domenica 19 febbraio 2017

Recensioni: Ristorante I 14

Insalata

Coniglio
Vellutata
Sapete bene che io penso che non si può soltanto nutrire l'anima, ma anche il corpo necessita di sostanza per non soccombere alla durezza della vita. Già che questa necessità è condivisa da molti, ricorderete che di tanto in tanto vi racconto qualche luogo di delizia che mi ha colpito particolarmente. Ieri, grazie alla squisita ospitalità di un caro amico ho avuto l'opportunità di pranzare in un luogo che vale la pena di una sosta e perché no, anche di ripetuti ritorni di approfondimento. Se avrete la ventura di andare a Carmagnola, attirati dalla possibilità di acquistare i loro famosi peperoni utili sia alla bagnacauda che ad altri lussuriosi utilizzi, non dimenticate, dopo congrua prenotazione perché logicamente è sempre pieno, di fare visita a questo bel ristorante ben posizionato nel centro storico, in Via dei Lomellini 14. E appunto I 14 si chiama il locale, dove si viene accolti con professionalità e cortesia. Già dall'ingresso ti dà una impressione di calore e piacevole convivialità. 

Plin

Nidi di salciccia
Ricciola
Essendo in un gruppetto di amici ho avuto modo di vedere sfilare ed anche assaggiare, dato che i mei conviviali conoscono la mia attitudine di ghiottone impenitente, diversi piatti presenti in un menù costituito da 6 antipasti, 5 primi, 5 secondi ed una buona e variata carta dei dolci, che tuttavia mi dicono viene aggiornato almeno ogni paio di settimane e che potete controllare sul sito qui, che espone anche i prezzi. Si apre con un preantipasto cortesemente offerto di uno sformatino al tonno, seguito, per me, da una insalata di coniglio arrosto tempestato di perle rosse di melograno gradevolissima (ma posso dire che molto invitanti, sapidi e curiosi erano i nidi di salciccia e  blu e l'insalata di radicchio, arance e avocado). Per il primo non ho saputo resistere ai classici plin sposati ad una saporita crema, ma ottima faccia avevano la vellutata di porri con crostoni al lardo ed i tagliolini verza, speck e ricotta. Al secondo la tagliata di scamone di fassona piemontese, piatto forte che viene sempre mantenuto nel menù, è assolutamente superba, sia per la qualità della carne, che si scioglie in bocca che per la sua ottima cottura e preparazione, abbondante e soddisfacente. 

Calamari
Ho avuto un assaggio di ricciola, delicata e ghiottissima e dei calamari su crema di cannellini, altrettanto gustosi. Per i dolci, dopo un predolce di mousse di cioccolato con confettura di albicocca, il tavolo è stato assalito da una scelta in cui non è stato facile decidere. Benissimo presentati, sono arrivati la mattonella di gelato coi frutti di bosco, il gelato di marroni, la coppa alla vaniglia del Madagascar (per cui ovviamente ho avuto un attimo di languore), nonché sorbetti vari. I piatti sono serviti in porzioni generose e potrete accompagnarli con vini scelti in una carta molto ricca e consigliata dalla somellier di sala che mostra di conoscerli ed a richiesta raccontarveli come si conviene. Non negatevi questa esperienza ad un prezzo che, come potrete vedere nel sito, è assolutamente congruo, anzi se rapportato alla qualtà, decisamente positivo. Vi metto una serie di foto di pessima qualità fatte col telefonino, insomma, tanto per rendervi conto.


