimono sempre nella loro lingua, oltre a quelle di molte piccole minoranze, rom, ukraini, gagauzi, bulgari ed altri popoli che usano i loro idiomi specifici, fa sì che in questo bailamme di lingue, i moldavi siano dei discreti poliglotti che ne parlano correntemente almeno tre. Anche il russo, complice il passato recente ed il fatto che era ufficiale nelle scuole, è molto presente come si nota subito dalle insegne e se vi rivolgete a qualcuno per strada in questa lingua, posto che la sappiate, sicuramente avrete risposta. Questa è sempre stata una nazione di confine tra il mondo latino e quello slavo, ma che come sempre, più che una barriera o uno iato divisorio, ha rappresentato un ponte di congiunzione tra popoli e culture, mix che non separa ma arricchisce e fa crescere quando si sopiscono gli odi ed i contrasti, quando il mercante prende il sopravvento sul soldato. Con ogni probabilità questo era uno dei rami secondari della via dell'Oriente verso l'Asia centrale, probabilmente percorsa anche dai fratelli Polo durante il loro primo viaggio verso il Catai.  

Comunque anche se siamo in pieno centro e sono appena passate le otto di sera, le strade sono quasi vuote, pochi gli esercizi ancora aperti, qualche ristorante o bar, con le luci basse, e in giro vedi pochi frettolosi passanti, segno che c'è poca abitudine alla vita notturna. Tuttavia non si ha nessuna sensazione di pericolo di alcun genere e la presenza di ragazze sole che passeggiano tranquillamente andandosene a casa, è molto rassicurante. Dopo qualche occhiata di orientamento ci dirigiamo verso la casa che ci ospiterà e qui ho subito un tuffo al cuore. Tutto mi mette immediatamente davanti alla realtà che ritroverò di continuo nei prossimi giorni; il tuffarmi nel mio ultimo passato di lavoro, quando la Russia e le sue terre vicine facevano parte di norma e per molti giorni dell'anno, della mia vita. In una via laterale, l'ingresso del nostro palazzo, la porta, le scale sono esattamente identiche a case in cui ho soggiornato in passato. Le cassette delle lettere, i fili dell'impianto elettrico, i gradini, tutto mi riporta a quei primi anni '90, a quel condominio a Cerkiesk dove arrivavamo dopo una giornata di contatti commerciali, ai vicini silenziosi, all'elettricista che avevamo chiamato a tarda notte per riattaccarci le valvole, quando era saltata la luce. Che nostalgia quando si pensa alle cose passate, basta un oggetto, un infisso, un odore per farti venire alla mente storie che pensavi avere ormai chiuso nei cassetti della memoria. Mi sale una euforia contagiosa, sono sicuro che mi accompagnerà nei prossimi giorni e che a questo breve viaggio nello spazio, si aggiungerà anche un altro viaggio, questa volta nel tempo e forse anche per questo sarà valsa la pena compierlo.



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martedì 22 maggio 2018

Santena, la terra dell'asparago

Festa dell'asparago


La villa Benso
La IX giornata di istruzione, organizzata dal Museo di Agricoltura del Piemonte, era partita ieri con previsioni di pioggia e le nuvole nere che giravano in quel di Santena, facevano temere il peggio, invece ancora una volta l'abbiamo scampata. Programma vario e ghiottissimo che intendeva unire con un fil rouge temporale una realtà modernissima, legata alla produzione agricola, quella dei Molini Bongiovanni a Cambiano, alla storia dell'agricoltura locale, che è stata alla base della agricoltura italiana moderna, con la visita alla Villa dei Benso. Il primo appuntamento è stato di particolare interesse ed ha permesso di conoscere da vicino l'attività molitoria nei più minuti particolari dell'intera filiera produttiva. Questa azienda in forte espansione, ha evidentemente saputo adattarsi molto bene alle esigenze di un mercato sempre più difficile e competitivo ed il suo evidente successo è nato dalla capacità che ha avuto nel comprenderne le necessità, seguendone le richieste e cercando costantemente l'innovazione e la tecnologia di avanguardia, senza mancare di dare qualche strizzatina d'occhi alle tendenze oggi così di moda nella clientela retail. 