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Fritto misto

venerdì 17 febbraio 2017

Madagascar 32: Spiagge bianche




La spiaggia è un ecosistema particolare, in fondo niente di più che una sottile linea di confine tra terra e mare. Difficile definire il motivo per cui sia così fortemente attrattiva per la maggior parte delle persone. In fondo è un non luogo di permanenza provvisorio, neppure particolarmente accogliente; per renderla confortevole devi attrezzarla in qualche modo, stendere teli, per non parlare di ripari per l'ombra o lettini vari. E' un misto di contrasti tra il desiderio di riposo e distacco dalla frenesia del campare quotidiano e l'offerta di un vivere differente da quello a cui si è normalmente abituati, la sicurezza delle protezioni, dei tetti sotto i quali trovare riparo, la liberazione dai vestiti e infine la promessa del contatto con l'elemento acqua, specialmente se calda, quel liquido amniotico la cui perdita ci perseguita per tutta la vita e del quale cerchiamo così di sopperire la mancanza. Difficilmente trovi qualcuno che non ami passeggiare sul bagnasciuga. Camminare, muoversi sulla linea di confine con quel leggero solletico dell'onda timida che ti lambisce come la carezza di un'amante desiderosa di attenzione, che ti chiama continuamente perché tu vinca la ritrosia e ti lascia andare al suo caldo abbraccio. Senti il tocco gentile della brezza che asciugandoti le perline di sudore che il sole sempre forte, pretende, ti danno quell'attimo di fresco concesso dell'evaporazione sulla pelle. Il ruvido morso del sale sull'epidermide che a poco a poco si scurisce, l'ombra che si accorcia prima e poi mentre il giorno muore, diventa sempre più allungata, mentre il sole perde tutto il sangue sul pavimento del cielo nella speranza di rinascere domani. 

Questi mari delle isole del sud amplificano ancor di più queste sensazioni. In fondo ci staresti tutto il giorno tra la corona dei palmizi e la marea, che qui è sempre importante, accresce il senso di esotico che contribuisce al piacere. Questa acqua che si ritira mettendo a nudo lentamente il fondo irregolare, mostrando tutta una vita in equilibrio tra due ambienti, tra aria e acqua, lo scoprirsi di rocce  corrose e taglienti, i residui ormai morti, frammenti di conchiglie, pezzi di corallo sbiancato che non rappresentano una fine, ma soltanto l'inizio della spiaggia futura, tutto diventa attrazione e spettacolo, mentre potrebbe sembrare di primo acchito come la faccia deteriorata della riva. Poi, mentre stai lì, inconsapevole ed incurante del tempo che passa, senza che tu riesca ad avvertirlo, ecco che c'è l'inversione di tendenza, il va e vieni dell'onda seguente che prima era sempre, anche se solo di un tratto infinitesimale, meno aggressiva e morbosa, fermandosi ogni volta un poco prima, adesso pare avere cambiato idea; si spinge, dapprima quasi vergognosa, poi sempre più ardita, sempre un po' più avanti, come l'innamorato che attenta al corpo dell'amata ritrosa, che pare non voglia concedersi, ma poi trattino dopo trattino, attraverso accettazioni successive, abbandona la sua timidezza, si lascia andare alla passione, mentre le dita insistenti si allungano sulla sua pelle di sabbia distesa e calda di sole, cercando di averla tutta per sé ancora una volta. 

Quando il mare ha conquistato definitivamente la riva, rimane sì un poco a godersela tutta, poi, stanco amante soddisfatto, si ritira lento. Ricomincerà il suo assedio prepotente e inarrestabile tra sei ore, instancabile e fedele per sempre. Tu stai lì a guardare questo amplesso a cui titubi se partecipare o no, mescolandoti ad esso per avere anche tu la tua porzione di piacere. La spiaggia è calore e soddisfazione al tempo stesso, è tempo lento da spendere senza occupare la mente, ristoro e riposo senza rimpianto di tempo perduto. L'isola del sud ha spazi dilatati, la striscia di sabbia coronata da palme è sempre estesa a perdita d'occhio, chi ci cammina si perde nella sua estensione, difficilmente c'è contatto con l'altro da te, che rifiuti di norma per una misantropia malcelata. La solitudine voluta non pesa mai, respiri salsi sentori di mari sconosciuti, assieme al desiderio di vedere un giorno cosa ci sia al di là di quell'orizzonte tremulo, ancora se possibile più lontano. Non hai neanche voglia di mangiare, seduto sulla sabbia ad ascoltare il rumore dell'aria. Rimane solo lo spazio per l'appuntamento della sera, la pelle ormai asciutta dall'acqua, ad indovinare quali saranno i colori del cielo di questa sera, ogni volta nuovi ed imperdibili, per imparare la bellezza delle nubi alte che rimangono immobili. Anche il mare sembra immobile come il tempo o forse sei tu che lo vorresti fermare. Domani bisognerà ripartire. 


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giovedì 16 febbraio 2017

Madagascar 31: Nosy Bé


Tramonto a Nosy Bé

La spiaggia di Bemoko
Nosy Bé, l'isola dell'oceano indiano, il paradiso vacanziero, la punta di diamante del turismo malagasy, insomma l'interessante officina su cui discutere su  uno dei fenomeni del nostro tempo. La base consiste nella presenza di un posto bello a prescindere, con peculiarità interessanti quando non uniche che lo rendano spendibile; una popolazione che possa fornire forza lavoro per attività e servizi, meglio se altrimenti priva di possibilità economiche di sviluppo; investimenti esteri che mettano in moto un meccanismo che a ruota smuove anche lo spirito imprenditoriale locale a diversi livelli; la creazione di un brand attrattivo per l'utenza internazionale. Questi sono i presupposti che devono avere i luoghi da inserire in questo giro, in un tempo in cui la domanda internazionale formatasi attraverso la globalizzazione, è in crescita costante anche in questo decennio dominato da una crisi economica non ancora conclusa. Nosy Bé è stata catalogata tra i luoghi che più o meno rispondevano a tutte queste condizioni. Terra esotica, circondata da un mare delizioso e buono per gli amanti di tutto quanto è legato a questo elemento, da chi vuole il relax sulla spiaggia di sogno a chi vuole approfittare delle delizie della barriera corallina con le sue meraviglie subacque. 

In paese
Flora e fauna particolare ed unica che attiri i naturalisti; background francese che può mantenere riminiscenze di gastronomia e hotellerie già su un buon punto di partenza. Dimensioni e popolazione ideali, situazione politica tranquilla e senza scossoni assieme al resto dell'arcipelago che offre tutta una gamma molto ricca per infinite soluzioni di tour giornalieri; posizioni riservate per resort di lusso e zone abbondanti anche per un turismo secondario a budget limitato; non ultime, opzioni per vecchi bavosi che benché riprovevoli si presentano sempre in questi luoghi. Per questo è stata scelta e il business si è sviluppato in questa direzione. Ora il discorso è: tutto questo è un bene o un male per coloro che qui ci vivono? Gli abitanti se lo dovevano augurare o è stata una maledizione? Io credo che a questi interrogativi sia molto difficile dare una risposta corretta ed univoca. C'è il discorso teorico. Se tutto fosse svolto in maniera corretta ed attenta, certamente i risvolti positivi sarebbero preponderanti e l'abbondante flusso di denaro in arrivo potrebbe distribuirsi più o meno correttamente dando luogo ad un ciclo virtuoso di cui tutti o almeno la maggior parte potrebbero beneficiare. 

Al villaggio
Poi c'è la inevitabile realtà, connaturata con la naturale avidità umana, che comprende corruzione, sfruttamento e volontà di depredare al massimo tutto ciò che è possibile, sentimenti che ancorché antipatici, sono propri ed inevitabili della nostra specie e dovrebbero essere frenati al massimo, poichè non del tutto eliminabili, da un intervento di controllo politico amministrativo che ne moderi le conseguenze peggiori. Infine, anche quando tutto questo avesse successo ci si potrebbe domandare se è un bene che in seguito a questo impatto, indubitabilmente molto forte, non si snaturi definitivamente la cultura, la vita ed alla fine l'anima di un popolo, abituato ad altri ritmi, ad altre attese di soddisfacimenti materiali e morali. A questo dubbio forse non è corretto che rispondiamo noi dall'esterno decidendo se è bene che un popolo viva nella fame e nella miseria con una vita media inferiore ai 50 anni e condannato all'analfabetismo, pur deliziato dalle sue cerimonie tradizionali, dalle cure dei suoi sciamani, costruendo con perizia millenaria le sue capanne di frasche, cosa che fa soprattutto impazzire il turista alla ricerca delle realtà incontaminate, oppure se a poco a poco la disponibilità di beni faccia migliorare la qualità di vita, per lo meno di quella materiale, anche se a discapito della serenità di chi non sa cosa come si vive nel resto del mondo, della cultura ancestrale, dei ruoli di importanza della società tradizionale.