Il parco
Il proprietario stesso ci ha illustrato con molta precisione i segreti della tecnica molitoria e della materia prima trattata in azienda, che grazie ad un impiantistica che abbiamo potuto visitare nei particolari, viene offerta alla clientela in diverse tipologie, farine su misura per soddisfare tutti i segmenti del mercato, dall'industria, che rappresenta la parte maggiore della produzione, ai maestri artigiani dei panifici di alta qualità.  Vedere il lavoro di macchine ottiche che selezionano il frumento fotografando chicco per chicco alla velocità di 150 ql/h è davvero impressionante, un tuffo nel mio vecchio mondo lavorativo, dove di queste tecnologie si parlava come di un futuro prossimo ma non ancora certo. Mi sono trovato un po' a casa insomma col mio passato di sementiero e ammassatore di cereali. Tuttavia il secondo appuntamento premeva e l'allontanarsi dai giganteschi silos granari si è reso necessario per accedere per tempo ad una ricca degustazione di tutto rispetto riguardante il re della zona, l'asparago, che ci aspettava alla Locanda del Cont guidata e patrocinata da Gino Anchisi,, Presidente dell'Associazione produttori dell'asparago di Santena e delle terre del Pianalto. 

L'ufficio del Conte
In questo bel locale della tradizione che normalmente offre menù strettamente piemontesi, siamo partiti da un piatto di asparagi in due diverse taglie, carnosi i più grandi e più sapidi i piccoli, bolliti con tre differenti salse, seguito da un delicato flan con fonduta e dal classico involtino di asparagi al prosciutto e formaggio fuso con salsa di cipolla. I gustosi turioni l'hanno poi fatta da padrone in un sontuoso risotto e in un ghiottissimo assaggio di agnolotti di asparagi con nocciole e miele. Il piatto forte è stato un duetto di asparagi alla Bismark e in spiedino impanato. Classico bunèt e caffè per disnausiare la bocca. Diciamo una gradevolissima seduta gastronomica per apprezzare questo fantastico ortaggio che proprio in questi giorni si stava festeggiando per le vie del paese. Nel pomeriggio, visita ai luoghi cavouriani di Santena, la splendida villa della famiglia del 1712 (ingresso 4 €), il parco creato da Kurten con una sfilata di platani secolari di dimensioni colossali, alti fino a trenta metri, veri e propri monumenti verdi, il piccolo museo con l'ufficio di Cavour, padre della moderna agricoltura industriale italiana, la cascina con l'asparagiaia didattica, che ricorda il suo impegno nello sviluppo agronomico e la tomba di famiglia del Conte, dove ha voluto essere seppellito.  Insomma all'insegna dell'asparago che alligna a Santena da secoli, una bella giornata che dobbiamo alla nostra instancabile organizzatrice Dr.ssa Giacomina Caligaris a cui va un doveroso ringraziamento. Alla prossima.

Risotto e agnolotti



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lunedì 21 maggio 2018

Taste of Usa 34



Aceri rossi
Nel bosco tra gli stagni
Morbida torba

domenica 20 maggio 2018

Moldova 2 - La partenza

Moldova - Una tipica casa di campagna





Finestre
Ma adesso è ora di andare sul dettaglio, se davvero vogliamo partire per questa nuova ed inconsueta meta. Fate un piccolo sforzo viaggiatori e aspiranti tali, ma la porta è aperta anche ai normali turisti, che vogliano magari partecipare in car pooling, visto che vogliamo considerare questo, come un viaggio anche low cost. Dunque dirigiamoci verso Orio al Serio che è l'aeroporto, tra quelli milanesi, che ormai dobbiamo considerare come base per questo genere di compagnie. Sulla pista vedi infatti soltanto aerei Ryanair, che evidentemente ne ha fatto il suo hub italiano, condizionandone anche lo stile. Giustamente lo scalo, sebbene abbastanza nuovo, offre una facciata di confusionario affollamento. D'altra parte cosa volete pretendere da aerei che decollano per pochi spiccioli se non il risparmio assoluto su ogni possibilità di taglio dei costi di base. La filosofia è semplice per le compagnie cosiddette no frill, noi anziani diremmo senza fronzoli, noi ti facciamo volare e basta, tutto il resto che esula dall'obbligo di far stare su l'aereo, se lo vuoi lo paghi a parte, se no te lo fai da solo e io risparmio, in personale, materiali, spese di servizi aggiuntivi, tasse. Quindi niente cibo o acqua a bordo (e se uno stesse soffocando, mi chiedo sempre, devi prima tirare fuori la carta di credito per avere un bicchiere di qualunque bevanda?), il checkin te lo fai da casa, niente bagaglio in stiva e così via, niente stampa del boarding pass (così non tagliamo alberi, c'è anche la strizzata d'occhio di scuse pseudoecologiste) e via discorrendo. 