Un lemure della riserva
Ho notato che in generale questo infastidisce e viene deprecato soprattutto da chi va in questi posti pensando di trovare tribù di buoni selvaggi intenti solo a salvaguardare la natura e l'ambiente con i loro antichi saperi e diventa nervoso quando, arrivato nel villaggio, gli abitanti si tolgono i jeans e ripongono gli smartphone per calzare il gonnellino di rafia e fare un balletto al suono dei locali putipù. Ragazzi fatevene una ragione, forse la gente sta oggettivamente meglio se i bambini vanno a scuola e poi diventati grandi si ingegnano per avere un pasto decente tutti i giorni, poi arriverà la bicicletta, quindi il motorino ed infine la macchina. Erano più felici quando si dovevano fare cinque chilometri per prendersi una tanica di acqua fangosa e di quattordici fratelli ne sopravvivevano due o tre? Forse, e di questo mi sono sembrati convinti anche molti malagasy residenti (appartenenti però ad una fascia di popolazione media che la macchina ce l'ha e anzi ne vorrebbe una più grande) che rimpiangono una perdita di identità culturale deleteria per un popolo, ma se andate a raccontare queste cose in qualche villaggio dell'interno o ai pescatori dell'arcipelago, state pur tranquilli che vi portano dietro le capanne e poi vi fanno una bella festa, questa sì molto tradizionale. 

Fiori in giardino
Insomma fare i puristi con le necessità degli altri è facile, poi ci si scontra con la vita reale. Poi ci sono ovviamente gli aspetti negativi del sogno. L'aumento dell'inquinamento ambientale, ovviamente prodotto da una maggiore pressione antropica e dai nuovi consumi non ancora digeriti; la deturpazione degli ambienti, che la foga cementificatrice, se non controllata, produce; lo sfruttamento della parte più debole della popolazione che ha meno forza contrattuale. Tutte cose che potrebbero essere mediate e ridotte al minimo dal buon governo se ci fosse. A questo punto dove si inserisce la nostra Nosy Bé? Diciamo che ci si trova in una via di mezzo. Il flusso turistico è abbastanza numeroso e tale che si può dire che tutta la popolazione è impegnata direttamente o indirettamente in questa attività. La costa è stata progressivamente occupata da strutture ricettive che, essendo fatte massimamente da costruzioni basse ed in stile locale, non hanno ancora deturpato più di tanto l'aspetto generale. Il maggior benessere ha provocato un aumento dei prezzi consistente rispetto al resto del paese, ma non sembra abbia incentivato i fenomeni di disordine pubblico che spesso si accrescono in questi casi. 

Un banco di spezie
Una parte dell'isola e diverse zone di mare, sono state protette in modo più o meno severo per mentenere quell'impronta originale che è parte dell'interesse per i visitatori. Insomma per ora potrebbe andare, bisogna vedere se la curva di crescita futura non provocherà peggioramenti esponenziali come è accaduto in molti litorali famosi del mondo (noi con la nostra Liguria dovremmo essere gli ultimi a parlare) oppure se l'accresciuto sentimento di rispetto "ecologico" non aiuterà ad evitare un peggioramento ireversibile. Intanto qui devi goderti il mare e il relax dell'isola tropicale. Bagni, pesci, griglie, pesca e amache tra le palme, al massimo passeggiate sulla spiaggia. Che tra l'altro non sono tutte così spettacolari come quelle delle piccole isolette o come quella di Andilana, all'estremo nord, occupata per il tratto migliore dal famoso villaggio italiano Bravo, che ha dato unpo' il via alle danze, a cui il resto dei visitatori vengono portati in pellegrinaggio. In giro per l'isola poi, non c'è molto da vedere. La capitale è Helltown, il porticciolo a cui arrivi con la barca. Non fatevi impressionare la nome che con l'inferno non c'entra nulla; in realtà deriva dall'ammiraglio Louis de Hell che la fondò ed è un tranquillissimo paesotto con  mercato e traffici vari da cui partire per la location scelta sull'isola. 

Souvenir da spiaggia
Isola che viene messa sottosopra ogni 15 giorni quando arriva la nave della Costa Crociere e tutti gli abitanti si mettono al servizio delle migliaia di invasoriche sbarcano in preda alla furia visitatrice. E' il momento della vendemmia e allora tutti i mezzi a disposizione, taxi, minibus e ogni mezzo rotabile si prendono cura, assieme a centinaia di accompagnatori per portare in giro, nutrire e far divertire questo esercito che solo alla sera abbandonerà il terreno di conquista temporanea. Questo giorno è l'incubo dei vacanzieri residenti perché i servizi a disposizione diminuiscono drasticamente, ma è una opportunità formidabile per l'economia locale che aspetta la nave delle vacche da mungere, come la manna dal cielo. Insomma io direi, non fatevi troppi problemi. Godetevi i tramonti, contrattate un souvenir con le donnine sulla spiaggia, così poco insistenti. Trascorrete il tempo nei dopo cena a sorseggiare rum arrangé, con anziani legionari francesi che a 83 anni vengono qui per due o tre mesi ad immergersi a 40 metri, oltre magari a fare altro; chiacchierate lungo la spiaggia con i fai da te scambiandovi informazioni su come risparmiare sui voli eo sulle destinazioni meno battute; andate se vi piace, a pescare il marlin al largo sentendovi Hemingway e godetevi il luogo per i suoi, moltissimi, aspetti positivi, la gente è cordiale, si mangia benissimo e il relax sotto i cocotier (non troppo sotto, che un cocco in testa ti ammazza sicuro) su un'amaca dondolante, bevendo succo di ananas o mango frescho, in attesa del pesce, non hanno prezzo, anzi per la verità ne hanno uno molto modesto.

A colazione
SURVIVAL KIT

Nosy Bé - Isola vacanziera per eccellenza congrande possibilità di scelta nelle sistemazioni, da quelle più esclusive dei resort di lusso ai piccoli B&B dove ci si sente ospiti in famiglia a prezzi per tutte le tasche. Muoversi per l'isola è facile anche se le distanze prevedono sempre l'uso di un auto, taxi o di qualcuno che si improvvisa taxista al momento, anche il padrone di casa. A parte il giro delle spiagge non c'è molto da vedere, (qualche tomba, palazzo del principe, la riserva e qualche spettacolo tradizionale tipo proloco), quindi chi sta qui più giorni usufruisce soprattutto della vita di spiaggia o si sposta in barca negli isolotti circostanti alla ricerca di una delle molte spiaggette solitarie oper la pesca al marlin. Ovviamente posto ideale per snorkelling e diving subacqueo con tutte le possibilità offerte in ogni struttura. C'è chi ci starebbe mesi, chi dopo tre giorni è già annoiato, vedete voi.

In giardino
La maison des Parfums- 504 Bemoko - Delizioso B&B con 11 stanze con terrazzino in legno (40 € con colazione), molto curato in stile lodge africano, ben rimodernato di recente a 15 km da Hellville. Proprietari gentilissimi che si fanno in quattro per accontentarvi e menù di mare di grande gusto. Colazioni imperiali di frutta spettacolare. Free wifi anche nelle camere. Giardino magnifico con fiori di ogni genere. Possibilità diorganizzarsi tutte le escursioni. Ovviamente siamo inAfrica e non vi innervosite per qualche ingenuità come la mancanza della tavoletta del water. Molto consigliato. La spiaggia non è certo quella che sognavate, fangosa per la bassa marea molte ore al giorno. Le alghe colorano di sfumature diverse da quelle turchesi attese, ma praticamente questa lunga costa di qualche decina di chilometri dove sono situate una dietro l'altra tutte le sistemazioni alberghiere, è così. Al di fuori del villaggio italiota ad Andilana, questa è la situazione e se volete immergervi nel paradiso dovete prendere una barchetta e girare.