La cascata nel bosco al monastero di Saharna
Certamente ci sta tutto in cambio di un prezzo del biglietto più leggero che consenta alle legioni di nuovi fruitori di accedere alla scaletta del velivolo, comunque nuovo (per forza, quelli di nuova generazione consumano meno), ma coi sedili ammucchiati e non reclinabili e a prova di ginocchio. Tutto previsto e accettato ovviamente, tuttavia la sensazione di uno scalo traghetti per isole minori te lo devi digerire e l'aeroporto cessa di essere quel luogo magico ed esclusivo che ti lanciava verso il cielo, in un mondo ovattato e senza rumori in cui una signorina  sorridente (lei stessa una privilegiata), si chinava verso di te con dolci sussurri per non turbare il tuo riposo offrendoti continuamente gadget e vivande che rendessero piacevole quel tuo momento fuori dal mondo reale. Adesso invece devi accettare, anche tu complice della bramosia di risparmio, che una poveraccia reclutata a stipendi da terzo mondo e con orari di lavoro da turnista di fonderia, ti si rivolga solo per proporti cose e servizi a pagamento che siano funzionali a coprire credo interamente il suo magro stipendio. Non ero mai partito da Bergamo ed effettivamente bisogna dire che il popolo, moltissimo, che si muove in questo spazio ormai ristretto ed affollatissimo è fatto da ragazzi scanzonati, generazione Erasmus, che hanno ormai sostituito il modello Interrail di qualche tempo fa, di pochi turisti zaino in spalla e pochi soldi in tasca e legioni di lavoratori, anzi lavoratrici, con occhi bassi e un poco tristi che riescono in questo modo a tornare all'abbraccio delle proprie famiglie, guadagnando qualche ora in più con la sostituzione del bus carretta che lasciava le nostre stazioni dirigendosi verso l'est dell'Europa. 

Saharna
Al gate di partenza un'unica ragazzotta cerca di arginare come può l'orda che spinge e cerca di mettersi in buona posizione per arrivare al bus che ti porterà alla scaletta. Calma i più agitati, divide la massa dei normal dai priority (con qualche euro in più puoi pagare l'opportunità di sederti vicino al tuo compagno e di arrivare per primo ad accedere al prezioso spazio nelle cappelliere), litiga con tutti quelli che cercano di portare masserizie anche di pochi centimetri fuori della misura consentita da quella tariffa (certo tutto è poi concesso basta pagare una piccola differenza, capirà è il nuovo concept delle tariffe di volo!), mette in riga e determina le precedenze, controlla quello che una volta era il boarding pass e che adesso è di tutto e di più, dal pezzo di carta volante, mal stampato dalla mia attrezzatura casalinga che la macchinetta neppure riesce a leggere, a quelli immateriali mostrati sui telefonini, che una volta sono scarichi, l'altra non prendono, attraversando tutte le gamme di malfunzionamenti di una tecnologia che specialmente l'anziano e la badante che dovrebbe accudirlo, non hanno ancora digerito. Insomma una bella confusione a cui però questa folla dolente si è ormai abituata, tanto sa che alla fine tutti saranno caricati e tutto questo è soltanto un'ansia comprensibile portata dalla situazione. Di fianco a me Viorica, con i capelli biondo slavato e un grosso fazzoletto attorno al collo, un po' spintonata da qualche sua connazionale dal trucco pesante, mi rivolge un sorriso triste girando in su i suoi grandi occhi azzurri: "Ci vuole pazienza, abbiamo tutte fretta di arrivare a casa dai nostri figli" e nella sua espressione leggi la malinconia di un mondo che deve lasciare i suoi affetti lontano, per mesi o per anni, figli, mariti e genitori, per sopravvivere o solo per vivere un po' meglio, perché le è toccato nascere in un posto sbagliato o che, non per causa sua, è diventato sbagliato, cosa che potrebbe capitare a chiunque di noi. Basta un attimo, una situazione esterna imprevedibile o l'arrivo di barbari che mandino tutto in rovina, con poche decisioni avventate ed economicamente catastrofiche. Insomma anche il solo spostamento per raggiungere la meta che ti sei scelto, fa parte del viaggio e può dare tanti spunti di riflessione, mentre l'aereo si infila tra le nubi e gira verso oriente, dove quella voce ammaliante che mi rimbomba intesta, mi richiama sempre con costante insistenza. 

La stazione ferroviaria di Chisinau


SURVIVAL KIT

Voli - Oltre ad Air Moldova, sono disponibili i collegamenti della low cost Wizzair con prezzi attorno ai 50/60 Euro a tratta a seconda dei giorni, in partenza tutti i giorni da Orio al Serio. Durata 2:10 h. Io ho volato Lunedì 14 con W63796 -18:05 - Ritorno Venerdì 18 W63795 - 15:55. Parcheggio Parkorio a 10 min. 23 Euro per i 5 gg.


Chisinau - I nuovi edifici

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