La sera a Nosy Bé

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mercoledì 15 febbraio 2017

Madagascar 30: L'arcipelago


Nosy Komba vista da Nosy Tanikely

Lemure Macaco
Ormai siamo nel pieno del turismo dell'isola. Dall'arcipelago di Nosy Bé passa oltre il 90% di chi viene a visitare il paese, con le ovvie conseguenze del caso.  In pratica ogni occasione di lavoro, da queste parti è legata a questo mondo, possiamo dire quindi che la realtà malagasy qui è un poco snaturata, ma che importa, avrete, pagandolo, un poco più di comfort, godendovi un posto molto bello e anche se la vostra vacanza si limiterà a questa zona, passare qualche giorno su magnifiche spiagge, riposare sotto i palmizi mangiando grigliate di pesce e facendo snorkelling in piscine naturali di acqua cristallina, vicino alla barriera, è sempre meglio che stare in miniera. Quindi anche se alcuni posti sono stati creati appositamente per un afflusso turistico importante, sarà il caso di approfittarne in ogni caso. Per arrivare fino a Nosy Bé ci vuole più di una mezz'oretta di barca veloce dal pontile di Anfiky, dove una massa di barcaioli cercano di accaparrarsi la gente che arriva per portarli in giro tra le isole. E' la consueta pesca del tonno di passaggio che arriva un po' spaesato nella zona di cattura e inevitabilmente finisce nella rete che lo aspetta al varco, d'altra parte, qui ci è venuto apposta e un barcaiolo vale l'altro; rimane soltanto la distesa blu da attraversare, sobbalzando sulle creste delle onde. 

Lemure macaco fulvus
In fondo anche se la zona è abbastanza riparata siamo sempre in un oceano. Nosy Komba è la punta di una montagna che emerge dal mare per oltre 600 metri. Pur essendo abitata, sull'isola non ci sono strade né elettricità, inoltre nella sua boscaglia ci sono un sacco di lemuri. Insommauna sosta ci sta tutta per fare quattro passi nella zona bassa a ridosso delle case, dove si sono organizzati un percorso sulle pendici della collina, dove gli alberi sono pieni di lemuri macaco in attesa che arrivino i visitatori con il loro carico di banane. Anche loro campano di turismo insomma e come puoi resistere a non farti saltare addosso da questi peluche fulvi dai musetti neri e le basette bianche che sembrano finti, studiati apposta dalla Trudi, che prendono ansiosamente dalle tue mani i pezzetti di banana che gli vai centellinando. I bambini ovviamente ne vanno matti, qualche soldino corre e tutti sono contenti. In più ti puoi vedere i vari tipi di tartarughe di terra, incluse quelle giganti delle Seychelles, che hanno portato qui in trasferta, se ti va ti prendi al collo i pitoni, gechi e camaleonti a gogo, insomma perché negarsi questa esperienza, un po' natura un po' parco zoologico. 

Una venditrice di tovaglie
Quando scendi fai felice anche qualche donna comprando un souvenir che butterai in un cassetto appena arrivato a casa o una tovaglia che finirai per non usare mai, ma che importa, bisogna far girare il grano per far stare bene tutti, questa è l'economia ragazzo. Alla fine mancia a Marco che ti ha unto di citronella per proteggerti da zanzare inesistenti e via sul barcone. Per la verità qualcuno sembra che cominci a fermarsi anche qui invece che andare sulla affollata vicina più famosa e passando lungo il mare si intravedono piccole costruzioni in angoli nascosti su baie più lontane. Sicuramente il fascino del luogo primitivo comincia ad attirare turisti di palato più fine e l'isola, tolto il punto di approdo del villaggetto principale, che si affolla soltanto al mattino per unpaio d'ore, deve avere il suo fascino selvatico ad un tiro di schioppo dal turismo di massa. Ma noi, superato un piccolo braccio di mare siamo già a Nosy Tanikely, una lingua di sabbia bianchissima nel parco marino, dove puoi far finta di essere naufragato sull'isola deserta dei mari del sud. Essendo ad accesso limitato, non sei ingorgato tra la gente e puoi nuotare tra i pesci colorati, che ti circondano anche vicino alla riva, fino a che i tuoi accompagnatori non ti chiamano con grandi gesti dalla riva perché la grigliata di pesce è pronta. 

Pic nic a Nosy Tanikely
Dite pure quello che volete, forse alla lunga ci si annoierà pure, ma starsene qui dondolando su un'amaca a guardare il turchese che splende di fronte a te, non ha prezzo e se ce l'ha è assolutamente accettabile. Quando vuoi fare una pausa alla meditazione, allunghi una mano e togli il gamberone dallo stecco, al massimo puoi opinare che non sia troppo cotto e passare stancamente ai bei pezzettoni di tonno bianco da alternare alle cucchiaiate di riso al cocco, degno contorno della zuppa di granchio. E cosa vuoi dire dell'ananas appena colto o del mango sugoso? Lo butti giù e te ne fai una ragione, ascoltando con occhi semichiusi i racconti dei ragazzi che arrivano dal giro vcino alla barriera con gli occhi ancora pieni di barracuda giganti, tartarughe e razze che volteggiavano loro intorno. Sì sì, alla lunga ci si annoierà pure, però passarci un mesetto da queste parti, sorseggiando rum arrangé alla vaniglia, non deve essere poi così male. Poi però bisogna andarsene, anche il paradiso ha una scadenza, forse quel mango maturo era la tua mela che te lo ha fatto perdere per sempre. La barca, col suo nocchiero implacabile è lì che ti aspetta per riportarti via. Nosy Bé, l'Isola Grande la raggiungi in un'altra mezz'oretta, poi c'è il porto affollato e la macchina che ti aspetta per andare alla ricerca di qualche angolo nascosto dove approfittare ancora un po' della tua condizione di privilegio.

Geki verdi
SURVIVAL KIT

Camaleonte mosaico
Arcipelago di Nosy Bé - E' la zona turistica più frequentata del paese. Ci sono moltissime sistemazioni anche diverse dall'isola principale. Qui la  fa da padrone il mare, con immersioni, snorkelling e relax sulle spiagge. Ogni albergo o resort offre una lunga serio di opzioni per queste attività. In pratica per ogni giorno di permanenza potrete andare su spiaggette isolate o luoghi diversi per fare le attività che preferite con pic nic inclusi. Qui i prezzi sono ovviamente più cari (anche il doppio che nel resto del Madagascar), tuttavia sempre molto abbordabili. Ci sono soluzioni di gran lusso così come sistemazioni per backpakers.

Lemure e turista
Nosy Komba - L'isola dei lemuri, Si raggiunge comodamente con una barca privata (100.000 Ar.) in 1/2 h da Anfiky o da Nosy Bé. Fa parte delle molte escursioni proposte in tutti gli alberghi e resort. Si può anche decidere di pernottare sull'isola che dispone di alcune soluzioni. Dietro il villaggio di approdo c'è un'area dove potrete vedere lemuri in pratica domestici e molti altri animali, all'uscita slalom tra le bancarelle cariche soprattutto di belle tovaglie ricamate, trattate fino allo spasimo. Potrebbe dirsi la classica trappola per turisti, ma se rimarrete solo in questa zona, potrete almeno godervi i lemuri da vicino che se no vi perdereste. I costi sono comunque minimi e fate girare l'economia locale.

Nosy Tanikely - Come detto è all'interno del parco marino con accesso regolamentato solo diurno, anche qui con una mezz'ora di barca. E' una delle mete più gettonate dall'isola principale per i suoi fondali e le acque cristalline, Potete passarci l'intera giornata col picnic sulla spiaggia, ricco e ben organizzato. Giorno di relax imperdibile soprattutto per chi fa snorkelling (maschere e pinne forniti gratuitamente sull'isola), tartarughe e delfini garantiti, oltre agli squali balena e ai barracuda; di qui passano tra luglio e dicembre anche le megattere di cui si potrà sentire il canto. L'isolotto che non è che una lingua di sabbia con un po' di boscaglia al centro, ha anche un faro e si gira velocemente a piedi.

Tartaruga delle Seychelles

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